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Collana a cura di: Paolo Fabrizio Iacuzzi
Progetto grafico e impaginazione: Enrico Albisetti 
Titolo originale: Markou Antoninou autokratoros ta eis heauton
Introduzione: Martino Menghi Traduzione e note: Luca Civitavecchia www.giunti.it
(c) 2017 Giunti Editore S.p.A.
Via Bolognese 165 - 50139 Firenze - Italia
Piazza Virgilio 4 - 20123 Milano - Italia
Prima edizione digitale: febbraio 2017
ISBN: 9788844049096 




     Martino Menghi presenta in 10 parole chiave Colloqui con s stesso
1 
CONTRADDIZIONE 
2 
CIVILT 
3 
SFIDE 
4 
STOICISMO 
5 
IMMUTABILIT 
6 
ESAME DI COSCIENZA 
7 
ANIMA RAZIONALE 
8 
TRASFORMAZIONE 
9 
IMMAGINI 
10 
TESTIMONIANZA
1 
CONTRADDIZIONE 
  La vita di Marco Aurelio (121-180 d.C.) si articola in due periodi. I primi quarant'anni lo vedono impegnato prima nella sua formazione intellettuale, quindi nel cursus honorum in vista del suo futuro ruolo di princeps. Nipote per parte di madre di Antonino Pio, fu da questi adottato come erede al trono insieme con Lucio Vero (130-169 d.C.) su richiesta di Adriano. Ricevette un'educazione di prim'ordine: ebbe tra i suoi precettori il retore Marco Cornelio Frontone oltre a numerosi filosofi, soprattutto stoici, ricordati nel libro I di Colloqui con s stesso. Ricevuto il titolo di Caesar nel 139, fu console l'anno successivo e poi ancora nel 145. In questa data spos la giovanissima Faustina, figlia di Antonino Pio, dalla quale ebbe numerosi figli, tra cui Annia Lucilla (che and in sposa a Lucio Vero) e Commodo. Nel 146 ottenne la tribunicia potestas e l'imperium proconsulare sulle province imperiali. La crescita delle sue responsabilit politiche e amministrative denota il suo progressivo coinvolgimento nell'esercizio del potere a fianco di Antonino Pio, divenuto imperatore nel 138.
  Quando l'imperatore muore nel 161 d.C. gli succede al trono insieme col fratello adottivo Lucio Vero. Inizia qui il 

secondo periodo della vita di Marco Aurelio, segnato dal continuo coinvolgimento nella difesa dei confini dell'impero, in aperta contraddizione col suo desiderio di pace e un temperamento incline alla meditazione. Una contraddizione sopportata grazie a una fede stoica incrollabile che gli consent, come vedremo pi avanti, di accettare sempre con abnegazione e spirito di servizio tutto ci che una volont superiore, quella del Logos universale e provvidenziale, decretava per lui e per i suoi simili. 
  Gi nel 161 Roma  chiamata a intervenire in Oriente. Volgese III, re dei Parti, invade infatti la Siria e la Cappadocia. Le operazioni vennero affidate a Lucio Vero che in tre anni (162-165) riusc a riconquistare quelle regioni, e a imporre l'egemonia romana sull'Armenia e sul regno mesopotamico di Osroene. Ma in quella campagna si diffonde la peste che miete vittime tra le file dell'esercito. Tornando in Italia, la propaga in diverse regioni del territorio imperiale: ne morir Lucio Vero (169) e questa epidemia continuer a funestare gli anni rimanenti del principato di Marco Aurelio. Approfittando del fronte danubiano sguarnito a causa dell'impegno militare contro i Parti, i popoli germanici dei Quadi e dei Marcomanni, sospinti da movimenti di popolazioni nomadi nelle pianure russe, sfondarono il limes e penetrarono nel territorio romano fino ad Aquileia (Friuli) che posero sotto assedio (166). Le operazioni militari furono condotte inizialmente dai due imperatori, quindi, dopo la morte di Lucio Vero, dal solo Marco Aurelio. Questi ottenne nel 172 il titolo di Germanicus grazie a importanti vittorie sul nemico. Ma gi l'anno successivo si verificarono nuove infiltrazioni da parte di trib iraniche dei Sarmati (stanziatisi nell'odierna Ungheria orientale 
Colloqui Con s stesso
e poi sospinti verso sud da ondate di Unni) e, nel 174, di nuovo da parte dei Quadi. L'integrit dei confini venne temporaneamente ripristinata nel 175 con la vittoria di Marco Aurelio sui Sarmati. Nello stesso anno si verific la rivolta, subito repressa, di Avidio Cassio, governatore della Siria, che si era fatto proclamare imperatore.
  Nel 176 il principe ritorn a Roma dove celebr il suo trionfo sui Germani e i Sarmati. Intanto aveva conferito al figlio Commodo il titolo di imperator coinvolgendolo nella conduzione dell'esercito, che dovette essere nuovamente mobilitato per la difesa dei confini settentrionali. Nel 178 Marco Aurelio e suo figlio portarono le legioni imperiali in varie regioni della Pannonia (parte occidentale dell'odierna Ungheria) e della Germania. Due anni dopo, ammalatosi, probabilmente di peste, Marco Aurelio moriva presso Vindobona (Vienna). 
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CIVILT
  I due periodi in cui si suddivide la vita di Marco Aurelio, imperatore-filosofo, rispecchiano lo stato di salute dell'impero, che da florido diventa rapidamente critico. 
Qualche dato. 
  Con l'ascesa al trono di Cocceio Nerva (96-98), un nobile di sicura fede senatoria, si inaugurava, anche a detta dello storico Tacito, una lunga fase di concordia tra il Senato, le magistrature e il principe, che innescava un processo virtuoso nell'amministrazione dello Stato. 
  Gi il successore Traiano riusciva con opportuni incentivi economici a rilanciare l'agricoltura e a ripopolare le campagne italiche, al doppio scopo di alleggerire la dipendenza di Roma dai prodotti agricoli delle province e di fornire uomini non solo per l'impiego nei campi ma anche da destinare all'esercito. Con lui infatti riprende la politica di conquista, anch'essa essenziale all'economia di Roma, portando il territorio imperiale alla sua massima espansione: viene conquistata la Dacia (l'odierna Romania) con le sue ricche miniere d'oro e, a Oriente, l'Armenia, tradizionalmente vassalla dei Parti, viene trasformata in provincia romana (anche se per pochi anni). Fu solo una rivolta degli Ebrei che imped l'impiego delle legioni romane nella conquista della Mesopotamia, nel cuore del regno partico. 
  Gli successe Adriano che invece, in politica estera, si prefisse l'obiettivo di consolidare i confini dell'impero, rinunciando a ogni altra conquista. L'idea che animava il suo progetto di governo era che l'impero non dovesse pi apparire come l'espressione del dominio di Roma sul mondo, ma come un grande Stato unificato del Mediterraneo in cui ogni popolo, ogni citt godeva di pari diritti. 
  Un paradigma di civilt perfetta, un inveramento in terra di quel Logos provvidenziale che, secondo gli stoici, regge l'universo: al di l del limes si apriva invece il vasto mondo delle barbarie. Rientrano in questo suo ambizioso programma l'opera di abbellimento delle citt, e anche la riproduzione in miniatura di tutte le meraviglie artistiche e architettoniche dell'orbe romano nella sua Villa a Tivoli. E sulle sue tracce si mosse anche il successore Antonino Pio. 
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SFIDE
  Marco Aurelio eredita questo felice stato di cose, ma non appena assume il supremo incarico si trova a fronteggiare continue emergenze che minacciano la tenuta della compagine imperiale, trovandosi di fronte a vere e proprie sfide.
  Per prima cosa, la rinuncia di Adriano (e di Antonino Pio) a compiere nuove conquiste si scontrava con l'esigenza di Roma di approvvigionarsi di schiavi e di metalli preziosi, e di arricchirsi con gli scambi commerciali. Perci, la riconquista della Siria e della Cappadocia e le vittorie ottenute in Armenia e Mesopotamia da Lucio Vero assicurarono l'afflusso nella capitale di grandi ricchezze e di manodopera servile, ma anche il consolidamento e l'apertura di nuove vie commerciali con il Medio e l'Estremo Oriente.
  L'India e la Cina cominciavano ora a rappresentare un interlocutore col mondo romano, tanto che il grande astronomo e geografo alessandrino Tolomeo inseriva nella sua descrizione dell'universo civile questi grandi spazi orientali. D'altra parte, il propagarsi di una delle pesti pi spaventose dell'antichit giunse quasi a dimezzare in un ventennio la popolazione dell'impero, gettando in una grave crisi l'agricoltura per la penuria di lavoratori, innescando carestie e miseria, e rafforzando in questo modo la virulenza dell'epidemia. Contro di essa i medici pi eminenti dell'epoca non sapevano trovare alcun rimedio, e tra questi Galeno, che si limit a descriverla e a evitarne il contagio. La pressione dei popoli barbari ai confini settentrionali si rivel infine un fenomeno difficilmente contrastabile: sospinti verso sud da incessanti ondate di popoli nomadi, come gli Unni, questi nemici esterni imponevano a Roma uno straordinario dispendio di uomini e mezzi per essere ricacciati oltre il limes, ma mai in modo definitivo. 
   in questo clima di profonda incertezza che si diffondono i culti mistici, tra cui il pi organizzato, dopo la diaspora inflitta agli Ebrei (nel 135, sotto Adriano), era quello dei cristiani: essi promettevano la salvezza dell'uomo non in questo mondo ma nell'aldil, e compensavano l'imminenza della morte corporea con la speranza di una vita eterna dell'anima. Ma rappresentavano anche una sfida pericolosa al politeismo tradizionale su cui si fondava in parte il consenso dei sudditi imperiali. Roma, piuttosto tollerante in fatto di religione, doveva intervenire quando era il popolo dei pagani, esasperato dalle continue calamit, a invocare la repressione di questi nuovi culti: si sosteneva infatti che i flagelli che si abbattevano su di tutti erano mandati dagli di della religione ufficiale, offesi per non essere pi venerati dai nuovi fedeli. Fu cos che a Marco Aurelio tocc di ordinare due sanguinose persecuzioni di cristiani nel 167 e nel 177 d. C.
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STOICISMO
  In un contesto cos difficile Marco Aurelio cerc di coniugare il proprio credo filosofico con le sfide che incontr da imperatore. Egli  un rappresentante dello stoicismo romano, anche se le sue responsabilit di governo influirono non poco su alcuni aspetti della dottrina, che si avviava comunque al suo tramonto. 
  Se andiamo alle origini dello stoicismo, infatti, possiamo notare lo scarto che esiste tra i fondatori della scuola e Marco Aurelio per quanto riguarda il rapporto tra il filosofo e il potere. Stando alle testimonianze di cui disponiamo, per Zenone, Cleante e Crisippo (IV-III sec. a.C.) il saggio non ha bisogno dell'autorit dello Stato, n tantomeno deve aspirare al potere: egli infatti  autonomo, ha in s la legge, che gli deriva dal Logos universale di cui la sua anima  un frammento;  quindi in grado di autodeterminarsi considerando come arbitrarie o ingiuste le norme e le convenzioni su cui si regge ogni consorzio civile: tra queste, la propriet privata, l'istituto della schiavit, o il dominio di un popolo su un altro; egli  piuttosto un cosmopolita, poich si sente appartenere a una comunit di saggi rappresentata in ogni parte del mondo. 
  Era questa una risposta al senso di smarrimento del cittadino greco di fronte ai grandi rivolgimenti sociali e politici intervenuti a partire da Alessandro Magno. Con Panezio e Posidonio (II-I sec. a.C.) lo stoicismo comincia invece a dialogare con il potere. Attivi presso i ceti colti e dirigenti romani, sono loro i primi a giustificare il dominio che Roma veniva acquisendo sui popoli del Mediterraneo, presentandolo come la replica in terra della Ragione universale e provvidenziale che regge il tutto. Questa rappresentazione conoscer una larga fortuna fino a caratterizzare, come abbiamo visto, il governo degli Antonini. 
  Un caso a s fu quello di Seneca (4 a.C.-65 d.C.), che cerc di realizzare presso la corte giulio-claudia un principato filosoficamente orientato. Egli svilupp un'istanza fondamentale del primo stoicismo, come la potenziale uguaglianza degli uomini, e la applic a una nuova visione della societ. Questa, per Seneca, doveva essere regolata dal valore della solidariet reciproca, dall'amicitia (nel senso di "dedizione disinteressata") degli uni verso gli altri, convinto com'era che ogni distinzione, ogni potere e privilegio discendesse da una fortuna per sua natura mutevole e non dal valore universale della virt, che appunto riguarda tutti gli uomini. 
  Un altro caso interessante fu quello di Epitteto (ca. 50130 d.C.), che tent di riportare la dottrina stoica al suo rigorismo originario. Convinto dell'impotenza umana di fronte alla necessit, nella sua scuola di Nicopoli in Epiro (Domiziano infatti lo aveva bandito da Roma) educava gli allievi a discernere ci che  in potere dell'uomo (le sue scelte in campo morale) da ci che trascende il suo controllo (la nostra vicenda mortale, le ricchezze, le cariche, la gloria). Decisiva fu la sua influenza su alcune posizioni di Marco Aurelio, come l'impassibilit di fronte agli eventi che ci riguardano, compreso quello della morte.
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IMMUTABILIT
  Di fronte alle continue emergenze del suo regno, Marco Aurelio si affida a una visione dell'esistenza umana improntata all'immutabilit, tenacemente statica e fatalistica, esistenza che peraltro considera effimera e irrilevante ("Presto ti dimenticherai di tutti; presto tutti si dimenticheranno di te", VII, 21) rispetto a quella eterna del cosmo. Questo, sostiene da stoico,  provvidenzialmente ordinato e sostanzialmente immobile in un suo perenne presente. Gli uomini sono connessi da un sistema universale di dipendenza: dal mondo, dal destino, dalla societ, dove ognuno  chiamato a svolgere il proprio dovere rispettandone l'ordinamento, anch'esso immutabile, e accettando, fino all'eroismo, ci che gli  stato assegnato da una volont superiore. "Chi fugge il suo signore" si legge in Colloqui con s stesso " un fuggitivo; ma anche la legge  signora, quindi chi la viola  un fuggitivo. Allo stesso modo anche chi si abbandona al dolore o all'ira o alla paura non vuole che sia accaduta, o che stia accadendo, o che dovesse accadere qualcuna delle cose stabilite da chi governa il tutto, ovverosia la legge, che distribuisce ci che tocca a ciascuno. Quindi, chi ha paura, o soffre, o si adira  un fuggitivo" (X, 25). 
  L'accettazione del proprio destino implica, come si evince dalla metafora del "fuggitivo", anche quella delle divisioni e delle gerarchie sociali, nella convinzione che nessuno possa considerarsi libero nel senso vagheggiato dai primi stoici (e in parte ripreso da Seneca), ma che siamo tutti servi di qualcun altro: lo stesso imperatore, lungi dal cedere alla tentazione del cesarismo (VI, 30), si considera come il primo servitore dell'immensa massa dei suoi sudditi. Non c' deroga a questa logica di servizio n a questa condizione di interdipendenza di ogni rappresentante dell'humanitas, perch, come afferma: "Un ramo staccato dal resto del ramo non pu non essere staccato anche dall'intera pianta. Cos appunto anche un uomo separato da un altro uomo si trova a non esser pi parte dell'intera comunit. Il ramo  per altri a staccarlo, mentre l'uomo si separa dal suo prossimo da s, con l'odio e l'avversione, e non capisce che si  nello stesso tempo tagliato fuori anche dall'intera societ" (XI, 8). 
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ESAME DI COSCIENZA
  Scritti in greco, in omaggio al bilinguismo dei ceti colti e dei dirigenti dell'epoca e alla tradizione filosofica ellenistica, i dodici libri dei Colloqui con s stesso "non furono concepiti n disposti per la pubblicazione, come dimostra senza ombra di dubbio il loro contenuto, privo dei riferimenti indispensabili al lettore esterno e destinato ad assumere piena intelligibilit e rilevanza solo agli occhi dell'autore" (Enrico V. Maltese, Introduzione a Marco Aurelio, in Marco Aurelio, Pensieri, Garzanti, 2016). E a riprova della natura squisitamente privata di quest'opera sta il fatto che, nei secoli successivi al II d.C., nessun autore mostra di conoscerla. 
  Possiamo quindi considerare i Colloqui con s stesso come una raccolta di meditazioni sull'uomo, la sua vita, il suo rapporto con il cosmo, redatte nella forma di "esercizi spirituali" finalizzati all'autoterapia, all'autodisciplina e all'autodidattica del saggio stoico. E in particolare, come la testimonianza di una pratica, anch'essa tipicamente stoica, dell'esame di coscienza quotidiano. Dietro questo aspetto, vi  senz'altro l'esempio di Seneca, che aveva imparato tale esercizio fin da giovane alla scuola dei Sesti; ma vi  anche la lezione di Epitteto, di cui il principe aveva letto e ammirato negli anni della sua formazione l'opera: "Non accogliere il sonno sui delicati occhi"  si legge nelle Diatribe di Epitteto "prima di aver ben riflettuto a ciascuna delle azioni compiute durante la giornata" (Diatribe, III, 10, 2, in Epitteto, Diatribe, Manuale, Frammenti, Rusconi, 1982). 
  L'opera  stata composta in un arco di tempo imprecisabile, successivo comunque all'ascesa al trono. In diverse occasioni Marco Aurelio si definisce "vecchio" o al termine della sua vita (II, 2; II, 6; V, 31; X, 15). Ma vi sono altri dati che ne dilatano lo spazio temporale, e fanno presumibilmente datare l'inizio dell'opera al 168. Nella subscriptio del libro II si legge: "Fra i Quadi, sul Granua [affluente del Danubio, N.d.T.]". Ma dato che l'imperatore affront pi di una volta questo popolo, l'oscillazione rimane notevole: dal 172 al 178 circa. L'inscriptio del libro III, "A Carnunto", ci porta invece agli anni 171-173. Vi  poi il duplice ritratto di Antonino Pio (I, 16; VI, 30) che ha tutto l'aspetto di un omaggio postumo (quindi, successivo al 161), o l'accenno alla scomparsa di Lucio Vero (VIII, 25; 37), avvenuta nel 169. Infine, la menzione della peste (IX, 2) e l'accenno ai Sarmati (X, 10) potrebbero essere collegati a eventi contemporanei, ovvero al contagio portato dalle legioni di Lucio Vero nel 168 e al conferimento a Marco Aurelio del titolo di Sarmaticus dopo la sua vittoria su questo popolo del 175. 
  Un altro problema  il libro I, che si distingue dai successivi per un suo preciso ordine compositivo. Si  pensato che fosse stato scritto per ultimo e poi premesso agli altri, ma non vi sono ragioni sufficienti per confermare questa ipotesi. Si tratta di un bilancio dei debiti spirituali contratti da Marco Aurelio nell'arco della sua vita con diversi personaggi. Si fa menzione dei suoi parenti, dal nonno paterno, Annio Vero, alla madre, Domizia Lucilla, e poi ancora al padre adottivo Antonino Pio.  poi la volta dei protagonisti della sua formazione intellettuale ed etica, maestri e amici. Tra questi, l'insegnante di greco Alessandro di Cotico, il retore Frontone, e diversi filosofi: il platonico Bacchio di Pafo, il peripatetico Claudio Severo, gli stoici Giunio Rustico, Apollonio (di Calcide?), Cinna Catulo, Claudio Massimo, e naturalmente il suo maestro spirituale, Epitteto. Stupisce di non trovare nell'elenco di questi benemeriti il medico e filosofo Galeno di Pergamo, che invece in una sua opera autobiografica ricorda il grande credito, la stima e la fiducia di cui godeva presso l'imperatore (I miei libri, III, 1-6). Il libro si chiude con un ringraziamento agli di per tutti i benefici ricevuti, tra cui l'aver avuto una moglie docile e affettuosa. Dei libri successivi, privi di una struttura e di un contenuto unitario, illustriamo i nuclei tematici pi salienti.
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ANIMA RAZIONALE
  Centrale, nelle meditazioni di Marco Aurelio,  l'analisi della posizione dell'uomo nelle sue molteplici relazioni: di fronte alla realt universale, di fronte a s stesso e agli altri, nel suo rapporto con la divinit, che  espressione della volont del cosmo. Posto al di sopra delle forme di vita pi umili ma al di sotto degli di, l'uomo comunica con entrambi: con il corpo partecipa della natura vegetale e animale, con l'anima (che ha nella ragione, frammento del Logos universale, il suo "principio direttivo") partecipa invece di quella divina.
  Ne deriva una tensione tra l'anima razionale e l'invadenza del corpo, che nel saggio si traduce in una strenua lotta per far trionfare la prima, fino alla morte che  liberazione finale. 
  Tutta l'attenzione del filosofo Marco Aurelio  cos rivolta alla salvaguardia di questo principio direttivo o hegemonikon dell'anima, perch esso  il luogo della ragione e della vita vera, dove si compiono e articolano i rapporti con s stesso e con l'esterno. Cos dichiara: "Le propriet dell'anima: vede s stessa, si articola, fa di s ci che vuole, coglie essa stessa il frutto che porta (ch i frutti delle piante e ci che di simile c' negli animali li colgono altri), raggiunge il suo scopo in qualsiasi momento le si presenti la morte ... Inoltre, percorre col pensiero l'intero cosmo e lo spazio circostante e la sua forma, si estende nel tempo infinito, abbraccia il ciclico rinnovellarsi del tutto, considera e osserva che niente di nuovo vedranno coloro che verranno dopo di noi, n niente di pi hanno visto coloro che sono venuti prima di noi ... Altre propriet dell'anima sono l'amare il prossimo, la verit, il contegno, il non onorare niente pi di s stessa, ci che  proprio anche della legge" (XI, 1). Il passo  ricco di riferimenti a concetti cari all'autore. 
  Si parla dell'eterna vicenda del cosmo che si rigenera periodicamente sempre uguale a s stesso, tanto che le generazioni future non vedranno nulla di nuovo rispetto alla nostra, come del resto  stato per quelle passate. L'affermazione implica che la nostra esistenza, breve o lunga che sia,  un punto nella vita eterna dell'universo, un istantaneo presente, il solo momento in cui possiamo dirci vivi, e l'unica dimensione che perdiamo morendo: "Anche se tu fossi destinato a vivere tremila anni, e altrettante decina di migliaia, tieni comunque presente che nessuno perde altra vita se non quella che vive, n vive altra vita se non quella che perde. Una vita lunghissima giunge, dunque, allo stesso punto di una vita brevissima. Il presente, infatti,  uguale per tutti, ci che perisce  dunque uguale e ci che si perde non sembra cos che un istante. Nessuno potrebbe infatti perdere n il passato n il futuro, giacch, ci che l'uomo non ha, come potrebbe essergli sottratto?" (II, 14). Difficile non avvertire in queste parole l'eco di Seneca e il suo monito a vivere intensamente e secondo virt il nostro presente, l'unica dimensione che ci appartiene, espresso nelle Epistulae morales (1, 91) e nel De brevitate vitae (2, 3). 
  Ma nel passo da cui siamo partiti si fa cenno anche a un'altra prerogativa dell'anima razionale: quella di amare il prossimo. Infatti, poich la ragione del singolo discende dal Logos universale, e tutti ne partecipano in egual misura, ne deriva che gli uomini sono tra loro legati da un vincolo di fratellanza che li dispone alla vita sociale in vista del bene comune. Ma questo bene comune non prevede per Marco Aurelio l'impegno a superare la grande ingiustizia giuridica della schiavit, convinto com' che ci che il destino o la divinit ha assegnato a ciascuno sia giusto (si ricordi la metafora del "fuggitivo"), perch se fosse stato meglio un diverso assetto delle cose gli di lo avrebbero prodotto (XII, 5). In questo ambito Seneca lo aveva decisamente superato, proclamando la potenziale uguaglianza di tutti gli uomini e dunque l'aleatoriet della divisione tra liberi e schiavi (De beneficiis, III, 1828; Epistulae morales, 47).
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TRASFORMAZIONE
  Compito precipuo dell'anima razionale  infine quello di gestire il problema della morte. La ragione, ovvero l'uomo nella sua pi alta accezione, deve capire che la morte  un semplice fenomeno transitorio del suo composto umano, della sua sostanza, da uno stato a un altro stato. Di pi, che essa assicura la conservazione della materia necessaria per costituire gli esseri individuali a venire; la morte, in altre parole,  "l'autentico modo di produzione dell'universo" (Maltese): in questo senso  vita. Scrive Marco Aurelio: "Non disprezzare la morte, ma accettala di buon grado, giacch anch'essa  una delle cose che la natura vuole. Come essere giovani e invecchiare, crescere e giungere a piena maturit, lo spuntare di denti e barba e dei capelli bianchi, fecondare, esser gravide e partorire, e quanti altri processi naturali recano le stagioni della vita, cos  anche lo stesso dissolversi.  dunque dell'uomo dotato di ragionevolezza non assumere verso la morte atteggiamenti n grossolani, n conflittuali, n arroganti, ma attenderla come uno dei tanti processi naturali" (IX, 3). Perch, come si legge in un altro passo: "Sei venuto al mondo come parte. Scomparirai in ci che ti ha generato; o, meglio, sarai riassorbito nella sua ragione seminale per via di mutamento" (IV, 14). E poi ancora: " naturale che tutto si trasformi, muti e perisca, perch altro possa, a sua volta, essere generato" (XII, 21). 
   interessante notare come in questo concetto di trasformazione e conservazione universale si avverta l'eco della lezione materialistica degli epicurei, e in particolare di Lucrezio, sulla aggregazione e disgregazione continua degli atomi nell'universo.
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IMMAGINI
  Il testo di Marco Aurelio si distingue non solo per la profondit dei contenuti, ma anche per il fatto di illuminarli con alcune immagini particolarmente pregnanti. Un accorgimento stilistico dell'autore che risponde alla strategia stoica (ma anche lucreziana) dell'eikasms, del ricorso all'immagine, alla rappresentazione realistica, perch un concetto astratto possa essere pienamente recepito ed entrare a far parte del suo bagaglio intellettuale ed etico; o perch, grazie a questa risorsa, egli riesca a difendersi pi facilmente dalle grandi passioni dell'uomo, come la paura della morte, l'ira o l'odio per i propri simili, l'insofferenza per il proprio destino, la seduzione dei desideri e dei piaceri terreni. In questo senso le immagini "abituano" (ethizein) il soggetto a familiarizzarsi con quanto descrivono (come l'evento della morte) o a conoscere gli effetti negativi di altre passioni (l'ira, l'odio, l'eros) e quindi a proteggersene. Ecco ad esempio la rappresentazione della sua condizione mortale, dove al disprezzo del corpo viene contrapposta come essenziale la salute del "principio direttivo" dell'anima: "Quale che sia questo mio essere, altro non  se non un po' di carne, un po' di soffio vitale e il principio direttivo. Disprezza questo po' di carne:  sangue putrido, un po' di ossa, un sottile reticolo di nervi, venuzze e arterie. Considera poi anche che cosa sia il soffio vitale: vento, e neppure sempre lo stesso, ma di continuo espirato e di nuovo inspirato. Terzo elemento , dunque, il principio direttivo. Lascia perdere i libri, non fartene pi tormentare: non  concesso. Rifletti cos, come se fossi gi in punto di morte: sei vecchio, non lasciare che il tuo principio direttivo sia ancora schiavo, n che si faccia ancora manovrare come una marionetta assecondando l'impulso egoistico, n che sia ancora scontento del destino presente o paventi quello futuro" (II, 2). 
  Ma si osservi ancora questo passo, il cui realismo descrittivo funziona come una potente metafora di tutto ci che appare imperfetto, ostico, difficile, anche nella nostra vicenda esistenziale, e che invece ha una sua intrinseca e sublime coerenza. Si legge: "Conviene osservare anche ci: anche quanto accompagna un fenomeno naturale ha un che di gradevole e attraente. Quando, ad esempio, si cuoce il pane, si formano qua e l delle crepe, e proprio queste crepe, pur essendo in qualche modo contrarie all'arte della panificazione, risultano, nondimeno, in un certo senso, appropriate e stimolano particolarmente l'appetito. Cos pure i fichi, quando sono ben maturi, si spaccano; e nelle olive perfettamente mature proprio quest'essere vicine a marcire conferisce al frutto una bellezza particolare. E, ancora, le spighe che si piegano a terra, lo sguardo fiero del leone, la bava dei cinghiali che cola dalla bocca, e molte altre cose che, lungi dall'esser belle se considerate in s stesse, tuttavia, poich seguono direttamente a fenomeni naturali, concorrono nel conferire a essi bellezza e attrattiva. Sicch, se uno ha sensibilit e intelletto abbastanza profondo per considerare i fenomeni dell'universo, quasi nessuno gli sembrer, anche di quelli avvenuti solo in conseguenza di altri, privo di una qualche piacevolezza" (III, 2). 
  Ma c' ancora un risultato che Marco Aurelio riesce ad ottenere con la strategia dell'eikasms: nella loro delicata lucidit, nel loro sobrio realismo certe immagini sono in grado di liberare il testo da quel senso di cupa meditatio finis che il lettore potrebbe talvolta avvertire. Pochi autori, per intenderci, hanno saputo rappresentarci l'evento stesso della morte in modo cos naturale, o a dischiuderci visioni tanto sublimi del lavoro incessante che si svolge nell'universo.
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TESTIMONIANZA
  Sconosciuto, come si  gi accennato, agli autori dei secoli successivi al II d.C., Colloqui con s stesso fu riscoperto e salvato dal vescovo bizantino Areta nel X secolo. L'editio princeps comparve a Zurigo solo nel 1559 a opera del filologo Guilielmus Xylander e si basava unicamente sul codice Toxitanus (un manoscritto appartenuto all'umanista e poeta Michele Toxita), subito perduto dopo la stampa della prima edizione di Xylander; ne segu un'altra nel 1569 a Basilea, e una terza del 1626 a Lione. 
  Oggi, di fronte alle nostre emergenze planetarie, Colloqui con s stesso di Marco Aurelio, scritto in un contesto altrettanto problematico, mantiene il suo valore di affascinante testimonianza di come queste sfide possano essere affrontate chiedendoci per prima cosa quale sia veramente il posto dell'uomo nel mondo. 
  Ma gi in passato alcuni scrittori e filosofi ne recepirono la lezione. Nonostante alcune evidenti affinit di pensiero con Marco Aurelio, non  per affatto sicuro che un pensatore come Montaigne (1533-1592) ne conoscesse il testo, tanto che nei suo Saggi non lo menziona mai. Di certo, per una questione di date, non lo conosceva Ignazio di Loyola (1491-1556), che ne avrebbe tratto ispirazione nei suoi Esercizi spirituali. Sar comunque ben presente nel pensiero gesuita successivo. 
  Colloqui con s stesso rappresenta invece un punto di riferimento per il neostoicismo moderno:  ben noto al filosofo e umanista Giusto Lipsio (1547-1606), tanto nel Politicorum sive Civilis Doctrinae libri sex (1589) che nel Manducationis ad Stoicam Philosophiam libri tres (1604). La convinzione dell'imperatore-filosofo che tutto ci che  reale  razionale e dunque giusto (III, 2; IV, 10, 1) riecheggia variamente nella Fenomenologia dello spirito di Hegel (1807). La visione disincantata della condizione umana e del suo destino di morte/trasformazione, che attraversa i Colloqui con se stesso, la ritroviamo nella Ginestra (1836) e in diversi passi dello Zibaldone di Leopardi, per quanto proiettata sullo sfondo di un pessimismo cosmico estraneo a Marco Aurelio.  anche una delle letture preferite del mite e fatalista dottor Efimyc, nel celebre racconto di Anton Cechov Corsia n. 6 (1892). 



COLLOQUI  
CON S STESSO  dell'Imperatore  Marco Antonino1



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LIBRO I
1
Dal nonno Vero3 un carattere amabile e non irascibile.
2
Dalla fama e dal ricordo di colui che mi ha generato4 il riserbo e la forza d'animo.
3
Da mia madre5 il sentimento religioso, la generosit e l'astenermi non solo dal fare del male, ma anche dalla sola idea di poterne fare; e, inoltre, una vita semplice e lontana dalle abitudini dei ricchi.

4
Dal mio bisnonno6 il non aver frequentato scuole pubbliche, l'essermi avvalso di buoni precettori domestici e aver capito che per tali occorrenze non si deve badare a spese.
5
Dal mio istitutore7 il non esser diventato n Verde o Azzurro, n Parmulario o Scutario;8 la sopportazione della fatica e il contentarmi di poco; il fare tutto da me e non pensare ai fatti altrui; il non prestare orecchio alle calunnie.
6
Da Diognto9 il disinteresse per le futilit; la diffidenza per le chiacchiere dei ciarlatani e maghi su incantesimi, scongiuri di spiriti maligni e roba del genere; il non assistere ai combattimenti di quaglie10 e non eccitarmi a spettacoli consimili; l'accettare la franchezza di parola; la familiarit 

con la filosofia e l'essere stato discepolo prima di Bacchio, poi di Tandaside e Marciano;11 l'avere scritto dialoghi da fanciullo; l'aver desiderato un lettino e pelle d'animale per coprirmi, e tutto quanto, di simile, appartiene alla condotta di vita greca.12
7
Da Rustico13 l'aver immaginato di aver bisogno di correggere e curare il carattere; il non essermi volto all'emulazione dei sofisti col comporre trattati su problemi astratti, col declamare orazioncine esortative o, per mettermi in mostra, con l'atteggiarmi ad asceta o benefattore; l'aver preso le distanze dalla retorica, dalla poesia e dallo stile ricercato; il non girare per la casa vestito da filosofo, n fare sciocchezze del genere; lo scrivere le lettere con semplicit, come quella scritta da Sinuessa14 a mia madre da lui; l'essere disposto a ritornare sui miei passi e a riconciliarmi con quanti mi hanno fatto infuriare e offeso, appena essi stessi vogliano venire a riappacificarsi; la lettura accurata, senza contentarmi della comprensione sommaria, e il non esser subito d'accordo con i chiacchieroni; l'aver letto le note di Epitteto,15 di cui provvide a fornirmi una copia.
8
Da Apollonio16 la libert morale, il non aver dubbi nel non lasciare niente al caso, il non rivolgermi, neppure per poco, a nient'altro che alla ragione; il restare sempre lo stesso, nei dolori acuti, nella perdita di un figlio, nelle lunghe malattie; l'aver visto chiaramente, in una persona in carne e ossa, come lo stesso uomo pu essere assai teso e assai rilassato; il non perdere la pazienza nelle spiegazioni; l'aver conosciuto un uomo che riteneva certamente come la pi insignificante delle sue doti l'esperienza e l'abilit nel trasmettere i princpi teorici; l'aver imparato come si debbano ricevere i cosiddetti "favori" dagli amici, senza farsene influenzare e senza disdegnarli indelicatamente.
9
Da Sesto17 la benevolenza; l'esempio di una famiglia patriarcale; la concezione del vivere secondo natura; la dignit senza affettazione; il badare agli amici con sollecitudine; la tolleranza verso gli incolti e verso i presuntuosi sprovvisti di vera conoscenza; l'adattarsi bene a tutti, tanto che la sua conversazione era pi dolce di ogni adulazione e la sua persona, d'altro canto, incuteva grandissimo rispetto in quegli stessi che, di volta in volta, erano con lui; lo scoprire e ordinare con chiarezza e metodo i princpi filosofici indispensabili per la vita; il non aver mai dato neppure l'impressione di essere adirato o di provare qualche altro sentimento, ma l'essere allo stesso tempo impassibilissimo e affettuosissimo; il pronunciare parole di lode senza strepito e la vasta cultura senza ostentazione.
10
Da Alessandro, il grammatico,18 il non far rimproveri e il non biasimare in modo ingiurioso quanti si siano lasciati scappare un barbarismo, un solecismo o una sconcordanza, ma pronunciare abilmente quella sola parola che doveva essere usata sotto forma di risposta o di conferma o di comune riflessione sul fatto in s, non sull'espressione verbale, o con qualche altro simile, appropriato intervento incidentale.
11
Da Frontone19 l'aver capito quale sia l'invidia, la scaltrezza e l'ipocrisia dei tiranni, e che generalmente quelli che da noi vengono chiamati patrizi sono, in qualche modo, le persone pi incapaci di affetto.
12
Da Alessandro, il platonico,20 il non affermare spesso e senza necessit, parlando a qualcuno o scrivendolo in una lettera, di non aver tempo libero, ed evitare in questo modo continuamente i doveri che discendono dalle relazioni con quanti vivono con noi, col pretesto degli affari urgenti.
13
Da Catulo21 il non trascurare un amico che ci rimproveri qualcosa, anche se, per caso, ci rimproverasse senza alcuna ragione, ma cercare di ritornare con lui al rapporto abituale; il parlar bene e con entusiasmo dei maestri, come si racconta di Domizio e Atenodoto;22 l'amore sincero per i figli.
14
Da Severo23 l'amore per la famiglia, per la verit, per la giustizia; l'aver conosciuto, grazie a lui, Trasea, Elvidio, Catone, Dione, Bruto;24 l'aver immaginato uno Stato democratico, retto secondo i princpi dell'uguaglianza e della libert di parola, e una monarchia che rispettasse soprattutto la libert dei sudditi. Ancora da lui la costanza e la tenacia nel culto della filosofia; il fare del bene, la grande generosit, l'ottimismo; la fiducia nell'affetto degli amici, l'aperta riprovazione di quanti lo meritassero e il fatto che i suoi amici non dovessero indovinare che cosa volesse o non volesse, tanto ci era chiaro.
15
Da Massimo25 il dominio di s stessi e l'essere tetragoni; la serenit in tutte le circostanze e, in particolare, nelle malattie; la moderazione del carattere, che contemperava mitezza e dignit; il portare a termine i propri propositi senza penare; la fiducia, in lui riposta da tutti, che pensasse ci che diceva e che, ci che faceva, lo facesse senza cattive intenzioni; l'assenza di meraviglia, di terrore, il non essere mai precipitoso, o titubante, o sotto scacco, o abbattuto, o sguaiatamente allegro, o, al contrario, in preda all'ira o al sospetto; il far del bene, il perdonare, il non mentire; il dare l'idea di un uomo retto, piuttosto che forzatamente corretto; il fatto che mai nessuno avrebbe creduto di essere da lui disprezzato, n avrebbe ammesso di sentirsi superiore; l'affabilit ...
in quello stesso anno e una seconda da Galba nel 69, dopo essere rientrato in Italia, per poi venire condannato a morte da Vespasiano; Marco Porcio Catone, stoico anticesariano, si uccise a Utica nel 46 a.C. per non venir meno ai propri valori repubblicani; Dione, amico di Platone, fu oppositore della tirannide di Dionisio di Siracusa; Marco Giunio Bruto guid la congiura contro Giulio Cesare e si suicid a Filippi nel 42 a.C. 
16
Da mio padre26 la mitezza e l'irremovibile perseveranza nelle decisioni prese con ponderazione; l'assenza di vanagloria per quelli che sono considerati onori; l'amore per il lavoro e l'assiduit; la disponibilit a dare ascolto a quanti avessero da contribuire in qualche modo al bene comune; l'imparzialit nel dare a ciascuno secondo i propri meriti; l'abilit nel capire dove ci fosse bisogno di severit e dove, invece, di indulgenza; la proibizione della pederastia; il senso della comunit e il permettere agli amici di non partecipare sempre ai suoi banchetti e di non seguirlo necessariamente nei suoi viaggi, pur facendosi trovare sempre lo stesso da quanti, per qualche necessit, non erano partiti con lui; l'esame scrupoloso e continuo nei consigli ... senza interrompere la ricerca, pago delle pi immediate impressioni; la cura nel mantenere le amicizie, senza mai stufarsene o eccedere in manifestazioni di affetto; l'autosufficienza in ogni occasione e la serenit; la capacit di prevedere da lontano e di regolare tutto per tempo, anche i minimi dettagli, senza vaniloquio; la riduzione delle acclamazioni e di ogni adulazione alla sua persona; il badare sempre ai bisogni dell'impero, amministrare la spesa pubblica e sopportare le critiche su tali questioni; l'assenza di superstizione nel culto degli di e di demagogia, di adulazione e di populismo nel rapporto con gli uomini, improntato alla sobriet in tutto, alla fermezza, alla mancanza di ogni rozzezza o smania per le novit; il sapersi giovare, senza superbia e allo stesso tempo senza esitazione, dei beni che, fra quelli di cui la sorte  stata prodiga, contribuiscono a una vita agiata, cos da fruirne semplicemente quando ci siano e non sentirne la mancanza, se assenti; il fatto che nessuno avrebbe potuto dire che era un sofista o un impostore o un pedante, ma anzi un uomo maturo, completo, insensibile all'adulazione, capace di venire a capo della sua stessa vita e di quella altrui. Inoltre, il desiderio di onorare i veri filosofi, senza biasimare gli altri, da cui pure non si lasciava sedurre; e ancora, l'affabilit e la cortesia non manierata; il prendersi moderatamente cura del proprio corpo, e non come chi  troppo attaccato alla vita, o per ostentazione, o come chi lo trascura, ma cos da ricorrere, per la propria cura di s, il meno possibile a medici, medicine e impiastri; e, soprattutto, il saper cedere il passo senza invidia a quanti avevano acquisito qualche abilit, come, ad esempio, l'oratoria, o quella derivante dallo studio delle leggi o dei costumi o di qualche altra disciplina, e l'aiuto loro offerto, perch ciascuno, nel campo in cui deteneva il primato, conseguisse la giusta fama; faceva tutto secondo le patrie tradizioni, ma in modo tale che non fosse evidente che custodiva le tradizioni patrie. Inoltre, la scarsa attitudine agli spostamenti e all'irrequietezza e la capacit di restare a lungo negli stessi luoghi e nelle stesse occupazioni; il ritornar subito, dopo gli attacchi del suo mal di testa, fresco e vigoroso alle incombenze abituali; il non aver molti segreti, ma pochissimi, rarissimamente e solo in rapporto con la ragion di Stato; l'essere assennato e ben misurato nell'offrire spettacoli, nell'intraprendere opere pubbliche, nelle elargizioni e in attivit simili, essendo ci proprio dell'uomo che bada solo a quanto  suo dovere fare, non alla gloria che pu venirgli da ci che ha fatto. Non faceva il bagno a ore insolite, n aveva la febbre del mattone, n si dava pensiero del cibo, dei tessuti e dei colori delle vesti, della bellezza degli schiavi. La toga di Lorio ... dalla villa che era sotto ... e la maggior parte di ci che era a Lanuvio ...27 Come si comport con l'esattore che a Tuscolo lo pregava ... e ogni comportamento simile. In nessuna situazione scortese o inesorabile o violento, n tale che qualcuno avrebbe potuto dire: "Mi ha fatto sudare!", ma tutte le sue azioni risultavano soppesate una per una, come se tutto fosse fatto con calma, senza confusione, con ordine, con acume e logica interna. Ben gli si adatterebbe quel che si racconta di Socrate: era capace sia di privarsi sia di godere di ci di cui molti per debolezza si privano e a cui per concupiscenza indulgono.28 L'esser forte e, in pi, resistente, ed essere moderato in entrambi i casi  proprio di un uomo che ha un animo equilibrato e invincibile, come Massimo nella sua malattia.
17
Dagli di l'aver avuto buoni nonni, buoni genitori, una buona sorella,29 buoni maestri, buoni famigliari, parenti, amici, quasi ogni persona di mia conoscenza; e il non aver arrecato offesa a nessuno di loro, pur avendo io un tale temperamento, per il quale, se mi si fosse presentata l'occasione, sarei anche potuto trascendere a qualche atto inconsulto, ed  stata la benevolenza degli di se non si  verificato nessun concorso di circostanze tale da farmi venire allo scoperto. Il non essere stato per troppo tempo allevato presso la concubina del nonno, l'aver conservato l'innocenza, il non esser divenuto uomo prima del tempo e averne, inoltre, anche rimandato il momento. L'essere stato sotto un sovrano e padre che mi avrebbe portato via ogni sentimento di superbia e mi avrebbe fatto capire che  possibile, pur vivendo a corte, non aver bisogno n di guardie del corpo n di vesti sontuose, n di candelabri e statue e altri lussi del genere, ma che  possibile ridursi molto vicino allo stato di privato cittadino, senza per questo sentirsi indegni e noncuranti dei doveri che un sovrano deve assolvere nell'interesse dello Stato. L'aver avuto un fratello30 tale, capace, da un lato, di incitarmi col suo carattere a prendermi cura di me stesso, dall'altro anche di allietarmi, nello stesso tempo, col suo rispetto e amore; il non essermi nati figli inetti o fisicamente menomati. Il non aver fatto ulteriori progressi nella retorica, nella poesia e in altre discipline, in cui forse sarei rimasto irretito, se in esse mi fossi accorto di procedere a vele spiegate. L'aver per tempo elevato i miei educatori alle cariche alle quali mi sembravano aspirare e non averne rimandato il momento con la speranza che, poich erano ancora giovani, avrei potuto farlo in seguito. L'aver conosciuto Apollonio, Rustico, Massimo. L'aver immaginato, spesso e chiaramente, che vita sia quella vissuta secondo natura, cos che, per quanto concerne gli di, i loro influssi, aiuti e ispirazioni, non c'era nulla che mi impedisse di vivere subito secondo natura, e ne sono ancora lontano solo per colpa mia e perch non osservo gli ammonimenti, gli insegnamenti, per cos dire, degli di; l'aver, il mio corpo, resistito cos a lungo in questo genere di vita; il non aver toccato n Benedetta n Teodoto,31 ma anche in seguito, caduto vittima della passione amorosa, l'esserne guarito; pur adirato spesso con Rustico, il non esser mai andato cos oltre da dovermene poi pentire; l'aver, mia madre, pur destinata a morire giovane, abitato tuttavia con me nei suoi ultimi anni. Il non essermi mai sentito dire, ogniqualvolta ho voluto soccorrere un povero o un qualsiasi altro bisognoso, che non avevo i soldi per farlo, e il non aver io stesso avuto bisogno di aiuto da altri; l'essere, mia moglie, cos docile, cos affettuosa, cos semplice;32 l'aver avuto un buon numero di precettori adatti per i miei figli. L'essermi stati suggeriti in sogno dei rimedi, in particolare per l'emottsi e le vertigini, e la risposta dell'oracolo a Gaeta; il non essermi imbattuto in un sofista quando mi prese il desiderio della filosofia, n l'essermene stato in disparte ad analizzare componimenti letterari o sillogismi o a occuparmi di fenomeni celesti. Tutti questi beni, infatti, "hanno bisogno dell'aiuto degli di e della fortuna".

LIBRO II 
Fra i Quadi, sul Granua33
1
Dal mattino comincia a dire a te stesso: mi capiter d'incontrare un curioso, un ingrato, un prepotente, un imbroglione, un invidioso, un asociale. Tutti questi vizi derivano dalla loro ignoranza del bene e del male. Ma io, che ho osservato che la natura del bene  bella, e quella del male brutta, e che la stessa natura di chi sbaglia  quella di un mio parente, non per lo stesso sangue o seme, ma in quanto compartecipe di una mente e particella divina, non posso subire un danno da nessuno di loro, ch nessuno mi far cadere in brutture, n posso adirarmi con chi mi  parente, o odiarlo. Siamo nati infatti per collaborare, come i piedi, le mani, le palpebre, le file dei denti superiori e inferiori.  dunque contro natura contrastarsi reciprocamente; e irritarsi e detestarsi significa contrastarsi.
2
Quale che sia questo mio essere, altro non  se non un po' di carne, un po' di soffio vitale e il principio direttivo. Disprezza questo po' di carne:  sangue putrido, un po' di ossa, un sottile reticolo di nervi, venuzze e arterie. Considera poi anche che cosa sia il soffio vitale: vento, e neppure sempre lo stesso, ma di continuo espirato e di nuovo inspirato. Terzo elemento , dunque, il principio direttivo.34Lascia perdere i libri, non fartene pi tormentare: non  concesso. Rifletti cos, come se fossi gi in punto di morte: sei vecchio, non lasciare che il tuo principio direttivo sia ancora schiavo, n che si faccia ancora manovrare come una marionetta assecondando l'impulso egoistico, n che sia ancora scontento del destino presente o paventi quello futuro.
3
Le opere degli di sono pregne di provvidenza, quelle della sorte sono non sprovviste di un ordine naturale, o contessute e intrecciate con le opere governate dalla provvidenza. Da l tutto fluisce; vi si aggiungono, inoltre, l'ineluttabile e ci che conviene all'intero cosmo, di cui sei parte. Ma per ogni parte della natura  bene ci che la natura dell'universo produce e ci che pu preservarla. E preservano il cosmo, come le trasformazioni degli elementi, cos quelle dei loro composti. Queste nozioni ti bastino: siano sempre convinzioni filosofiche. Scaccia la sete dei libri, perch tu abbia a morire non borbottando, ma veramente sereno e dal profondo del cuore grato agli di.
4
Ricordati da quanto tempo vai procrastinando tutto questo, e quante volte, pur avendo ottenuto dilazioni dagli di, non ne hai approfittato. Bisogna che tu comprenda una volta per tutte di quale cosmo sei parte e di quale rettore del cosmo sei stato emanazione, e che risulta per te prestabilito un limite di tempo che, se non l'avrai impiegato per la tua serenit, svanir, e svanirai anche tu, e non ci sar un'altra possibilit.
5
Ogni istante abbi cura di compiere con fermezza, da romano e da maschio, quel che stai facendo con attenta ... con autentica dignit, con affetto, con libert e giustizia, e di concederti una tregua da tutte le altre preoccupazioni. E riuscirai a concedertela, se compirai ciascuna azione come se fosse l'ultima della tua vita, alieno da ogni avventatezza e deviazione emotiva dal buonsenso, da ogni ipocrisia, amor proprio e malcontento per ci che  stato assegnato dal destino. Vedi come siano poche le regole; e, se si padroneggiano, si pu vivere una vita prospera e pia, ch anche gli di non chiederanno niente di pi a chi le osserva.
6
Disonrati, disonrati, anima mia! E di onorarti non avrai pi tempo: dura un istante la vita di ognuno di noi, e tu hai quasi del tutto consumato la tua non a rispettare te stessa, ma a riporre nelle anime altrui la tua felicit.
7
Ti distraggono gli eventi esterni? Ritagliati un po' di tempo per imparare ancora qualcosa di buono e smettila di girovagare. Ma  tempo che tu ti guardi anche da un altro motivo di distrazione, ch commettono sciocchezze anche con le loro azioni quanti sono stanchi della vita e non hanno uno scopo a cui indirizzare ogni slancio e, una volta per tutte, ogni pensiero.
8
Non  facile vedere uno infelice perch non considera ci che avviene nell'anima altrui;  invece inevitabile che siano infelici coloro i quali non prestano attenzione ai moti della propria anima.
9
Bisogna sempre tenere presente tutto ci: qual  la natura universale e quale la mia; in che rapporto  questa con quella; quale specie di parte  di quale specie del tutto; che nessuno pu impedirti di fare e dire sempre quanto  secondo la natura, di cui sei parte.
10
Da vero filosofo Teofrasto,35 nel raffronto delle colpe, afferma, come pi comunemente si farebbe, che le colpe commesse per concupiscenza sono pi gravi di quelle commesse per ira. L'adirato, infatti, evidentemente con un qualche dolore e segreto rammarico si rivolta contro la ragione, mentre chi si rende colpevole per concupiscenza, vinto dal piacere,  evidentemente come pi intemperante e rammollito nelle colpe. Rettamente dunque, e in modo degno di un filosofo, ha affermato che la colpa commessa con piacere  da ritenersi pi grave di quella commessa con dolore. Insomma, l'uno assomiglia piuttosto a persona offesa per prima e che con dolore  costretta ad adirarsi, mentre l'altro di sua spontanea volont si  dato all'ingiustizia, spingendosi a far qualcosa per concupiscenza.
11
Come se ti fosse gi possibile uscir di vita, cos devi fare, dire, pensare ogni cosa. Ma la dipartita dagli uomini, se esistono gli di, non  cosa terribile, ch non ti travolgerebbero nel male. Se poi non esistono o non si interessano delle vicende umane, che senso avrebbe per me vivere in un cosmo senza di, senza provvidenza? Ma esistono, si interessano delle vicende umane e, perch l'uomo non cadesse in quelli che sono i veri mali, tutto hanno rimesso in suo potere; e se, fra tutto ci che resta, vi fosse qualche male, avrebbero provveduto perch dipendesse da ciascuno non cadervi. Ma ci che non rende peggiore l'uomo, come potrebbe rendere peggiore la vita dell'uomo? N per ignoranza n perch, pur sapendo, non potesse prevenire o correggere queste cose, la natura universale le avrebbe trascurate, n avrebbe commesso, vuoi per impotenza, vuoi per incapacit, un cos grande errore, per cui beni e mali toccassero alla rinfusa a buoni e malvagi. Certo, morte e vita, fama e oscurit, dolore e piacere, ricchezza e povert sono, tutte, cose che toccano allo stesso modo ai buoni e ai malvagi, pur non essendo n belle n brutte. Non sono, dunque, n beni n mali.
12
Come rapidamente tutto svanisce! Nel mondo persino i corpi, nel tempo il loro ricordo! Che cosa siano tutte le cose sensibili e, soprattutto, quelle che adescano col piacere, fanno paura col dolore, sono fatte rimbombare dalla vanit; come siano vili, spregevoli, sordide, corruttibili, morte!  proprio della facolt intellettiva considerare tutto ci. E ancora: che cosa siano costoro, le cui opinioni e voci dispensano la fama e l'oscurit; che cosa sia il morire, e che, se lo si considera in s e per s e si separano, con la capacit del pensiero, tutte le idee che al morire sono associate, non lo si riterr nient'altro che un fatto naturale. Ma, se si teme un fatto naturale, si  dei bambini! Questo, poi, a dire il vero, non  solo un fatto naturale, ma anche una cosa utile alla natura. Si deve anche considerare come l'uomo venga a contatto con Dio, con quale parte di s e in che stato sia allora questa parte dell'uomo.
13
Non c' niente di pi infelice di chi gira intorno a ogni cosa e indaga "ci che  sotterra",36 e cerca di penetrare per congettura i segreti dell'anima del prossimo, non rendendosi conto che sarebbe sufficiente rivolgersi solo al proprio demone interiore e sinceramente onorarlo. E onorarlo significa serbarlo puro da passione, sconsideratezza e malcontento per tutto ci che proviene dagli di e dagli uomini. Ci che infatti proviene dagli di  degno di venerazione per la loro virt, mentre ci che proviene dagli uomini ci  caro per la parentela fra uomo e uomo, bench talvolta desti in noi in qualche modo sentimenti di compassione per l'ignoranza del bene e del male: cecit, questa, non minore di quella che preclude la possibilit di distinguere bianco e nero.
14
Anche se tu fossi destinato a vivere tremila anni, e altrettante decina di migliaia, tieni comunque presente che nessuno perde altra vita se non quella che vive, n vive altra vita se non quella che perde. Una vita lunghissima giunge, dunque, allo stesso punto di una vita brevissima. Il presente, infatti,  uguale per tutti, ci che perisce  dunque uguale e ci che si perde non sembra cos che un istante. Nessuno potrebbe infatti perdere n il passato n il futuro, giacch, ci che l'uomo non ha, come potrebbe essergli sottratto? Bisogna dunque sempre tenere presenti queste due cose: la prima  che fin dall'eternit tutte le cose hanno lo stesso aspetto e un divenire ciclico, e non fa differenza vedere le stesse cose per cento, duecento anni o per un tempo infinito; la seconda  che sia chi muore vecchissimo sia chi muore giovanissimo perde la stessa cosa: solo il presente , infatti, ci di cui si pu essere privati, poich solo questo si possiede, e ci che non si possiede non lo si pu perdere.
15
"Tutto  opinione": sono chiare le parole che si riferiscono al cinico Monimo,37 chiara anche l'utilit del detto, per chi ne sappia cogliere la sostanza, nella misura in cui corrisponde al vero.
16
L'anima dell'uomo si disonora, in primo luogo, quando diventa, per quanto sta in lei, come un ascesso e tumore del mondo. Infatti non saper sopportare un evento  un ritrarsi dalla natura, nella quale sono a loro volta contenute le singole nature di tutti gli esseri. In secondo luogo, quando detesta un uomo o agisce contro di lui per nuocergli, come l'anima dell'iracondo. In terzo luogo, si disonora quando si fa vincere da piacere o dolore. In quarto luogo, quando  ipocrita e agisce o parla in modo falso e insincero. In quinto luogo, quando non indirizza a nessuno scopo una sua azione o impulso, ma agisce a caso e sconsideratamente, quando anche le nostre pi piccole azioni dovrebbero esser compiute riferendole al loro fine; e il fine degli animali razionali  l'obbedire alla ragione e alla legge della citt e del governo pi degno di rispetto.38
17
Della vita umana la durata  un attimo, la sua essenza fluida, la percezione indistinta, il corpo tutto intero facile a corrompersi, l'anima una trottola, la sorte difficile a decifrarsi, la fama incerta. Per dirla in breve: tutto ci che riguarda il corpo  un fiume; tutto ci che riguarda l'anima, sogno e vanit; la vita, guerra e visita di uno straniero; la fama presso i posteri, oblio. Che cosa, dunque, pu farci da guida sicura? Una sola e unica cosa: la filosofia. E questa consiste nel serbare indenne da offesa e danno il demone interiore, superiore a ogni piacere e dolore, incapace di agire a caso o con falsit e ipocrisia, affrancato dal bisogno che altri faccia o non faccia qualcosa; in grado, inoltre, di accettare eventi e fatti assegnati dalla sorte come provenienti da dove egli stesso  venuto; e, soprattutto, capace di attendere sereno la morte, come fosse nient'altro che una dissoluzione degli elementi di cui ciascun animale  composto. E, se proprio per questi elementi non c' niente di terribile nel trasformarsi incessantemente l'uno nell'altro, perch si dovrebbe temere la loro totale trasformazione e distruzione? Ci avviene infatti secondo natura; e niente di ci che avviene secondo natura  un male.

LIBRO III 
A Carnunto39
1
Non solo su questo bisogna riflettere, ovverosia che la vita si consuma di giorno in giorno e che ne resta una parte sempre pi piccola, ma anche sul fatto che, se si vivesse pi a lungo,  incerto se l'intelletto avr, anche in seguito, sempre la stessa forza per comprendere la realt e per dedicarsi all'indagine filosofica che mira all'esperienza delle cose divine e umane. Se infatti si inizier a delirare, il respiro, la nutrizione, l'immaginazione, l'istinto e quant'altro c' di simile non verranno a mancare; ma l'esser padroni di s stessi, compiere esattamente l'insieme dei propri doveri, analizzare minuziosamente ogni fenomeno, considerare la stessa possibilit di dover gi uscire di vita e quanto di simile necessita di un raziocinio perfettamente esercitato, tutto ci si spegne molto prima. Conviene dunque affrettarsi, non solo perch la morte  sempre pi vicina, ma anche perch la visione della realt e la sua comprensione cessano prima.
2
Conviene osservare anche ci: anche quanto accompagna un fenomeno naturale ha un che di gradevole e attraente. Quando, ad esempio, si cuoce il pane, si formano qua e l delle crepe, e proprio queste crepe, pur essendo in qualche modo contrarie all'arte della panificazione, risultano, nondimeno, in un certo senso, appropriate e stimolano particolarmente l'appetito. Cos pure i fichi, quando sono ben maturi, si spaccano; e nelle olive perfettamente mature proprio quest'essere vicine a marcire conferisce al frutto una bellezza particolare. E, ancora, le spighe che si piegano a terra, lo sguardo fiero del leone, la bava dei cinghiali che cola dalla bocca, e molte altre cose che, lungi dall'esser belle se considerate in s stesse, tuttavia, poich seguono direttamente a fenomeni naturali, concorrono nel conferire a essi bellezza e attrattiva. Sicch, se uno ha sensibilit e intelletto abbastanza profondo per considerare i fenomeni dell'universo, quasi nessuno gli sembrer, anche di quelli avvenuti solo in conseguenza di altri, privo di una qualche piacevolezza. Questi guarder le fauci realmente spalancate delle belve con piacere non minore che per le loro imitazioni di pittori e scultori; con i suoi occhi pieni di saggezza riuscir a vedere in una vecchia o in un vecchio la bellezza degli ultimi giorni ... e nei fanciulli la grazia dei lineamenti. E molte altre cose simili avr la fortuna di vedere, che non per tutti hanno fascino, ma solo per chi ha davvero grande familiarit con la natura e le sue opere.
3
Ippocrate,40 pur avendo curato molte malattie, s'ammal anche lui e mor. I Caldei41 a molti predissero la morte, ma il fato colp anche loro. Alessandro, Pompeo e Gaio Cesare,42 che pure tante volte rasero al suolo intere citt e in battaglia trucidarono decine di migliaia di cavalieri e fanti, un bel giorno uscirono di vita anche loro. Eraclito,43dopo essersi tanto occupato, nello studio della natura, della conflagrazione del mondo, divenuto idropico, si spalm di letame e mor. Democrito44 lo uccisero i pidocchi, Socrate pidocchi di altro genere.45 E allora? Ti sei imbarcato, hai navigato, sei approdato: sbarca. Se andrai verso un'altra vita, nessun luogo  privo di di, neppure l; se non avrai pi alcuna sensazione, avrai finito di sopportare dolori e piaceri e di servire a codesto involucro tanto inferiore quanto superiore  il suo servo: l'uno, infatti,  mente e demone, l'altro terra e putridume.
4
Non consumare la parte di vita che ti resta pensando ai fatti altrui, a meno che ci non abbia a che fare, in qualche modo, col bene comune. Perch, infatti, ti privi della possibilit di compiere qualche altra azione ... cio immaginando che cosa faccia il tale e per quale motivo, e che cosa dica, che cosa abbia in mente, che cosa stia tramando, e quant'altro di simile ti fanno deviare dalla cura del tuo principio direttivo. Bisogna dunque cercare di evitare, nella tessitura dei pensieri, ci che  casuale e futile e, soprattutto, la curiosit e la malignit, e abituarsi a pensare solo a quelle cose che, se all'improvviso qualcuno chiedesse: "A che cosa stai pensando ora?", tu gli risponderesti subito con franchezza: "A questo, a quello"; cos che da ci risulti subito chiaro che tutto in te  semplicit e benevolenza, e proprio di un animale sociale e che disdegna del tutto immagini di piacere o di godimento, di rivalit o di invidia e di sospetto, o di qualsiasi altra passione per la quale si arrossirebbe ad ammettere di averla concepita. Ch certo un uomo simile, che non rimanda ad altro momento il tempo di essere nel novero dei migliori,  come un sacerdote e ministro degli di, poich si avvale anche di ci che  radicato in lui e rende l'uomo incontaminabile ai piaceri, invulnerabile a ogni dolore, inattingibile a ogni offesa, insensibile a ogni malvagit, atleta in quella gara difficilissima che consiste nel non farsi buttar gi da nessuna passione, imbevuto di giustizia nel profondo, pronto ad accettare con tutta l'anima tutto ci che gli succede e che la sorte gli assegna, ben di rado, e non senza un ben fondato motivo di pubblica utilit, disposto a immaginare che cosa mai l'altro dica, faccia o pensi. Non ha infatti che le sue sole facolt per l'azione ... e pensa incessantemente a ci che il destino ha filato per lui; e quelle fa s che siano belle, questo  convinto che sia buono. La sorte assegnata a ciascuno, infatti, con ciascuno si trascina via e ciascuno trascina via con s. Tiene presente, inoltre, che ogni essere razionale  suo parente, e che prendersi cura di tutti gli uomini  secondo la natura dell'uomo; e che non all'opinione di tutti si deve dare importanza, bens solo a quella di quanti vivono in accordo con la natura. E, quelli che cos non vivono, tiene sempre presente che razza di individui siano in casa e fuori di casa, di notte e di giorno, che razza di individui siano e con che razza di individui si mescolino. Non tiene perci in nessun conto la lode da parte di tali individui, i quali, a dire il vero, non sono soddisfatti neanche di s stessi.
5
Non agire contro la tua volont, n egoisticamente, n senza attento esame, n trascinato da motivi opposti; troppa finezza non imbelletti il tuo pensiero; non essere troppo loquace, n troppo affaccendato. Ancora: il dio che  in te sia il protettore di un uomo maschio, degno di rispetto per gli anni, cittadino, romano, imperatore, che occupa il suo posto di combattimento come farebbe uno che aspetta il segnale della ritirata dalla vita, sempre pronto, senza che abbia bisogno di giuramento n di nessun testimone. Siano in te serenit e mancanza di bisogno dell'aiuto esterno e della tranquillit che offrono gli altri. Bisogna stare in piedi, non essere sorretti.
6
Se scopri nella vita umana qualcosa di migliore della giustizia, della verit, della temperanza, del coraggio, insomma del bastare a s stesso del tuo pensiero per ci che ti fa compiere secondo la retta ragione e per ci che ti  assegnato dal destino senza possibilit di scelta; se di queste cose, dico, scorgi qualcosa di migliore, volgiti a ci con tutta l'anima e godi di questa tua ottima scoperta. Se, invece, niente ti sembra migliore del demone che abita in te, che sottomette a s i tuoi istinti, esamina attentamente i tuoi pensieri, si sottrae, come diceva Socrate,46 alle seduzioni dei sensi, si sottomette agli di e si prende cura degli uomini; se trovi che tutto il resto sia di ci pi insignificante e vile, non dare spazio a nient'altro, ch, una volta che ti ci sarai sbilanciato e piegato, non potrai pi senza impedimenti onorare in sommo grado quel bene che solo ti appartiene ed  tuo. Non conviene, infatti, che a quel bene razionale e politico si contrapponga alcunch di altro genere, come, ad esempio, la lode da parte della massa, o le cariche pubbliche, o il godimento dei piaceri: tutte cose, queste, che, se anche per un po' sembrano adatte per noi, all'improvviso per prendono il sopravvento e ci travolgono. Ma tu, dico io, scegli semplicemente e in piena libert il meglio, e a esso attieniti. "Ma il meglio  l'utile!" Se  utile a te in quanto essere razionale, allora tienilo stretto; se invece  utile a te in quanto animale, allora dimostralo e senza arroganza mantieni il tuo giudizio. Bada solo a fare questa indagine senza vacillare.
7
Non tenere mai in conto come cosa utile per te stesso ci che ti costringer un giorno a violare la fede, abbandonare il contegno, odiare, sospettare, maledire, simulare, desiderare qualcosa che muri e tende dovrebbero coprire. Chi ha infatti scelto la sua mente e il suo demone, e il culto dovuto alla potenza di questo, non fa scenate, non geme, non sentir il bisogno n di solitudine n di calca; e, cosa ben pi importante, non vivr n cercando n fuggendo alcunch, e non gli importer affatto se per lungo o breve tempo si avvarr dell'anima contenuta nel suo corpo. Anche se fosse gi il momento della sua dipartita, se ne andrebbe cos spedito come compirebbe qualsiasi altra delle azioni che si possono compiere con contegno e decoro, attento per tutta la vita solo a non rivolgere il suo pensiero ad alcunch di inappropriato per un animale razionale e sociale.
8
Nei pensieri dell'uomo corretto e puro non troverai niente di infetto e di contaminato, o di purulento e insieme coperto da cicatrice. L'ora fatale non coglie incompiuta la sua vita, come si direbbe dell'attore tragico che esce di scena prima che il dramma sia finito e che egli l'abbia recitato fino in fondo. N vi troverai traccia di servilismo o affettazione, di attaccamento o distacco eccessivi, di colpa o agguato.
9
Rispetta la facolt di giudizio. Dipende interamente da questa che non si formi pi nel tuo principio direttivo giudizio contrario alla natura e alla condizione di animale razionale. Questa garantisce cautela, la relazione naturale con gli uomini e l'accordo con gli di.
10
Butta via, quindi, tutto il resto e serba soltanto queste poche cose. Ricorda, inoltre, che ciascuno vive solo quest'istante che  presente; il resto  vita gi vissuta o incerto avvenire. Piccolo  quindi il tempo che ciascuno vive, piccolo l'angolino di terra dove vive, piccola anche la pi grande fama presso i posteri, ch questa  affidata alla successione di omiciattoli destinati a morire ben presto, che non conoscono n s stessi n, tanto meno, chi  morto da moltissimo tempo.
11
Ai princpi gi esposti se ne aggiunga ancora uno: fornire sempre la definizione o descrizione dell'oggetto che cade sotto i nostri occhi, s da poterlo vedere qual  nella sostanza, in s e per s, tutto intero e separatamente in tutte le sue parti; e dire a s stessi il suo nome particolare e i nomi di quegli elementi di cui  costituito e in cui si dissolver. Niente infatti pu cos elevare l'animo come il poter sottoporre a indagine con metodo e verit ciascuno degli oggetti che ci capita di vedere nella vita e osservarlo sempre s da considerare insieme a quale ordine appartenga, quale utilit offra e quale valore abbia rispetto al tutto e quale rispetto all'uomo, che  cittadino della citt pi eccelsa, al cui confronto tutte le altre sono come case. E che cosa sia, di che cosa sia costituito, per quanto tempo sia destinato a durare questo oggetto che produce in me quest'immagine e a quali caratteristiche esso debba rispondere (ad esempio: mitezza, coraggio, verit, fiducia, schiettezza, indipendenza, etc.). Perci di ciascun oggetto si deve dire: questo proviene da Dio, quello dall'unione fortuita, dalla trama ordita dal destino, da una tale coincidenza e sorte; quest'altro da un uomo che  della mia stessa specie, un parente, un compagno, che tuttavia ignora che cosa sia per lui secondo natura. Ma non lo ignoro io; per questo sono con lui, secondo la legge naturale della comunit, benevolo e giusto, e nello stesso tempo, per le cose indifferenti,47miro al valore di ciascuna.
12
Se compirai l'azione presente seguendo la retta ragione, con cura, con vigore, con benevolenza, e non ti concederai nessuna distrazione, ma serberai il tuo demone costantemente puro, come se dovessi ormai gi restituirlo; se a questo tu ti applicherai, senza nulla aspettare o fuggire, ma contentandoti dell'azione presente secondo natura e della verit degna di un eroe in ci che dici ed esprimi, vivrai felice. E non c' nessuno che possa impedirlo.
13
Come i medici tengono sempre a portata di mano gli strumenti e i ferri per gli interventi urgenti, cos tu tieni pronti i princpi filosofici necessari per la conoscenza delle cose divine e umane, e per compiere tutte le azioni, anche le pi piccole, sempre memore della loro reciproca connessione. Infatti non riuscirai a far bene niente di ci che  umano, se non lo avrai riferito alla realt divina, e viceversa.
14
Non andar pi errando. Non devi leggere n i tuoi commentariucci n le gesta degli antichi Romani e Greci e gli estratti dalle loro opere, che ti eri messo da parte per la vecchiaia. Affrettati pertanto verso la meta e, lasciate da parte le vane speranze, vieni in soccorso di te stesso, se di te stesso un po' t'importa, finch  possibile.
15
Non sanno quanti significati abbiano rubare, seminare, comprare, riposare, vedere il da farsi, che non  possibile vedere con gli occhi, ma con un altro genere di vista.
16
Corpo, anima, intelletto: del corpo le sensazioni, dell'anima gli impulsi, dell'intelletto i princpi filosofici. Ricevere impressioni dalle immagini  anche delle bestie; farsi muovere dagli istinti come una marionetta  delle bestie, degli invertiti, di un Falaride, di un Nerone.48 Avere come guida l'intelletto per ci che sembra essere il nostro dovere  anche di chi non crede negli di, di chi abbandona la patria, di chi  capace di qualsiasi cosa appena abbia chiuso le porte di casa. Se dunque comune alle categorie predette  tutto ci, resta che  proprio dell'uomo buono amare e accettare ci che capita e che la sorte ha filato per lui, non macchiare il demone che abita nel suo petto, n turbarlo con una sfilza di immagini, ma serbarlo propizio, sottomesso con decoro a Dio, incapace di dire parola contraria alla verit o di agire contro la giustizia. E se tutti gli uomini mettono in dubbio che egli viva con semplicit, contegno e gioia, non si sdegna per niente di tutto ci, n devia dal cammino che conduce alla meta della vita, alla quale si deve arrivare puri, tranquilli, spediti, in piena e spontanea armonia col proprio destino.
LIBRO IV
1
Il principio che ci domina interiormente, quando sia secondo natura, si erge cos davanti agli eventi, da poter sempre facilmente mutarsi in ci che  possibile e concesso. Non predilige, infatti, nessuna materia prestabilita, ma, sia pur con riserva49, va dritto ai suoi propositi, comportandosi con la materia che gli si offre come il fuoco quando s'impadronisca di ci che gli cade sopra e da cui un piccolo lume sarebbe spento; la vivida fiamma, invece, fa suo ci che le si butta dentro, lo divora e proprio cos si leva pi alta.
2
Non compiere nessuna azione a caso, n in altro modo che non sia secondo la regola che rende compiuta l'arte.

3
Alcuni cercano luoghi dove ritirarsi in campagna, al mare, sui monti, e anche tu sei solito desiderare fortemente tali cose. Ma tutto questo  pura idiozia, quando ti  possibile, in qualsiasi momento tu lo voglia, ritirarti in te stesso. In nessun luogo, infatti, n pi tranquillo n pi calmo che nella sua stessa anima pu ritirarsi un uomo, e soprattutto chi ha dentro di s princpi tali che, a contemplarli, si sente del tutto a suo agio. E per agio intendo nient'altro che ordine interiore. Continuamente, dunque, concediti questo ritiro e rinnovati. Brevi ed elementari siano per le tue riflessioni che, appena ti si presenteranno, basteranno a cancellare ogni dolore e a rimandarti, riappacificato con te stesso, alle occupazioni a cui ritorni. Per quale motivo, infatti, non dovrai essere in pace con te stesso? Per la malvagit umana? Rifletti su questi pensieri: gli animali razionali sono nati l'uno per l'altro; la tolleranza  parte della giustizia; gli uomini sbagliano contro la loro stessa volont; quanti, dopo essersi reciprocamente trattati da nemici, sospettati, combattuti, giacciono distesi, sono ridotti in cenere! Dopo aver riflettuto su tutto ci, calmati una buona volta! Non sarai in pace con te stesso anche per ci che ti  stato assegnato dalla natura universale? Riprendi in considerazione il famoso dilemma "o provvidenza o atomi" e le prove con cui  stato dimostrato che il cosmo  come una citt. Ti tanger ancora ci che ha a che a fare col corpo? Pensa che l'intelletto, una volta che si riprenda e riconosca la propria potenza, non si mescola con i moti placidi o impetuosi del soffio vitale; pensa, del resto, anche a quanto hai sentito dire sul dolore e il piacere e a cui hai acconsentito. Ti distrarr la gloriuccia? Volgi lo sguardo alla rapidit con cui cala l'oblio su tutte le cose, all'abisso del tempo, infinito prima e dopo, alla vanit della fama, alla mutevolezza e sconsideratezza di chi sembra applaudirti, all'angustia dello spazio in cui la gloria  circoscritta. Tutta la terra  un punto. E, di questa, quanto grande  quell'angolino che abiti? E qui quanti e di che genere sono coloro che ti loderanno? Ricordati dunque di ritirarti in questo tuo campicello e, soprattutto, non affannarti, n strapazzarti, ma sii libero e considera le cose da maschio, da uomo, da cittadino, da animale mortale. E fra i princpi a tua pi stretta disposizione, su cui dovrai riflettere, vi siano questi due: primo, che la realt non tocca l'anima, ma ne resta fuori immobile, mentre i turbamenti derivano dalla sola nostra opinione interiore; secondo, che tutto ci che vedi muter in un batter d'occhio e non esister pi. Pensa continuamente a quanti mutamenti ti sei trovato gi ad assistere di persona! "Il cosmo  cambiamento, la vita opinione."50
4
Se l'intelletto  comune a noi tutti, comune  anche la ragione, in virt della quale siamo razionali. Se cos , anche la ragione che stabilisce che cosa si debba o non debba fare  comune; se cos , anche la legge  comune; se cos , siamo cittadini; se cos , partecipiamo di una forma di governo; se cos , il cosmo  come una citt. Infatti, di quale altra comune forma di governo si dir che partecipa tutto il genere umano? Da dove se non da qui, da questa citt comune, derivano lo stesso intelletto, la ragione, la legge? Come, infatti, la parte terrena che  in me mi  stato assegnata dalla terra, quella umida da un altro elemento, il soffio vitale da una certa fonte, la parte calda e ignea da un'altra particolare (ch nulla viene dal nulla, come pure non ritorna nel nulla), cos appunto anche l'intelletto proviene da qualche parte.
5
La morte  un mistero della natura tale quale la nascita: combinazione e dissoluzione degli stessi elementi. Non  affatto cosa di cui uno dovrebbe vergognarsi, ch non  contraria alla condizione di animale razionale, n al principio della sua costituzione.
6
 giocoforza che queste azioni siano cos compiute da uomini del genere; e chi non ammette ci, pretende che il fico non abbia il suo lattice. Ricordati solo di questo, che entro pochissimo tempo sia tu sia costui sarete morti e, dopo un po', di voi non rester nemmeno il nome.
7
Togli l'opinione ed  tolto anche il "sono stato offeso"; togli il "sono stato offeso" ed  tolta l'offesa.
8
Ci che non rende l'uomo peggiore di quanto sia, questo non rende peggiore neppure la sua vita e nemmeno lo danneggia, n fuori n dentro.
9
La natura dell'utile si trova costretta a far ci.
10
"Tutto ci che accade, accade giustamente." Se rifletterai attentamente, troverai che  vero. Non intendo dire solo secondo un criterio di conseguenza, ma anche secondo giustizia e come se qualcuno distribuisse secondo i meriti. Rifletti dunque come hai iniziato, e, qualsiasi cosa tu faccia, falla cos, a patto d'essere una persona perbene, proprio nel significato della parola "uomo perbene". In ogni azione osserva questa regola.
11
Non farti un'opinione delle cose tale quale  il giudizio del prepotente o come egli vuole che tu le giudichi, ma vedile in s stesse, come veramente sono.
12
Bisogna sempre esser pronti per queste due cose: prima, fare soltanto ci che la regola dell'arte del re e del legislatore ti suggerisce a vantaggio dell'umanit; seconda, cambiare idea, se ti si presenti qualcuno capace di correggerti e di farti abbandonare una certa opinione. Ma quest'abbandono di un'opinione deve muovere sempre da qualcosa di credibile, come la giustizia o l'interesse comune, e tali solo devono essere i moventi, non perch esso ti sia parso piacevole o motivo di gloria.
13
"Hai la ragione?" "S." "Perch allora non la usi? E, se assolve la sua funzione, che cos'altro vuoi?"
14
Sei venuto al mondo come parte. Scomparirai in ci che ti ha generato; o, meglio, sarai riassorbito nella sua ragione seminale51 per via di mutamento.
15
Molti minuscoli grani di incenso sullo stesso altare: l'uno vi  caduto prima, l'altro poi; ma non fa differenza.
16
Entro dieci giorni sembrerai un dio a quegli stessi a cui ora sembri una bestia o una scimmia, se ritornerai ai princpi e al culto della ragione.
17
Non vivere come se dovessi vivere diecimila anni. Il fato incombe. Finch vivi, finch  possibile, diventa un uomo perbene.
18
Quanto tempo libero guadagna chi non stia a guardare che cosa abbia detto o fatto o pensato il suo prossimo, ma guardi invece solo a ci che egli stesso fa, perch le sue azioni siano giuste, sante e adeguate alla natura di chi  buono ... Non bisogna guardarsi intorno per trovare anime nere, ma correr dritti al traguardo, senza sbandare.
19
Colui che smania per la fama presso i posteri non immagina che ciascuno di quelli che si ricordano di lui ben presto, a sua volta, morir; e cos pure chi gli sia succeduto, finch, procedendo attraverso vite che si accendono e si spengono, non si sia estinto tutto il ricordo. Supponi poi anche che siano immortali coloro che di te si ricorderanno e immortale il ricordo. Che importanza ha questo per te? E non intendo dire per chi  gi morto; ma, per chi  ancora vivo, che importanza ha la lode, se non perch ti varr qualcosa? ...
20
Tutto ci che , e in qualsiasi modo, bello  bello di per s e termina in s, non avendo la lode come parte di s: l'oggetto lodato non diventa perci n peggiore n migliore. Dico questo anche di ci che pi comunemente si dice bello, come, ad esempio, cose materiali e opere d'arte; certo, ci che  realmente bello di che cosa ha bisogno? Di niente di pi di quanto hanno bisogno la legge, la verit, il contegno. Quale di queste cose  bella perch viene lodata, o, se biasimata, si sciupa? Un piccolo smeraldo diventa meno bello se non lo si loda? E l'oro, l'avorio, la porpora, una lira, un pugnalino, un fiorellino, un arboscello?
21
Se le anime continuano a esistere, come pu l'aria contenerle tutte fin dall'eternit? Come pu, d'altra parte, la terra contenere i corpi di quanti vi sono sepolti da cos tanto tempo? Come sulla terra, dopo una certa permanenza, la loro trasformazione e dissoluzione lasciano il posto ad altri cadaveri, cos le anime che sono passate nell'aria, dopo esservi rimaste per qualche tempo, si trasformano, si dissolvono e divampano, riassorbite nella ragione seminale dell'universo, e in questo modo danno spazio a quelle che sopraggiungono. Cos si potrebbe rispondere nell'ipotesi che le anime sopravvivano. Bisogna per non solo considerare la gran quantit di corpi cos sepolti, ma anche quella degli animali divorati ogni giorno da noi e dagli altri animali. Quanti, infatti, se ne consumano e sono, per cos dire, sepolti nei corpi di quelli che se ne cibano! E tuttavia questo spazio li contiene in virt del loro farsi sangue, del loro trasformarsi in aria o fuoco. Qual  il criterio per stabilire, a tal proposito, la verit? La distinzione fra materia e causa.
22
Non divagare, ma in ogni impulso compi ci che  giusto e in ogni pensiero serba la facolt percettiva.
23
Tutto ci che  in armonia con te, o cosmo,  in armonia con me; niente di ci che per te arriva al momento opportuno  per me prematuro o tardivo. Tutto ci che producono le tue stagioni, o natura,  per me frutto: da te tutto, in te tutto, a te tutto. Dice un poeta: "O citt cara a Cecrope".52 Non dirai tu: "O citt cara a Zeus"?
24
"Fa' poche cose" dice qualcuno "se intendi esser contento."53Non sarebbe meglio fare il necessario e quanto suggerisce, e come lo suggerisce, la ragione dell'animale sociale per natura? Questo, infatti, apporta non solo la contentezza derivante dall'agire bene, ma anche quella derivante dal far poche cose. Ch, se si eliminasse la maggior parte delle parole e azioni non necessarie, si sarebbe pi tranquilli e imperturbati. Perci bisogna a ogni pi sospinto ricordarsi di chiedersi: "Ma questa non  forse cosa non necessaria?". E bisogna eliminare non solo le azioni, ma anche i pensieri non necessari: cos, infatti, a essi non seguiranno nemmeno azioni superflue.
25
Prova come ti riesce anche la vita dell'uomo perbene, che si contenta di ci che gli  stato assegnato dalla natura universale ed  soddisfatto che la propria azione sia giusta e benevola la propria disposizione d'animo.
26
Hai visto quello, guarda anche questo. Non turbarti, sii semplice. Uno commette una colpa?  contro s stesso che la commette. Ti  successo qualcosa? Bene; tutto ci che ti succede ti era stato fin dall'inizio assegnato e filato dal destino. Alla fin fine, la vita  breve: bisogna approfittare del presente con senno e giustizia. Sii sobrio anche quando ti lasci andare.
27
O un cosmo ben conformato o un gran miscuglio, ma pur sempre un ordine. O forse credi che un ordine possa essere in te e nel cosmo disordine? Credi cos, pur essendo tutte le cose ben distinte, effuse e in stretta interrelazione?
28
Un'anima nera, un carattere effeminato, un carattere aspro, feroce, bestiale, infantile, indolente, falso, parassita, fraudolento, tirannico.
29
Se  straniero nel mondo chi ignora le cose che sono in esso, non  meno straniero chi ignora le cose che in esso accadono. Fuggitivo  chi fugge la razionale convivenza civile; cieco, chi chiude gli occhi della mente; mendco, chi ha bisogno dell'altro e non ha in s tutte le cose utili alla vita; ascesso del mondo, chi si stacca e si separa dalla ragione della natura comune, dispiacendogli ci che gli capita, ma ci  prodotto dalla stessa natura che ha prodotto te; scheggia di citt, chi stacca a mo' di scheggia la propria anima da quella degli animali razionali, che  una sola.
30
Questo fa il filosofo senza tunica, quello senza libro. Quest'altro, seminudo. "Non ho pane," dice "eppure resto fedele alla ragione." Quanto a me, ho il cibo della scienza, eppure non le resto fedele.
31
Ama l'articina che hai imparato, e di questa contentati. Trascorri il resto della vita come chi ha affidato con tutta l'anima tutte le sue cose agli di, senza renderti mai n tiranno n schiavo di nessun uomo.
32
Ripensa, ad esempio, ai tempi di Vespasiano.54 Vedrai sempre le stesse cose: uomini che si sposano, allevano figli, si ammalano, muoiono, fanno guerre, festeggiano, commerciano, lavorano la terra, adulano, fanno gli arroganti, sospettano, tendono insidie, si augurano la morte di qualcuno, si lagnano del presente, fanno l'amore, accumulano ricchezze, anelano a consolati, a regni. Eppure, questa loro vita non  pi in nessun luogo. Passa ai tempi di Traiano:55di nuovo tutte le stesse cose; e anche quella vita si  spenta. Allo stesso modo considera anche le descrizioni di tutte le altre epoche e nazioni e vedi quanti, dopo tanti travagli, sono caduti di l a poco e si sono dissolti negli elementi. Ma soprattutto devi considerare quelli che tu stesso hai visto affannarsi invano, trascurare di fare ci che era nella loro natura e di attenervisi fermamente, contentandosene.  qui necessario ricordare che anche la cura riservata a ciascuna azione ha il suo proprio valore e la sua giusta corrispondenza: cos, infatti, non ti scoraggerai, se non ti occuperai pi di quanto convenga di cose di minor conto.
33
Le parole un tempo comuni sono ora arcaismi; cos anche i nomi di uomini un tempo assai famosi sono, per cos dire, arcaismi: Camillo, Cesone, Voleso, Dentato;56 poco dopo, anche Scipione e Catone;57 quindi, Augusto, poi Adriano e Antonino.58 Tutto, infatti, rapidamente svanisce e diventa leggendario; tutto rapidamente seppellisce l'oblio assoluto. E dico questo a proposito di coloro che brillarono in modo, per cos dire, straordinario, ch tutti gli altri, appena esalato l'ultimo respiro, sono subito divenuti "sconosciuti, ignoti".59 Ma che cos', poi, alla fin fine, l'eternit del ricordo? Assoluta vanit. Che cos', dunque, ci di cui bisogna darsi pensiero? Solo questo: pensiero giusto, azioni a vantaggio della comunit, parole mai menzognere, animo disposto ad accettare tutto ci che accade come necessario, come ovvio, come proveniente da un tale principio e fonte.
34
Abbandonati spontaneamente a Cloto,60 lasciando che fili il tuo destino con qualsivoglia evento.
35
Tutto  effimero, sia chi ricorda sia chi  ricordato.
36
Osserva incessantemente come ogni cosa nasca per via di trasformazione, e abituati a pensare che la natura universale niente ama tanto quanto trasformare le cose esistenti e crearne delle nuove, simili. Tutto ci che esiste, infatti, , in un certo qual modo, seme di ci che da esso stesso nascer. Ma gli unici semi che tu riesci a immaginare sono quelli che si gettano in terra o nell'utero. E questo  troppo rozzo.
37
Presto sarai morto, e ancora non sei n semplice n imperturbabile, n immune dal sospetto di esser danneggiato dalle cose esterne, n benevolo con tutti n disposto a porre la saggezza nel solo agire con giustizia.
38
Scruta i loro princpi direttivi, e vedi quali cose fuggano e perseguano i saggi.
39
Il tuo male non sta nell'altrui principio direttivo, e neppure in qualche cambiamento e alterazione di ci che ti circonda. Dove, dunque? L dov', in te, quella facolt con cui concepisci opinioni sui mali. Non ne concepisca, dunque, e tutto andr bene. Anche se ci che le  pi vicino, il tuo misero corpo, fosse fatto a pezzi, fosse bruciato, marcisse, imputridisse, resti nondimeno tranquilla la parte di te che su tutto ci concepisce opinioni; giudichi, cio, che non  un male n un bene ci che pu succedere indifferentemente a un uomo malvagio e a uno onesto. Ci che, infatti, succede indifferentemente a chi vive contro natura e a chi vive secondo natura, questo non  n secondo natura n contro natura.
40
Pensa costantemente al cosmo come a un unico essere vivente, che ha una sola sostanza e una sola anima; come tutto sia distribuito perch questo abbia una sola sensazione; come compia tutto sotto un unico impulso; come tutto sia causa comune di tutto ci che  prodotto; quale sia l'intreccio e la connessione.
41
Sei una piccola anima che porta un cadavere, come diceva 
Epitteto.61
42
Non  un male che le cose siano soggette a trasformazione, come non  un bene che derivino da trasformazione.
43
Il tempo  come un fiume di eventi e un torrente impetuoso: appena ogni cosa  comparsa, subito  stata portata via, e un'altra che sar portata verr portata via.
44
Tutto ci che succede  cos usuale e ovvio come la rosa a primavera e la frutta d'estate. Di tal genere sono anche la malattia, la morte, la calunnia, l'insidia e tutto quanto allieta o rattrista gli stolti.
45
Ci che segue  sempre intimamente collegato con ci che l'ha preceduto. Non si tratta, infatti, di una sorta di enumerazione di fatti indipendenti e che ha solo la necessit come collante, ma di una connessione ben dotata di una logica; e come gli esseri sono armonicamente coordinati, cos gli eventi fanno intravvedere non una mera successione, ma una mirabile intima affinit.
46
Bisogna ricordarsi sempre del detto di Eraclito: " morte della terra il divenire acqua, morte dell'acqua il divenire aria, morte dell'aria il divenire fuoco, e viceversa". Bisogna ricordarsi anche di colui che dimentica dove meni la via; che "gli uomini soprattutto con ci con cui hanno continuamente a che fare", e cio la ragione che governa l'universo, "sono in contrasto"; che "ci in cui quotidiamente s'imbattono sembra loro estraneo"; che "non si deve agire e parlare come se si dormisse, ch anche quando dormiamo ci sembra di agire e parlare"; che "non bisogna comportarsi come figli al seguito dei genitori",62 e cio semplicemente secondo la tradizione.
47
Come, se un dio ti avesse detto che saresti morto all'indomani o, tutt'al pi, fra due giorni, non terresti in pi gran conto il morire dopodomani piuttosto che domani, a meno che tu non fossi estremamente vile (quanto grande , infatti, quest'intervallo?), cos non credere che sia una gran cosa dover morire fra molti anni piuttosto che domani.
48
Pensa continuamente a quanti medici sono morti, che spesso aggrottarono le ciglia sugli ammalati; quanti astrologi, che predissero agli altri la morte, come fosse gran cosa; quanti filosofi, che discettarono innumerevoli volte di morte o di immortalit; quanti prodi, che uccisero molti uomini; quanti tiranni, che con terribile arroganza esercitarono il proprio potere di vita o di morte, come se fossero immortali; quante citt sono morte, per cos dire, tutte intere: Elice, Pompei, Ercolano63 e innumerevoli altre. Va' col pensiero a quanti hai conosciuto, uno dopo l'altro: questo, dopo aver dato sepoltura a quello, si  ritrovato steso a terra, quest'altro ha dato sepoltura a lui, e tutto in breve tempo. Insomma, bisogna considerare sempre le cose umane effimere e vili: ieri, un po' di moccio; domani, mummia o cenere. Questo breve istante del tempo a tua disposizione trascorrilo secondo natura e terminalo sereno, come cadrebbe al suolo, matura, un'oliva, benedicendo la terra che l'ha prodotta e ringraziando l'albero che l'ha generata.
49
Sii simile a un promontorio contro il quale incessantemente si infrangono le onde: sta l immobile e intorno gli si infrange il ribollire dell'acqua. "Me infelice, poich mi  successo questo!" Anzi, felice, poich, pur essendomi successo questo, tiro dritto senza affanni, non stroncato dal presente, n pauroso dell'avvenire. Questa sventura, infatti, sarebbe potuta succedere a chiunque, ma non chiunque, davanti a essa, avrebbe tirato dritto senza affanni. Perch, dunque, sarebbe quella una sfortuna piuttosto che questa una fortuna? Chiami, insomma, sfortuna per l'uomo ci che non  un insuccesso della natura dell'uomo? Ti sembra essere un insuccesso della natura dell'uomo ci che non va contro il volere della sua natura? E allora? Conosci questo volere. Forse che, dunque, quel che ti  successo ti impedisce di essere giusto, magnanimo, saggio, prudente, riflessivo, sincero, riservato, libero, e dotato di tutte le altre qualit in presenza delle quali la natura dell'uomo ha raggiunto ci che le  proprio? Ricordati, pertanto, in ogni circostanza dolorosa di ricorrere a questo principio: questa non  una disgrazia, anzi  una fortuna il sopportarla coraggiosamente.
50
Un aiuto dozzinale, s, ma comunque efficace per disprezzare la morte  il ripensare a coloro che sono rimasti tenacemente attaccati alla vita. Quale il loro vantaggio rispetto a chi  morto prematuramente? Giacciono, certo, ormai Cediciano, Fabio, Giuliano, Lepido64 o altri simili, che hanno accompagnato molti alla tomba e, alla loro volta, vi furono poi accompagnati. Insomma, breve spazio di tempo  la vita, e in mezzo a quanti eventi, con quali uomini e in quale misero corpo si esaurisce! Non considerarla quindi granch! Guarda l'abisso del tempo dietro di te, e davanti a te l'altro infinito. In che cosa differisce uno che viva tre giorni da un altro che viva ancor pi del Gerenio?65
51
Corri sempre sulla via pi breve: la pi breve  quella secondo natura. S da dire e fare ogni cosa nel modo pi sensato, ch un tale proposito affranca da affanni, esitazione, da ogni noia e ostentazione.
LIBRO V
1
Al mattino, quando sei riluttante ad alzarti, ti venga subito in mente: "Mi alzo per assolvere il mio dovere di uomo. Ancora dunque mi lamento, se vado a fare ci per cui sono nato e ci per cui sono venuto al mondo? O per questo sono fatto, per riscaldarmi fra le coperte?". "Ma  pi piacevole!" "Sei nato allora per il piacere, insomma per provare sensazioni, non per agire? Non vedi le pianticelle, i passerotti, le formiche, le api come assolvano il proprio dovere, come contribuiscano singolarmente all'ordine universale? Ma tu non vuoi assolvere il tuo dovere di uomo; non corri verso ci che  secondo la tua natura." "Ma bisogna anche riposare!" Certo, lo dico anch'io. E la natura ha posto una misura anche per questo, come l'ha anche posta per il mangiare e il bere; eppure, tu travalichi la misura, travalichi ci che ti  strettamente necessario, ma non nell'agire, dove ti mantieni nei limiti del possibile. Non ti ami infatti, ch, altrimenti, ameresti anche la tua natura e il suo volere. Altri, amando il loro mestiere, si sfiniscono nelle proprie attivit senza nemmeno lavarsi e senza mangiare; tu, invece, stimi la tua natura meno di quanto stimi l'arte del cesello il cesellatore, la danza il danzatore, i soldi l'avaro o la gloria il vanitoso. Ma questi, 

quando facciano qualcosa con passione, non vogliono n mangiare n dormire piuttosto che non accrescere ci per cui si distinguono; a te, invece, le opere di pubblica utilit appaiono pi insignificanti e degne di minor cura.
2
Com' facile respingere e cancellare ogni pensiero molesto e inappropriato ed essere subito in calma perfetta!
3
Giudicati degno di ogni parola e azione secondo natura, e non ti convinca il biasimo o il chiacchiericcio che ti provenga conseguentemente da qualcuno, ma, se  bene aver fatto o detto qualcosa, non reputartene indegno. Quelli hanno il proprio principio direttivo e si affidano al proprio impulso; tu non badarci, ma tira dritto seguendo la natura, quella tua propria e quella comune: di entrambe una sola  la via.
4
Procedo attraverso le vie secondo natura, finch, cadendo, avr requie, esalando l'ultimo respiro in quest'aria da cui ogni giorno traggo il respiro, cadendo su questa terra da cui mio padre raccolse quel po' di seme, mia madre un po' di sangue, la mia nutrice un po' di latte; terra dalla quale per tanti anni, ogni giorno, traggo cibo e bevanda; terra che sopporta me che la calpesto e che in tanti modi ne abuso.
5
Non sanno ammirare il tuo acume. D'accordo; ma ci sono molte altre qualit per le quali non puoi dire: "Non sono cos per natura". Esibisci dunque quelle che dipendono tutte da te: sincerit, dignit, resistenza, indifferenza al piacere, accettazione della sorte, frugalit, benevolenza, libert, semplicit, seriet, magnanimit. Non ti accorgi di quante qualit potresti gi esibire, per le quali non  possibile accampare il pretesto dell'incapacit naturale e dell'inadeguatezza, e alle quali tuttavia resti ancora volontariamente al di sotto? Forse che sei costretto per incapacit naturale a lamentarti, a esser tirchio, ad adulare, ad accusare la miseria fisica, a blandire, a esser vanitoso, ad avere l'animo inquieto? No, per gli di; avresti anzi potuto liberarti da tutto ci gi da tempo e lasciarti accusare, se proprio dovevi, solo per essere un po' troppo lento e di ingegno piuttosto tardo. Ma in questo devi esercitarti, senza trascurare la cosa o compiacerti dell'indolenza.
6
Questo, quando abbia fatto un favore a qualcuno,  subito pronto anche a metterglielo in conto. Quello, non  cos pronto a farlo, ma in cuor suo lo considera pur sempre un debitore e sa ci che ha fatto per lui. Quest'altro, poi, neppure sa, per cos dire, ci che ha fatto, ma  simile alla vite che ha prodotto il grappolo senza chiedere nient'altro, una volta portato il proprio frutto; al cavallo che ha corso; al cane che si  messo sulle pste della selvaggina; all'ape che ha fatto il miele; all'uomo che ha fatto del bene e non lo sa, e passa a farne dell'altro, come passa la vite a produrre di nuovo il grappolo nella sua stagione. Bisogna dunque far parte di quelli che, per cos dire, senza rendersene conto fanno del bene. "S. Ma proprio di questo dobbiamo renderci conto:  proprio dell'uomo che vive in una comunit rendersi conto di operare per la comunit e, per Zeus, volere che un altro membro della comunit se ne renda conto." " vero ci che dici, ma travisi ci che io dico ora; per questo sarai uno di quelli che ho poco fa menzionato: anch'essi, infatti, si fanno traviare da una qualche verosimiglianza logica. Ma se vorrai capire il significato di ci che dico, non temere di trascurare per questo qualche azione nell'interesse della comunit."
7
Preghiera degli Ateniesi: "Fa' piovere, fa' piovere, / diletto Zeus, su per i campi / e su per i prati degli Ateniesi". O non si deve pregare, o lo si deve fare cos, con semplicit e franchezza.
8
Come si suol dire: "Asclepio66 ha ordinato a costui di andare a cavallo, o di fare un bagno freddo, o di camminare scalzo", cos si dice anche: "La natura universale ha ordinato a costui una malattia o una mutilazione o una perdita o qualcos'altro del genere". Nella prima frase "ha ordinato" significa qualcosa del genere: ha ordinato a costui questo in quanto adatto alla sua salute; nella seconda: ci che accade a ciascuno gli  stato, per cos dire, ordinato in quanto adatto al suo destino. Cos anche diciamo che gli eventi si adattano a noi, come i muratori dicono che le pietre squadrate si adattano ai muri o alle piramidi, combaciando l'una con l'altra in una certa disposizione. L'armonia , insomma, una sola; e, come l'universo risulta un solo e tale corpo dall'insieme di tutti i corpi, cos anche un solo e tale destino risulta dall'insieme di tutte le cause. D'altra parte, capiscono ci che intendo dire anche i perfetti profani, giacch dicono: "Il destino gli ha mandato questo". Dunque, questo  stato mandato per lui, gli  stato ordinato: accettiamolo allora come ci che ordina Asclepio. Fra quei rimedi molti sono senz'altro non piacevoli, eppure li accettiamo con la speranza di guarire. Qualcosa del genere ti sembri, come la tua salute, il perfetto compimento di ci che la natura comune ha stabilito, e accetta cos ogni evento, anche se fosse non poco spiacevole, poich esso tende alla salute del cosmo e al successo e alla prosperit di Zeus. Il destino non manderebbe questo a un uomo, se ci non giovasse al tutto; n, d'altra parte, la natura, quale che essa sia, produce qualcosa che non sia adatto a ci che da essa  governato. Per due ragioni bisogna perci che tu sia contento di ci che ti succede: prima, perch  capitato a te, a te  stato ordinato, ha in qualche modo a che fare con te, filato da superiori venerandissime cause; seconda, perch ci che accade privatamente a ciascuno,  causa del successo, della perfezione e, per Zeus, della stessa permanenza di ci che governa il tutto. L'integrit del tutto  infatti mutilata, se spezzi il pur minimo elemento nell'intima connessione e continuit tanto delle sue parti, quanto appunto delle sue cause; e s che la spezzi, per quanto sta in te, quando sei malcontento, e, per cos dire, la distruggi.
9
Non ti prenda il disgusto di te, non abbatterti n scoraggiarti se non frequentemente ti riesce di compiere ogni azione secondo retti princpi, ma, per quanto sconfitto, torna indietro sui tuoi passi e ritieniti soddisfatto se gran parte di ci che fai  abbastanza degno di un uomo. Ama ci a cui fai ritorno, e non tornare alla filosofia come a un pedagogo, ma come chi ha male agli occhi ricorre alla spugnetta e all'uovo, come un altro ricorre a un cataplasma, a una lozione. Cos dimostrerai che non  impossibile obbedire alla ragione, anzi in essa ti acquieterai. Ricorda inoltre che la filosofia vuole solo ci che vuole la tua natura; volevi tu altro, che non  secondo natura. Che cos', infatti, pi dolce di tutto ci? Non per questo il piacere ci trae in errore? Considera allora se non siano pi dolci la magnanimit, la libert, la semplicit, l'indulgenza, la piet. Che cos' pi dolce, allora, della saggezza stessa, quando consideri la sicurezza e l'agio apportati in ogni situazione dalla facolt di comprendere e conoscere?
10
Le cose sono, per cos dire, avvolte in un velo tale che a non pochi filosofi, e certo non dozzinali, risultano essere del tutto incomprensibili; agli stessi Stoici, d'altra parte, risultano di difficile comprensione. Ogni nostro assenso  mutevole. Dov', infatti, l'uomo che non cambia idea? Considera poi anche gli oggetti, quanto siano effimeri, vili, tali da venire in possesso di un invertito, o di una prostituta, o di un delinquente. Passa inoltre a considerare le abitudini di quelli che vivono con te, il pi amabile dei quali  a stento sopportabile, per non dire che a stento si sopporta s stessi. In tale caligine e sozzura, in un cos gran fluire della sostanza, del tempo, del movimento e di ci che si muove, nemmeno riesco a pensare che cosa mai possa essere oggetto di stima o comunque di interesse. Bisogna per contro consolarsi e aspettare la dissoluzione naturale, e non affliggersi se tarda a venire, ma trovar pace in queste due riflessioni: prima, non mi succeder niente che non sia secondo la natura universale; seconda, che mi  possibile non far niente contro il mio dio e demone: non c' nessuno, infatti, che mi costringer a recargli offesa.
11
"Per quale fine adesso sto usando la mia anima?" In ogni circostanza poniti questa domanda e chiediti: "Che cosa c' adesso in questa parte di me che chiamano principio direttivo? Di chi adesso ho l'anima? Forse di un bambino? Di un ragazzo? Di una femminuccia? Di un tiranno? Di un somaro? Di una belva?".
12
Anche cos potresti comprendere di che genere siano quelli che ai pi sembrano essere beni. Se infatti si considerassero come beni realmente esistenti, ad esempio, la saggezza, la temperanza, la giustizia, il coraggio, se si fosse gi pensato a questi, non si potrebbe pi sentir dire: "Con tutti questi beni...",67 ch l'espressione non parrebbe adatta. Ma se si penser a quelli che ai pi sembrano beni, allora si ascolter e si accetter facilmente, come detta a proposito, la sentenza del poeta comico. Cos anche i pi immaginano la differenza: non biasimerebbero, infatti, e respingerebbero come indegna quella sentenza, ma, se riferita alla ricchezza e agli agi della mollezza e della gloria, la accetterebbero come argutamente e ben detta. Continua dunque a chiederti se valga la pena stimare e concepire come beni quelli che, pensati come tali, porterebbero poi alla conclusione che il loro possessore, con tutta quell'abbondanza, "non ha pi dove cacare".68
13
Sono costituito di un principio causale e di un principio materiale, e nessuno dei due si dissolver nel nulla, cos come dal nulla non  venuto. Quindi ogni parte di me per via di trasformazione sar riportata in qualche parte del cosmo e questa, a sua volta, si trasformer in un'altra parte, e cos all'infinito. Per via di una tale trasformazione sono venuto al mondo anch'io e i miei genitori, e si risale a un altro infinito. Nulla impedisce infatti di parlare cos, anche se il cosmo fosse regolato secondo periodi finiti.
14
La ragione e l'arte del ragionamento sono facolt sufficienti a s stesse e alle loro operazioni. Partono da un loro proprio principio, procedono verso il fine proposto; per questo tali operazioni sono dette "azioni rette", a voler significare la via retta che seguono.
15
L'uomo non deve considerare sua nessuna di quelle cose che non si addicono a lui in quanto uomo. Non sono esigenze dell'uomo, n le promette la natura umana, n a essa conferiscono perfezione. Non in esse  dunque riposto il fine dell'uomo, n il compimento del suo fine, ovverosia il bene. Inoltre, se qualcuna di queste si addicesse all'uomo, non si addirebbe disprezzarle e combatterle, n sarebbe da lodare chi si mostrasse di esse non bisognoso, n sarebbe buono chi si risparmiasse in qualcuna di queste, se fossero effettivamente dei beni. Ora invece, quanto pi un uomo sopporta di privarsi di queste o di altre cose consimili o di esserne privato, tanto pi  perbene.
16
Quali i pensieri che spesso concepisci, tale sar la tua mente: l'anima infatti si impregna dei suoi pensieri. Impregnala dunque di continuo di pensieri del genere: dove  possibile vivere, l  anche possibile vivere bene; ma  possibile vivere a corte, dunque  possibile anche vivere bene a corte. E ancora: ciascuno  al mondo per ci per cui  venuto al mondo; ci per cui  venuto al mondo  ci a cui  portato; ci a cui  portato  il suo fine; dove  il suo fine, l sono anche l'utile e il bene di ciascuno; il bene dell'animale razionale  la comunit. Siamo nati per la comunit, da tempo  stato dimostrato. O forse non potrebbe esser chiaro che gli esseri inferiori sono nati per i superiori, mentre quelli superiori sono nati l'uno per l'altro? Gli esseri animati sono superiori a quelli inanimati e, fra gli animati, quelli razionali sono del tutto superiori.
17
 da folli inseguire l'impossibile; ma  impossibile che i malvagi non facciano cose del genere.
18
Non succede niente a nessuno che per natura non sia tale da sopportarlo. A un altro succedono le stesse cose, ma egli o  inconsapevole di ci che gli  successo o, per far mostra di grandezza d'animo, rimane fermo e impassibile. Non  strano dunque che l'ignoranza e la vanit siano pi forti della saggezza?
19
Le cose in s e per s non toccano minimamente l'anima, n vi hanno accesso, n hanno il potere di mutarla o muoverla. Solo da s essa si muta e muove e, quali sono i giudizi che stima degni di s, tali fa s che siano anche gli avvenimenti esterni.
20
Secondo un certo punto di vista, l'uomo  ci a cui siamo pi intimamente legati, in quanto dobbiamo fare del bene agli uomini e sopportarli. In quanto per alcuni sono d'ostacolo ai miei doveri, l'uomo diventa per me una cosa indifferente, non meno del sole, del vento, di una belva. Da questi, certo, un'attivit potrebbe essere ostacolata, ma allo slancio e alla disposizione d'animo non diventano ostacoli, grazie alla capacit di agire con riserva e di aggirare l'ostacolo. L'intelletto infatti aggira e indirizza al suo proposito qualsiasi impedimento alla propria attivit; e ci che arrestava l'azione viene a favorirla, ci che ostacolava il passaggio agevola il passaggio stesso.
21
Onora l'autorit suprema del cosmo: , questa, ci che di tutto si serve e tutto governa. Allo stesso modo, onora anche l'autorit suprema che  in te: , questa, dello stesso genere di quella. Anche in te infatti  questa che si serve di tutto il resto, e da questa  governata la tua vita.
22
Ci che non  dannoso per la citt, non nuoce nemmeno al cittadino. In ogni circostanza in cui immagini di essere stato danneggiato, applica questa regola: "Se la citt non viene danneggiata da questo, neppure io sono danneggiato". Se per la citt ne viene danneggiata, non devi adirarti, ma devi mostrare a chi la danneggia che cos' ci che sta trascurando.
23
Considera spesso la rapidit con cui trapassa e dilegua tutto ci che  e che nasce. La sostanza  infatti come un fiume che incessantemente scorre; le attivit sono soggette a continua trasformazione, le cause a infiniti mutamenti; e quasi niente  stabile, neppure ci che ti  pi vicino. Considera l'abisso infinito del passato e del futuro, dove tutto svanisce. Come non dire sciocco allora chi s'inorgoglisce, o si affanna, o si lamenta come per qualcosa che dovesse durare a lungo e angustiarlo per molto tempo?
24
Tieni presente tutta quanta la sostanza, di cui partecipi per una minima parte; tutto quanto il tempo, di cui ti  stato assegnato un breve e momentaneo spazio; il destino, di cui quanta parte sei tu?
25
Altri mi fa un torto. Che cosa fa a me? Se la vedr lui:  sua la disposizione d'animo, sua l'azione. Io adesso ho ci che la natura comune vuole che io abbia adesso, e faccio ci che la mia natura vuole che io faccia adesso.
26
Il principio direttivo e dominante della tua anima resti indifferente ai moti, lievi o violenti, della carne e non vi si confonda, ma se ne tenga fuori e limiti quelle passioni alle membra. Quando esse invece si diffondano fino all'intelletto per via di reciproca interazione, com' in un corpo unitario, allora non cercare di resistere alla sensazione, che  naturale, ma il principio direttivo non aggiunga da s l'opinione, come se si trattasse di un bene o di un male.
27
"Vivi con gli di." Vive con gli di chi mostra loro continuamente la propria anima, soddisfatta di ci che le  stato assegnato dalla sorte, compiere quanto vuole il demone, che, quale frammento di s, Zeus ha dato a ciascuno come difensore e guida. E questo  la mente e la ragione di ciascuno.
28
Ti adiri con chi puzza di caprone? Con chi ha l'alito cattivo? Che cosa ti far mai! Ha la bocca cos, ha le ascelle cos,  inevitabile che l'effluvio sia tale. "Ma l'uomo ha la ragione e, riflettendo, pu capire che cos' che sbaglia." Ben detto! Certo, anche tu hai la ragione, muovi con la tua disposizione razionale la sua, faglielo capire, ricordaglielo. Cos, se ti ascolta, lo guarirai e non avrai bisogno di adirarti. Non sei n un attore tragico n una prostituta.
29
Come pensi di vivere fuori di qui, cos ti  possibile vivere qui. Se non te lo permettono, esci allora anche dalla vita, ma cos, come se non patissi nessun male. "C' fumo, e me ne vado."69 La credi una gran cosa, questa? Finch non mi caccia via niente del genere, resto libero e nessuno mi impedir di fare ci che voglio. E voglio ci che  secondo la natura dell'animale razionale e sociale. 
30
La mente dell'universo  sociale. Ha fatto indubbiamente gli esseri inferiori per i superiori e ha adattato i superiori gli uni agli altri. Vedi come li abbia subordinati, coordinati, come abbia dato a ciascuno secondo il suo valore e abbia portato i migliori in reciproca concordia. 
31
Come ti sei comportato finora con gli di, i genitori, il fratello, la moglie, i figli, i maestri, i precettori, gli amici, i congiunti, i servi? Vedi se con tutti hai finora osservato la regola: "Non fare n dire niente di male a nessuno".70 Ricordati quali traversie hai attraversato, quali sei riuscito a sopportare; ricordati che la storia della tua vita  piena, il tuo servizio  compiuto. Ricordati quante cose belle hai visto, quanti piaceri e dolori hai sprezzato, quante occasioni di gloria hai trascurato, a quanti ingrati ti sei mostrato grato.
32
Perch anime incolte e ignoranti confondono un'anima colta e sapiente? Qual  allora l'anima colta e sapiente? Quella che conosce il principio e la fine, la ragione che attraversa tutta la sostanza e governa il tutto per tutta l'eternit secondo periodi determinati.
33
Presto sarai cenere o scheletro, e un nome o neppure un nome. Il nome  suono ed eco. Le cose a cui si d pi importanza nella vita sono vane, putride, misere, cagnolini che si mordono l'un l'altro, bambini litigiosi, che ridono e, subito dopo, piangono. Fede, Contegno, Giustizia e Verit sono volate "all'Olimpo dall'ampia terra".71 Che cosa, dunque, ti trattiene ancora qui, se  vero che le cose sensibili sono cangianti e instabili, gli organi dei sensi ottusi e soggetti a essere ingannati da false impressioni, la stessa anima un'esalazione del sangue e la fama, a fronte di tutto ci, vanit? Che dunque? Aspetta sereno di spegnerti o di migrare. Ma finch non sia arrivato quel momento, che cosa  sufficiente fare? Che cos'altro se non venerare e benedire gli di, fare del bene agli uomini, sopportarli e astenerti da loro? Che cos'altro se non ricordare che quanto  nel tuo piccolo corpo e nel tuo piccolo spirito non  n tuo n dipende da te?
34
Puoi sempre vivere felice, se  vero che puoi anche seguire la retta via, se  vero che puoi pensare e agire con metodo. Queste due cose hanno in comune l'anima divina e quella dell'uomo e di ogni animale razionale: non lasciarsi ostacolare da altri e riporre il bene nella disposizione alla giustizia e nella sua attuazione, e con ci far finire ogni desiderio. 
35
Se questo non  una mia cattiveria, n azione che deriva dalla mia cattiveria, n la comunit ne  danneggiata, perch ne sono agitato? Qual  il danno della comunit?
36
Non farti trascinar via interamente dall'immaginazione, ma aiuta per quanto puoi e secondo il merito di ciascuno e, anche se la perdita sia solo di cose indifferenti, non ritenerla un danno, ch  solo cattiva abitudine. Ma come quel vecchio che, andando via, chiedeva la trottola del suo allievo, pur sapendo che era solo una trottola,72 cos dunque fa' anche tu. Eppure, ecco che tu piangi sui rostri! Hai dimenticato, uomo, che cosa sono queste cose? "S, lo so; ma a questi sembrano tanto desiderabili." Per questo dunque anche tu diventerai stolto?
37
"Una volta, ovunque sorpreso, ero un uomo fortunato." Ma fortunato  chi abbia assegnato a s stesso una buona sorte. E buona sorte sono i buoni rivolgimenti dell'anima, i buoni impulsi, le buone azioni.

LIBRO VI
1
La sostanza dell'universo  docile e malleabile, e la ragione che la governa non ha in s nessun motivo per fare del male, ch non conosce la malvagit; non fa niente di male, n alcunch  da essa danneggiato; in accordo con essa tutte le cose sono generate e portate a compimento.
2
Non ti interessi se compi il tuo dovere al freddo o al caldo, sonnacchioso o sazio di sonno, con cattiva o buona fama, sul punto di morire o di fare qualcos'altro: anche quella per cui si muore , infatti, una delle azioni della vita; basta, dunque, anche per questa "ben disporre del presente".73
3
Guarda dentro le cose: non ti sfugga di nessuna n la qualit specifica n il valore.
4
Tutti gli oggetti in brevissimo tempo si trasformeranno e o evaporeranno, se la sostanza  unitaria, o si disperderanno.
5
La ragione che governa l'universo sa con quale disposizione opera e su quale materia.
6
Il miglior modo di difesa  il non pareggiarsi all'offensore.
7
Di una sola cosa godi e contentati: di passare da un'azione utile alla comunit a un'altra azione utile alla comunit, ricordandoti di Dio. 
8
Il principio direttivo  il principio che desta e volge s stesso, che fa s stesso come vuole e che si fa apparire ogni avvenimento come vuole.
9
Ogni cosa  portata a compimento secondo la natura universale: non pu esserlo infatti secondo un'altra natura che dal di fuori la contiene o ne  contenuta o  separata ed esterna.
10
O miscuglio, aggregazione e disgregazione, o unione, ordine e provvidenza. Se  vera la prima ipotesi, perch desidero restare ancora a lungo in un simile guazzabuglio causale e disordine? Che cos'altro pu importarmi se non il mio "diventare terra"74 un giorno? E perch me ne faccio turbare? Giunger anche per me la disgregazione, qualsiasi cosa io faccia. Ma se  vera la seconda ipotesi, venero colui che governa l'universo e in lui confido stabilmente.
11
Quando sei come costretto dalle circostanze a turbarti, rientra subito in te stesso e non interrompere il ritmo pi del necessario: sarai infatti sempre pi padrone dell'armonia quanto pi spesso a essa farai ritorno.
12
Se tu avessi insieme a una matrigna anche una madre, rispetteresti quella, e tuttavia ricorreresti continuamente a tua madre. Tali sono per te ora la corte e la filosofia: a questa ritorna spesso e di essa contentati, ch fa sopportare a te la corte e te alla corte.
13
Come  possibile farsi un'idea di cibi e vivande osservando che questi sono i resti di un pesce, quelli di un uccello o di un maiale; che il Falerno  un po' di succo d'uva e la pretesta peluzzi di pecora tinti con un po' di rosso di una conchiglia; che l'accoppiamento  sfregamento di un misero membro ed escrezione con qualche spasmo di un po' di muco; come appunto queste idee colgono appieno le cose stesse e le penetrano, sicch  possibile vedere quali effettivamente esse sono, cos si deve fare per l'intera vita e, se le cose siano immaginate come assai degne di esser credute, denudarle, scorgerne la miseria e spogliarle del manto favoloso da cui sono nobilitate. La vanit  infatti terribile ingannatrice e, quando pi credi di applicarti a cose serie, soprattutto allora ti illudi. Guarda, ad esempio, che cosa dice Cratete dello stesso Senocrate.75
14
La maggior parte delle cose che il volgo ammira si riconducono a quelle pi generali tenute insieme da uno schema o dalla natura: pietre, legna, fichi, viti, ulivi; quelle ammirate da uomini un po' pi assennati si riconducono invece a ci che  dotato di anima, come, ad esempio, greggi, armenti, o semplicemente il possesso di un gran numero di schiavi; quelle ammirate da uomini ancora pi raffinati si riconducono a ci che  dotato di anima razionale, non in quanto meramente razionale, ma in quanto tecnica o, in qualche modo, abilit. Chi onora l'anima razionale e sociale non si volge pi a nient'altro, ma serba soprattutto la sua anima nella sua condizione e nei suoi moti razionali e sociali, collaborando a ci col suo simile.
15
Alcune cose si affrettano a nascere, altre a esser nate, e di ci che  nato qualcosa gi si  spento; il fluire e il mutamento rinnovano il cosmo incessantemente, come l'ininterrotto volgersi del tempo rende sempre nuova l'eternit infinita. E in questo fiume, nel quale non  dato star fermi, quale delle cose che scorrono si potrebbe apprezzare fino in fondo?  come se si cominciasse ad amare uno dei passerotti che volano via: ecco che quello  gi scomparso dalla vista! Tale  anche la vita di ciascuno di noi, quale un'esalazione del sangue e una respirazione dell'aria. Aver una sola volta inspirato ed espirato l'aria, cosa che peraltro facciamo in ogni istante,  cos come restituire tutta la facolt respiratoria, che ieri o ieri l'altro, appena nato, hai acquistato, alla fonte da cui per la prima volta l'hai tratta.
16
Non il traspirare come le piante  cosa preziosa, n il respirare come le bestie e le belve, n il subire impressioni, n il farsi manovrare come marionette dall'istinto, n il vivere in branchi, n il nutrirsi: quest'ultimo , infatti, simile alla secrezione dei resti del cibo. Che cos' dunque prezioso? L'essere applauditi? No di certo. E quindi nemmeno lo strepito della lode delle lingue, ch le lodi della folla sono strepito di lingue. Anche alla gloria hai dunque rinunciato. Che cos' che resta di prezioso? A mio avviso, il muoversi e il comportarsi secondo la propria costituzione, che  ci a cui tendono gli studi e le arti. (Ogni arte, infatti, mira allo scopo per cui ci che  fatto sia adatto all'obiettivo per cui  stato fatto: questo cercano di ottenere l'agricoltore, che si prende cura della vite, il domatore di cavalli e chi si prende cura del cane.) E l'educazione dei fanciulli, l'istruzione a che servono? Ecco qui ci che  prezioso; e se questo procede bene, non dovrai procurarti nient'altro. Non smetterai di apprezzare anche molte altre cose? Non sarai allora n libero, n autosufficiente, n impassibile, ch  inevitabile che tu provi invidia, gelosia, sospetto nei confronti di chi pu privartene e che tu tenda insidie a chi possiede ci che  da te ritenuto prezioso. Insomma,  inevitabile che chi sente il bisogno di qualcuna di quelle cose sia in stato di confusione, oltre che pronto a rinfacciare molto agli di. Ma il rispetto e la stima del tuo intelletto ti renderanno un uomo soddisfatto di s stesso, ben adatto alla comunit e in armonia con gli di, cio capace di accettare quanto quelli assegnino e abbiano ordinato.
17
All'ins, all'ingi, in cerchio avvengono i moti degli elementi; il movimento della virt, invece, non avviene in nessuno di questi modi, ma  qualcosa di pi divino e, attraverso una via difficile da comprendere, procede felicemente nel suo corso.
18
Che strano comportamento! Non vogliono lodare i loro contemporanei, che sono gli uomini con cui vivono, e ritengono invece gran cosa essere lodati dai posteri, che non hanno mai visto, n vedranno.  come se tu ti dolessi che neanche i tuoi antenati hanno cantato le tue lodi.
19
Se una cosa  per te faticosissima, non supporre che sia impossibile per gli uomini, ma pensa, piuttosto, che se una cosa  possibile e appropriata per un uomo, questa deve essere conseguibile anche per te.
20
Durante gli allenamenti un tale potrebbe averti graffiato con le unghie e, nella foga, dato una testata, ma noi non stigmatizziamo l'accaduto, n ce ne sdegniamo, n ce ne stiamo guardinghi come se avesse intenzione di tenderci in futuro qualche insidia; certo, stiamo attenti, non come con un nemico per e neppure con diffidenza, ma scansandolo in modo benevolo. Si faccia cos, analogamente, anche in tutte le altre circostanze della vita: non curiamoci dei molti dispiaceri che ci danno i nostri, per cos dire, compagni d'allenamento!  infatti possibile, come dicevo, schivarli, senza diffidenza n odio.
21
Se qualcuno pu convincermi e provarmi che le mie idee o le mie azioni non sono corrette, sar lieto di cambiare opinione, ch cerco la verit, dalla quale mai nessuno ha subto un danno, mentre lo subisce chi persevera nel proprio inganno e nella propria ignoranza.
22
Io faccio il mio dovere, tutto il resto non mi distrae: si tratta infatti o di oggetti inanimati, o di esseri non dotati di ragione, o che vanno errato e ignorano la via.
23
Degli animali non dotati di ragione, e, in generale, delle cose e degli oggetti serviti liberamente e a testa alta, come chi  dotato di ragione ha da fare con ci che di ragione dotato non ; degli uomini, invece, poich sono dotati di ragione, serviti quale compartecipe della comune natura sociale. In ogni caso invoca gli di. E non pensare per quanto tempo ancora farai queste cose, perch bastano anche solo tre ore del genere.
24
Alessandro il Macedone e il suo mulattiere morirono e fecero la stessa fine: o riassorbiti nelle stesse ragioni seminali dell'universo, o similmente dispersi in atomi.
25
Considera quanto di fisico e spirituale avviene simultaneamente in ciascuno di noi in un medesimo istante, e cos non ti meraviglierai se molte pi cose, anzi tutti i fenomeni, coesistono simultaneamente in quel tutto e uno, che appunto chiamiamo cosmo. 
26
Se qualcuno ti domander come si scrive il nome Antonino, ne pronuncerai forse ogni singola lettera alzando la voce? E, dunque, se si adirer con te, ti adirerai forse con lui? Non scandiresti forse, procedendo con calma, ogni singola lettera? Cos dunque anche ora ricordati che ogni dovere consta di una serie di cose. Queste devi osservare e, senza turbarti n irritarti con chi si irrita, devi portare a compimento con metodo ci che ti sei proposto.
27
Com' crudele non permettere agli uomini di assecondare l'impulso che li spinge a ci che sembra loro appropriato e conveniente! Eppure in un certo qual modo non consenti loro di farlo quando ti sdegni perch sbagliano: sono infatti pur sempre trascinati a ci, ritendolo appropriato e conveniente. "Ma non  cos!" Istruiscili dunque e da' loro precise indicazioni, senza sdegnarti.
28
La morte  tregua dalle impressioni dei sensi, dall'agire come marionette assecondando gli istinti, dalle spiegazioni dell'intelletto e dalla schiavit alla carne.
29
 vergognoso che in questa vita, dove non ti viene a mancare il corpo, ti venga a mancare prima l'anima.
30
Vedi di non cesarizzarti, di non farti macchiare dalla porpora, ch pu accadere. Mantieniti quindi semplice, buono, puro, serio, schietto, amante del giusto, timorato di dio, benevolo, affettuoso, energico nell'assolvere i tuoi doveri. Sforzati di restare tale quale volle renderti la filosofia. Rispetta gli di, salva gli uomini. La vita  breve; unico frutto della vita terrena una disposizione alla rettitudine, e azioni nell'interesse della comunit. Fa' ogni cosa da discepolo di Antonino:76 ricorda la sua tenacia nell'agire secondo ragione, l'essere sempre uguale a s stesso, la sua piet, la serenit del volto, la dolcezza, la mancanza di vanagloria, l'ambizione di voler comprendere le cose. Ricorda come egli non avrebbe mai trascurato niente che prima non avesse ben considerato e chiaramente inteso; come sopportasse quelli che ingiustamente lo biasimavano, senza biasimarli a sua volta; come non avesse mai fretta; come non accogliesse le calunnie; come fosse attento conoscitore di costumi e azioni, senza rimproveri, senza timori, senza sospetti, senza sofismi; come si contentasse di poco, ad esempio, per l'alloggio, il letto, i vestiti, il cibo, la servit; come fosse operoso e longanime; come fosse in grado di rimanere nello stesso posto fino a sera grazie alla dieta frugale, senza aver bisogno di evacuare l'intestino se non all'ora consueta; come fosse saldo e costante nelle sue amicizie; come tollerasse che altri si dichiarasse apertamente contrario alle sue idee e come fosse lieto se qualcuno gli sapesse fornire un'idea migliore; come fosse timorato di Dio senza superstizione. Ricorda tutto ci, affinch l'ultima ora ti colga con la coscienza pura come la sua.
31
Ridiventa sobrio, riprenditi e, del tutto sveglio ormai e avendo compreso che erano sogni quelli che ti turbavano, sveglio una seconda volta, considera queste cose come prima consideravi quelle.
32
Sono composto di un misero corpo e di anima. Al misero corpo tutte le cose sono indifferenti, ch neppure possono distinguersi. All'intelletto invece  indifferente quanto non  una sua attivit; ma quanto  una sua attivit  tutto in suo potere. E, per quanto riguarda quest'attivit si occupa solo di quella presente, ch le sue attivit future e passate sono anch'esse gi indifferenti.
33
Per la mano e per il piede non  contro natura la fatica, finch il piede assolva le funzioni del piede e la mano quelle della mano. Cos dunque neppure per l'uomo in quanto uomo  contro natura la fatica, finch assolva i doveri di un uomo; e, se la fatica non  per lui contro natura, per lui non  neppure un male.
34
Quanti piaceri godono deliquenti, pervertiti, parricidi, tiranni!
35
Non vedi come gli artigiani si adattano fino a un certo punto ai profani, ma si attengono pur sempre ai princpi della loro arte e non sopportano di allontanarsene? Non  strano se l'architetto e il medico rispetteranno i princpi della propria arte pi di quanto l'uomo rispetti quello suo proprio, che ha in comune con gli di?
36
Asia ed Europa: angoli dell'universo; tutto il mare: una goccia dell'universo; l'Athos:77 una piccola zolla dell'universo; tutto il tempo presente: un attimo di eternit. Tutto  piccolo, mutevole, evanescente. Tutto viene di l, partendo da quel comune principio direttivo, o come sua conseguenza. Dunque anche le fauci del leone, il veleno e ogni cosa che fa male, come, ad esempio, le spine, la melma, sono derivazioni secondarie di quei princpi maestosi e belli. Non immaginarle quindi come estranee a questo principio che veneri, ma considera la fonte del tutto.
37
Chi ha visto le cose presenti, ha visto tutto quanto  stato fin dall'eternit e quanto sar per l'eternit infinita. Tutte le cose sono infatti di uno stesso genere e di una stessa specie.
38
Considera spesso la concatenazione di tutte le cose che sono nel cosmo e la loro reciproca relazione. Sono infatti tutte, per cos dire, intrecciate l'una con l'altra e tutte perci solidali fra di loro, ch l'una segue all'altra grazie alla tensione del movimento, all'accordo e all'unit della sostanza.
39
Adattati a ci che hai avuto in sorte, e gli uomini con cui ti  toccato di vivere amali, ma veramente.
40
Ogni strumento, utensile, arnese va bene, se fa ci per cui  stato costruito. Eppure, in quel caso il loro costruttore non  presente. Ma per le cose messe insieme dalla natura la forza costruttrice  immanente e permanente. Perci e a maggior ragione devi rispettarla e pensare che, se continuerai ad agire secondo il suo volere, tutto andr secondo i tuoi piani. Cos  anche per il tutto, che fa tutto secondo i suoi piani.
41
Quale che sia per te, indipendentemente dalla tua volont, il bene o il male,  inevitabile che, quando un tale male ti capiti o un tale bene ti sfugga, tu ne rimproveri gli di e prenda a odiare gli uomini che sono o che saranno, come sospetti, i colpevoli del male che ti capiti o del bene che ti sfugga. E certo commettiamo molte ingiustizie dando valore a cose indifferenti. Se invece giudichiamo beni e mali solo quelli che dipendono da noi, allora non c' pi nessuna ragione di incolpare gli di, n di assumere una posizione ostile nei confronti degli uomini.
42
Tutti collaboriamo in vista di un unico fine, alcuni in modo consapevole e intelligente, altri senza nemmeno rendersene conto: anche "quelli che dormono", come dice Eraclito, se non erro, "lavorano e collaborano a ci che avviene nel cosmo".78 Chi collabora in un modo, chi in un altro; e, per soprammercato, collabora anche chi si lamenta di ci che accade e cerca di opporvisi e distruggerlo: anche di uno come lui ha bisogno il cosmo. Cerca allora di capire dalla parte di chi ti schieri, ch colui che governa l'universo sapr comunque ben valersi di te e ti accoglier in questa o quella parte dei collaboratori e cooperatori. Solo, vedi di non far ricordare quel famoso verso sciocco e ridicolo, che menziona Crisippo.79
43
Pretende forse il Sole di fare ci che  proprio della Pioggia? O Asclepio ci che  proprio della Frugifera?80 E ogni singolo astro, poi? Pur essendo diversi, non collaborano tutti allo stesso fine?
44
Se per me e per ci che doveva succedermi hanno deciso gli di, hanno deciso bene: non  infatti nemmeno facile immaginare un dio sconsigliato; e poi, per quale ragione dovevano farmi del male? Quale vantaggio, infatti, essi ne trarrebbero per s e per il bene comune, del quale in particolar modo si danno pensiero? Se invece non hanno deciso per me, per il mio destino individuale, certo hanno pur sempre deciso per il bene comune, e in conseguenza di ci devo accettare e aver care anche tutte le cose che mi succedono. Se poi non prendono decisioni riguardo a niente (ma  un'empiet crederlo, ch non dovremmo pi n sacrificare n pregare, n giurare n fare tutto ci che facciamo, convinti come siamo che gli di sono presenti e vivi fra di noi), se dunque non prendono nessuna decisione riguardo alle nostre cose, a me  pur sempre possibile decidere per me stesso, mia  la capacit di riflettere su ci che  conveniente. E a ciascuno conviene ci che asseconda la propria costituzione e natura, e la mia natura  razionale e propria di un cittadino. Per me in quanto Antonino, citt e patria  Roma, ma per me in quanto uomo  il cosmo.  dunque un bene per me solo ci che conviene a queste due citt.
45
Conviene al cosmo tutto quanto succede a ciascuno. E questo basterebbe. Ma, se osservi bene, vedrai anche che generalmente tutto quanto conviene a un uomo conviene anche agli altri uomini. E qui si prenda "conveniente" nel suo senso pi comune, ovverosia a proposito delle cose indifferenti.
46
Come ti annoiano gli spettacoli dell'anfiteatro e di altri luoghi simili, poich vi si vedono sempre le stesse cose, e la ripetitivit rende sazia la vista, cos questa  anche la tua condizione per tutta la vita: suppergi, infatti, sempre le stesse cose e sempre per le stesse cause. Ma fino a quando?
47
Pensa continuamente che uomini di ogni genere, di ogni genere di costumi e di ogni tipo di razza sono morti, per risalire cos fino a Filistione, Febo e Origanione.81 Passa ora anche ad altre specie di individui. Dobbiamo trasferirci l dove sono tanti abili oratori, tanti autorevoli filosofi, Eraclito, Pitagora,82 Socrate; tanti eroi prima di loro, tanti condottieri, tiranni dopo. E inoltre Eudosso, Ipparco, Archimede,83 altri acuti ingegni, magnanimi, laboriosi, scaltri, sfrontati, sbeffeggiatori di questa vita umana, caduca ed effimera, come Menippo84 e tanti altri simili. Di tutti costoro pensa che giacciono da tempo. Perch questo dovrebbe essere terribile per loro? Perch mai dovrebbe essere terribile per coloro dei quali non resta pi neppure il nome? Una sola cosa  da tenere in gran conto: vivere con verit e giustizia, benevoli con i mendaci e gli ingiusti.
48
Quando vuoi rallegrarti, considera le migliori qualit degli uomini con cui vivi: il dinamismo dell'uno, il contegno dell'altro, la generosit di un altro ancora, e cos via. Niente infatti rallegra tanto quanto le immagini delle virt che appaiono nel carattere delle persone con cui viviamo e si fanno vedere, per quanto possibile, tutte insieme.
49
Ti irriti forse se pesi cos tante libbre e non trecento? Non  appunto come se tu potessi vivere fino a una certa et e non di pi? Come infatti ti contenti della quantit di sostanza che ti  stata assegnata, cos devi fare anche col tempo.
50
Cerca di persuaderli, ma agisci anche contro la loro volont, quando ragione di giustizia lo richieda. Se poi qualcuno ti opponesse resistenza con l'uso della forza, passa alla rassegnazione e alla calma, e fa' dell'ostacolo un mezzo per sviluppare un'altra virt, e ricordati che agivi pur sempre con riserva e che non aspiravi all'impossibile. A che cosa, dunque? Ad agire cos. L'hai ottenuto: ci per cui siamo venuti al mondo  fatto.
51
L'ambizioso ritiene come proprio bene l'altrui attivit; l'edonista la propria passione; l'assennato il proprio agire.
52
 possibile non farsi nessuna idea su questa cosa e non turbarsi nell'anima, ch le cose, in s, non hanno una natura capace di creare i nostri giudizi.
53
Abituati a non trascurare le parole degli altri e a penetrare quanto pi puoi nell'anima di chi parla.
54
Ci che non conviene all'alveare, nemmeno all'ape conviene.
55
Se i marinai parlassero male del capitano, o gli ammalati del medico, penserebbero essi ad altro che a come il capitano potrebbe garantire la salvezza dell'equipaggio e il medico la salute degli ammalati?
56
Quanti, di quelli con cui sono entrato nel mondo, se ne sono gi andati!
57
Agli itterici sembra amaro il miele, agli idrofobi terribile l'acqua, ai bambini bella la palla. Perch, allora, mi adiro? O ti pare che l'errore abbia meno forza di quanto non ne abbia la bile per l'itterico e il veleno per l'idrofobo?
58
Nessuno ti impedir di vivere secondo la legge della tua natura; nulla ti succeder mai in contrasto con la legge della natura comune.
59
Che razza di uomini sono quelli a cui vogliono piacere! E per quali guadagni, per quali azioni! Quanto rapidamente il tempo coprir tutte le cose! E quante ne ha gi coperte!
LIBRO VII
1
Questo  malvagit;  ci che spesso hai visto. E per tutto ci che succede tieni presente che  ci che spesso hai visto. Insomma, troverai suppergi sempre le stesse cose, di cui son piene le storie antiche, le intermedie, le recenti; di cui sono ancor piene le citt e le case. Niente di nuovo: tutte le cose sono consuete ed effimere. 
2
I princpi vivono. Infatti, in quale altro modo possono morire, se non si spengano le rappresentazioni a essi corrispondenti, che sta a te rinfocolare continuamente? Posso farmi di ci l'idea che si deve. Se posso, perch mi turbo? Ci che  esterno alla mia mente non  assolutamente nulla per la mia mente. Impara questo, e sei nel giusto. Ti  possibile rivivere: fa' di vedere di nuovo le cose come le vedevi, ch questo  rivivere.

3
Vanit di cortei trionfali, drammi sulla scena, greggi, armenti, scaramucce, un ossicino gettato ai cani, un boccone di pane nei vivai di pesci, formiche che tribolano e portano pesi, andirivieni di topolini spaventati, bambolette mosse da fili. Si deve assistere a tutto ci con benevolenza e senza sbuffare, e senz'altro osservare che tanto vale ciascuno quanto valgono le cose delle quali si interessa.
4
Bisogna parola per parola fare attenzione a ci che si dice e atto per atto a ci che si fa; e, mentre in un caso bisogna vedere subito a quale scopo faccia riferimento l'azione, nell'altro, invece, quale sia il significato delle parole.
5
 sufficiente o no per questa data cosa il mio intelletto? Se  sufficiente, me ne servo per agire come di uno strumento fornitomi dalla natura universale. Se invece non  sufficiente, o cedo il posto a chi  in grado di farla meglio di me, se spetta pur sempre a me far questo, o faccio come posso, dopo aver preso con me chi pu, avvalendosi del mio principio direttivo, fare ci che  opportuno e utile alla comunit. Ch, qualunque cosa io faccia da me stesso o con l'aiuto di un altro, deve tendere solo a ci che  utile e conveniente alla comunit.
6
Quanti, famosissimi un tempo, sono stati gi consegnati all'oblio e quanti, che li celebrarono, sono anch'essi scomparsi!
7
Non vergognarti di essere aiutato, ch si tratta di compiere il tuo dovere, come un soldato nell'assalto alle mura. Che cos' mai dunque, se tu, zoppicando, non potessi da solo salire sui parapetti, ma ti fosse possibile farlo con l'aiuto di un altro?
8
Non ti turbi il futuro, ch vi arriverai, se dovrai arrivarvi, portandoti dietro quella stessa ragione della quale ora ti servi per il presente.
9
Tutte le cose sono intrecciate le une alle altre, questa connessione  sacra e nessuna , in certo qual modo, estranea all'altra: tutte infatti sono coordinate e dispiegano lo stesso ordine cosmico. Ch c' un solo cosmo, costituito da tutte le cose, un solo dio che le pervade, una sola sostanza e una sola legge, principio razionale comune a tutti gli esseri pensanti, e una sola verit, se  vero che c' una sola perfezione, quella di tutti gli animali della stessa specie e che partecipano della stessa ragione.
10
Tutto ci che  materiale dilegua rapidamente nella sostanza universale, ogni causa  rapidamente riassorbita nella ragione universale, e di ogni cosa il ricordo  rapidamente sepolto nell'eternit.
11
Per l'animale razione la stessa azione  secondo natura e secondo ragione.
12
Dritto, o raddrizzato.
13
Quali sono le membra del corpo negli organismi unitari, cos sono gli esseri razionali nelle realt che presentano distinzioni individuali, costituiti pur sempre per collaborare tutti insieme. Comprenderai ancor pi il senso di ci, se dirai spesso a te stesso: "Io sono un membro del sistema costituito dagli esseri razionali". Se invece dirai di esserne una parte, non ami ancora dal profondo del cuore gli uomini: ancora non ti d una gioia piena far loro del bene, ma continui a farlo semplicemente come dovere, non ancora convinto di fare del bene a te stesso.
14
Capiti pure dall'esterno qualsiasi cosa ai corpi, che possono cos dolersene. E se ne lamenteranno, infatti, se vorranno, i corpi dolenti. Ma io, se non penso che sia un male ci che mi  successo, in nessun modo mi ritrovo a esserne danneggiato. E non pensarlo mi  possibile.
15
Qualunque cosa uno faccia o dica, bisogna che io sia un uomo perbene, come se l'oro, lo smeraldo o la porpora dicessero sempre: "Qualunque cosa uno faccia o dica, bisogna che io sia smeraldo e che mantenga il mio colore".
16
Il principio direttivo non  mai causa di turbamento a s stesso, ovverosia non  preda del timore, n della concupiscenza. Se qualcun altro pu fargli provare spavento o dolore, lo faccia, ch esso, formulando giudizi razionali, non si volger da s a tali turbamenti. Questo misero corpo si dia da s pensiero, se pu, di non provare nessun dolore; e questa povera anima, spaventata o addolorata, se prova qualche male, lo dica. Ma ci che formula su tutto ci il suo giudizio non abbia a provare nessun dolore, ch da s non si precipiter in giudizi del genere. Il principio direttivo, per quanto dallo stesso dipende, non ha bisogno di nulla, a meno che non si crei da s un bisogno; analogamente,  imperturbabile e inostacolabile, a meno che non si turbi e ostacoli da s.
17
La felicit  un demone buono o un principio buono. Che cosa fai allora qui, immaginazione? Vattene, per gli di, come sei venuta, ch non ho bisogno di te. Sei venuta, come da tua vecchia abitudine. Non mi adiro con te; solo, vattene.
18
Si teme il mutamento? Ma che cosa pu avvenire senza mutamento? Che cos' pi caro e appropriato alla natura univerale? Tu stesso potresti fare il bagno, se la legna non si trasformasse? Potresti nutrirti, se i cibi non si trasformassero? Che cos'altro di utile si potrebbe compiere senza il mutamento? Non vedi dunque come anche il tuo stesso mutare sia uguale e ugualmente necessario alla natura universale?
19
Tutti i corpi passano attraverso la sostanza universale come attraverso un torrente, connaturati col tutto e cooperanti, come lo sono fra di loro le nostre membra. Quanti Crisippi, quanti Socrati, quanti Epitteti ha gi inghiottito il tempo! Lo stesso ti venga in mente anche a proposito di qualsiasi altro uomo e cosa.
20
Una sola cosa mi tormenta: di fare ci che la mia costituzione di uomo non vuole, o come non vuole, o che adesso non vuole.
21
Presto ti dimenticherai di tutti; presto tutti si dimenticheranno di te.
22
 proprio dell'uomo amare anche quelli che sbagliano. E questo  possibile, se ti viene in mente che siete parenti, che per ignoranza e involontariamente commettono errori, che a breve sarete morti entrambi e, soprattutto, che non ti ha danneggiato: infatti non ha reso il tuo principio direttivo peggiore di quanto fosse prima.
23
La natura universale plasma con la sostanza universale, come con cera, prima un cavallo; poi, lo rifonde e si serve della materia di questo per fare un albero; quindi, un uomo; infine, qualcos'altro. E ciascuna di queste cose dura pochissimo. Ma non  niente di terribile, per un forziere, essere smontato, come non lo fu neppure l'esser montato.
24
L'ira sul volto  eccessivamente contro natura; se poi capita spesso, vengono meno le fattezze naturali, o alla fine si spengono, cosicch non si pu pi ravvivarle. Proprio da ci cerca di concludere che  anche contro ragione. Se infatti andr via anche la consapevolezza del proprio errore, che ragione c' di continuare a vivere?
25
La natura che tutto governa presto trasformer tutte le cose che vedi e ne far altre dalla loro sostanza, e poi altre ancora dalla loro sostanza, affinch il cosmo sia sempre fresco.
26
Quando qualcuno ti fa un torto, pensa subito per quale concezione del bene o del male egli l'abbia commesso. Quando infatti avrai visto ci, ne avrai piet e non ti meraviglierai, n ti adirerai. Infatti, o anche tu hai la sua stessa concezione del bene o un'altra simile, e allora bisogna che lo perdoni; oppure, se non hai la sua stessa concezione del bene e del male, pi facilmente sarai indulgente con chi travisa le cose.
27
Non considerare le cose assenti come se ci fossero gi, ma, fra le presenti, scegli quelle pi favorevoli e grazie a queste ricordati di come le cercheresti, se non ci fossero. Nello stesso tempo per guardati anche dall'abituarti a sopravvalutarle, solo perch ti sono tanto gradite, cos che, se un giorno dovessero venir meno, tu non abbia a turbartene.
28
Raccogliti in te stesso: il principio direttivo ha una natura tale da bastare a s stesso quando opera il giusto e trova proprio in ci la sua tranquillit.
29
Estirpa l'immaginazione. Frena gli istinti, che fanno di te una marionetta. Circoscrivi il presente del tempo. Riconosci ci che succede a te o a un altro. Dividi e separa ogni oggetto nel suo principio causale e materiale. Pensa all'ultima ora. Lascia la colpa altrui l dove  nata. 
30
Coestendi il pensiero alle parole. Fa' che la tua mente penetri negli eventi e in chi li produce.
31
Rallegrati della semplicit, del contegno e dell'indifferenza per ci che sta a met strada fra la virt e il vizio. Ama il genere umano. Segui Dio. Egli dice: "Tutto  soggetto alla legge, ma in realt solo gli atomi esistono".85 Ma basta ricordare che tutto  soggetto alla legge; ed  ormai ben poca cosa.
32
Sulla morte: o dispersione, nel caso di un conglomerato di atomi, o, nel caso di un'unit, estinzione o trasmigrazione.
33
Sul dolore: se  insopportabile ti ammazza, se perdura  sopportabile. La mente conserva la sua tranquillit se si raccoglie in s stessa, e il principio direttivo non  divenuto peggiore. Le parti danneggiate dal dolore, dimostrino, se possono, l'entit di tale danno. 
34
Sulla gloria: considera le loro opinioni, quali esse siano, che cosa fuggano, che cosa inseguano. Considera inoltre che come le dune, sovrapponendosi le une sulle altre, nascondono quelle precedenti, cos nella vita gli eventi precedenti sono rapidissimamente nascosti da quelli che vi si sovrappongono.
35
"Colui che ha un intelletto grandioso e contempla tutto il tempo e tutta la sostanza, credi tu che a costui la vita umana sembri essere granch?" "Impossibile" rispose. "Quindi anche la morte un simile uomo riterr cosa non terribile?" "Nient'affatto terribile." 86
36
" del re fare il bene e averne cattiva fama." 87
37
 vergognoso che il volto obbedisca alla mente e si atteggi e si disponga come quella ordina, e invece questa non riesca da s ad atteggiarsi e disporsi.
38
"Con le cose non conviene adirarsi, / ch a esse non importa nulla."88
39
"Agli di immortali e a noi tu possa dare gioie."89
40
"Mietere la vita come spiga matura, / vivere l'uno, l'altro non pi."90
41
"Se io e i miei due figli siamo stati dimenticati dagli di, / una ragione c' anche per questo."7
42
"Il bene e il giusto sono con me."91

43
"Non conviene lamentarsi insieme, n insieme palpitare."92
44
"A costui obietterei con giusto parlare: non ti esprimi bene, amico, se credi che un uomo, anche quello pi dappoco, debba calcolare il rischio di vivere o di morire, e non osservare, invece, quando agisce, se compie azioni giuste o ingiuste, se siano azioni degne di un uomo perbene o di un malvagio."93
45
"Le cose, Ateniesi, stanno veramente cos: dove uno si sia messo, ritenendo quello il luogo migliore, o sia stato messo da un'autorit, qui, a mio parere, deve egli restare e affrontare i pericoli, non tenendo in nessun conto n la morte n nient'altro a fronte del disonore."94
46
"Guarda, caro mio, se la nobilt e il bene non siano qualcos'altro rispetto al salvare la vita altrui e la propria; e se non sia meglio che l'uomo veramente degno di questo nome lasci perdere la durata della sua esistenza e non sia attaccato alla vita, ma, rimettendosi per tutto ci a Dio e credendo alle donne, quando dicono che nessuno potrebbe sfuggire al destino, rifletta su come possa vivere nel migliore dei modi quel tempo che ha da vivere."95
47
Osserva il corso degli astri come se, con essi, corressi anche tu; pensa continuamente come gli elementi si trasformino gli uni negli altri. Pensare a tutto ci, infatti, purifica dalla sozzura della vita terrena.
48
E, venendo a parlare degli uomini, osserva le cose sulla terra come dall'alto in basso, standotene da qualche parte: folle, campagne militari, lavori agricoli, nozze, separazioni, nascite, morti, tumulto di tribunali, regioni deserte, nazioni barbare varie, feste, lutti, pubbliche piazze, il miscuglio e l'ordine che deriva dai contrari.
49
Riconsidera il passato, i tanti avvicendamenti dinastici.  possibile prevedere anche il futuro: sar del tutto uguale, n potr interrompere il ritmo del presente. Quindi studiare la vita umana per quarant'anni  lo stesso che farlo per diecimila. Che cosa vedrai infatti di pi?
50
E: "Ci che dalla terra  nato alla terra ritorna, / ci che da seme celeste  germinato / alla volta celeste fa nuovamente ritorno".96 O questo: dissoluzione delle aggregazioni di atomi e analoga dispersione degli elementi insensibili.
51
E: "Con cibi, bevande e sortilegi / deviando il corso del destino, per non morire".97 "Il vento che spira da Dio  necessario / sopportare con fatica, senza lamenti."98
52
"Pi bravo nella lotta", ma non pi sollecito del bene comune, n pi riservato, n pi composto di fronte agli eventi, n pi indulgente davanti agli errori del prossimo.

53
Quando un'opera pu esser compiuta secondo la ragione comune a di e uomini, allora non c' niente da temere. Quando infatti  possibile ottenere un vantaggio attraverso un'attivit ben avviata e che procede in accordo con la nostra costituzione, allora non c' da sospettare nessun danno.
54
Ovunque e di continuo dipende da te col dovuto rispetto degli di contentarti di ci che ti capiti in quel momento, comportarti con giustizia con gli uomini con cui ti capiti di vivere in quel momento e applicare tutto il tuo ingegno al pensiero del momento, perch non vi s'insinui niente di incomprensibile.
55
Non guardarti intorno cercando di capire gli altrui princpi direttivi, ma guarda dritto l, dove ti guida la natura: quella universale, attraverso ci che ti succede; quella tua personale, attraverso ci che devi fare. E ciascuno deve fare ci che  in accordo con la propria costituzione; e, mentre tutti gli altri esseri sono costituiti per quelli razionali, come anche in ogni altro caso gli inferiori per i superiori, gli esseri razionali, invece, sono costituiti gli uni per gli altri. Dunque, il primo dovere inscritto nella costituzione dell'uomo  il bene comune; il secondo  di non cedere alle passioni del corpo, giacch  proprio del moto razionale e intellettuale limitarsi e non farsi mai vincere n dal moto dei sensi n da quello degli istinti. Questi infatti sono entrambi animaleschi, ma l'intelletto vuol primeggiare e non farsi da quelli dominare. E giustamente, giacch  tale per natura da saperne fare buon uso. Il terzo dovere inscritto nella costituzione razionale  la ponderatezza e il non farsi ingannare. Attenendosi dunque a tutto ci, compia il suo corso il principio direttivo, procedendo sulla dritta via; cos ha ci che gli  proprio.
56
Come se tu fossi gi morto e fossi vissuto solo fino a quest'istante, vivi secondo natura il tempo che ti resta, come fosse un di pi.
57
Ama solo ci che ti succede e che fila il tuo destino. Che cosa ti potrebbe risultare infatti pi adatto?
58
A ogni evento tieni davanti agli occhi quelli cui sono gi successe le stesse cose, e che quindi se ne sono afflitti, stupiti, lamentati. Ma dove sono ora quelli? In nessun luogo. E dunque? Anche tu vuoi fare lo stesso? Non lascerai questi moti dell'animo, a te estranei, a quelli che li muovono e ne sono mossi, applicandoti da te interamente a come servirtene? E infatti riuscirai a farne buon uso e ne ricaverai del materiale per te. Solo, fa' attenzione e desidera di essere onesto con te stesso in ogni cosa che fai, e ricordati di queste due cose: ci che fa la differenza  l'azione, indifferente  la circostanza da cui l'azione  scaturita.
59
Scava dentro di te, dentro  la fonte del bene, e pu sempre zampillare, se sempre scavi dentro di te.
60
Bisogna che anche il corpo sia composto e non si dimeni n in movimento n da fermo. Come infatti il pensiero d al volto quel qualcosa che lo mantiene intelligente e aggraziato, cos si deve anche esigere da tutto il corpo. Ma nel badare a tutto ci  bene che vi si accompagni la massima naturalezza.
61
Quella di vivere  un'arte che assomiglia pi alla lotta che alla danza, per il fatto che bisogna stare pronti e saldi per fronteggiare gli eventi anche non previsti.
62
Considera di continuo chi siano quelli che vuoi come tuoi testimoni, e quali princpi direttivi abbiano: non li biasimerai infatti, se sbagliano involontariamente, n avrai bisogno della loro testimonianza, se guardi alla fonte dei loro giudizi e impulsi.
63
"Ogni anima" afferma "viene suo malgrado privata della verit."99 Cos dunque anche della giustizia, della temperanza, della benevolenza e di ogni altra qualit simile.  strettamente necessario ricordarsi sempre di ci: cos sarai pi mite con tutti.
64
Di fronte a ogni sofferenza tieni presente che non  cosa di cui vergognarsi n capace di rendere peggiore la mente che ti governa, giacch essa non pu corromperla n in quanto razionale n in quanto intenta al bene comune. Per la maggior parte delle sofferenze, poi, ti venga in aiuto anche la sentenza di Epicuro: "N insopportabile n eterna  la sofferenza, se ne ricordi i limiti e non te la dipingi diversamente da come essa effettivamente ".100 Ricordati inoltre anche di ci, che molte cose che ci infastidiscono sono identiche alla sofferenza, come, ad esempio, l'aver sonno, morire dal caldo e non avere appetito. Quando dunque ti molesta uno di questi fastidi, di' a te stesso che stai cedendo alla sofferenza.
65
Bada di non provare mai nei confronti dei misantropi gli stessi sentimenti che i misantropi provano per l'umanit. 
66
Come facciamo a sapere che Telauge101 non sia stato superiore a Socrate per la sua disposizione d'animo? Non basta, infatti, che Socrate sia morto con fama pi grande; che con pi grande sagacia abbia disputato con i sofisti; che con pi grande resistenza abbia trascorso le notti nel ghiaccio;102 che con pi grande nobilt d'animo abbia deciso di opporsi all'arresto, bench gli fosse stato ordinato, di quell'uomo di Salamina;103 che "sia andato per le vie a testa alta",104 della qual cosa, poi, ci si potrebbe soprattutto chiedere se fosse mai vera. Si deve invece osservare quale 
modo nella fisica e nell'etica. Non bisogna, tuttavia, dimenticare che lo stoicismo poneva quale sommo bene e fine ultimo della vita l'esercizio della virt, laddove l'epicureismo riteneva, invece, che l'uomo dovesse vivere per il piacere.
anima abbia avuto Socrate, e se abbia potuto contentarsi di essere giusto nel suo rapporto con gli uomini e pio nel rapporto con gli di, senza sdegnarsi alla cieca contro la malvagit, n assoggettarsi all'ignoranza di qualcuno; se abbia mai accolto come estranea qualcuna delle cose assegnategli dalla natura universale o l'abbia subita come insopportabile, senza lasciare che la mente provasse simpatia per le passioni di questa misera carne.
67
La natura non ti ha mescolato col tuo composto, cos che tu non possa assegnarti dei limiti e assolvere da te il tuo dovere. Ricordatene sempre, e ricorda anche questo, che vivere felici dipende da pochissime cose; e che, non perch hai perso la speranza di essere un dialettico e uno studioso della natura, hai perci da disperare di essere libero, rispettoso, intento al bene comune e obbediente a Dio.  ben possibile diventare un uomo divino senza essere riconosciuto da nessuno.
68
Vivi senza nessuna costrizione nella pi grande letizia, anche se tutti gridassero contro di te qualsiasi cosa, anche se le belve sbranassero le misere membra di quest'impasto che ti  cresciuto tutt'intorno. Che cosa vieta, infatti, in tutte queste circostanze, alla mente di serbarsi tranquilla, nella sua capacit di giudicare secondo verit tutto ci che la circonda e nella sua prontezza di servirsi di tutto ci che sia venuto in suo potere? Sicch la facolt di giudicare dica a ci in cui si imbatte: "Sei questo in realt, anche se all'apparenza sembri altro"; e la facolt di servirsi delle cose dica: "Proprio te cercavo, ch il presente  per me sempre materia di virt razionale e politica, e tutto l'insieme dell'arte dell'uomo o di Dio". Tutto ci che succede, infatti,  intimamente legato a Dio o all'uomo, e non  nuovo n difficile da trattare, ma ben noto e di facile uso.
69
La perfezione del carattere comporta questo: vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, e non trepidare n intorpidire, n essere ipocriti.
70
Gli di, che pure sono immortali, non si lamentano del fatto che per cos tanto tempo dovranno pur sempre sopportare esseri tali e tanto mediocri; anzi, se ne prendono cura in tutti i modi. E tu, che sei destinato a concludere a breve la tua esistenza, ti fai abbattere da ci, pur essendo proprio uno di quei mediocri?
71
 ridicolo non cercare di fuggire la propria malvagit, cosa che  possibile, e fuggire invece quella degli altri, cosa che  impossibile.
72
Tutto ci che la facolt razionale e politica trovi non dotato di razionalit, n tendente al bene comune, a ragione lo giudica inferiore a s.
73
Quando tu abbia ormai fatto del bene e altri l'abbia ricevuto, perch oltre a ci cerchi, come gli sciocchi, ancora una terza cosa, e cio di avere la fama di aver compiuto il bene o di averne ottenuto il contraccambio?
74
Nessuno si stanca di ricevere giovamento, e giovamento  azione secondo natura. Non stancarti dunque di ricevere giovamento, nella misura in cui giovi agli altri.
75
La natura universale ha di slancio prodotto il mondo. Tutto ci che accade ora o accade come conseguenza di ci, o  irrazionale, anche gli accadimenti pi importanti ai quali indirizza il proprio slancio il principio direttivo del cosmo. Ci, se te ne ricorderai, in molte circostanze ti render pi tranquillo.

LIBRO VIII
1
Anche questo porta a non esseri vanagloriosi, il fatto, cio, che non sei pi nella condizione di vivere tutta la vita o, almeno, di averla vissuta fin dalla giovinezza da filosofo, e anzi risulta chiaro a molti altri e a te stesso che sei lontano dalla filosofia. Ti sei dunque cos contaminato che non ti sar pi facile, ormai, acquistare la fama di filosofo: vi si oppongono anche i princpi su cui hai basato la tua vita. Se allora hai veramente visto dove sia il problema, lascia perdere che cosa si penser di te, e contentati se riuscirai a vivere il resto dei tuoi giorni, indipendemente dal loro numero, come vuole la tua natura. Comprendi dunque che cosa essa voglia, e non ti distragga nient'altro, ch sai, per esperienza, per quante vie hai vagato senza trovare la felicit: non nei sillogismi, non nella ricchezza, non nella gloria, non nel godimento, in nulla. Dov' dunque la felicit? Nel fare ci che esige la natura dell'uomo. E come farlo questo? Col conoscere i princpi da cui impulsi e azioni dipendono. Quali princpi? Quelli concernenti il bene e il male, per cui niente  bene per l'uomo, se non ci che lo rende giusto, temperante, coraggioso, libero, e niente  male, se non ci che lo rende l'esatto contrario di quanto appena detto.
2
A ogni atto chiediti: "Che cos' questo per me? Me ne pentir forse? Fra poco sar morto e tutto sar tolto di mezzo. Che cosa cerco di pi, se ci che sto facendo ora  proprio di un animale intelligente, dedito al bene comune e per il quale vale la stesse legge che vale anche per Dio?".
3
Alessandro, Gaio e Pompeo che cosa sono se paragonati a Diogene, Eraclito e Socrate? Questi hanno compreso la realt, le cause, i fattori materiali, e il loro principio direttivo era autonomo; quelli, invece, di quali cose si dettero pensiero e di quante furono schiavi!
4
Faranno nondimeno lo stesso, anche se scoppierai.
5
Innanzitutto, non turbarti: tutto infatti avviene secondo la natura universale e in poco tempo non sarai pi nessuno in nessun luogo, come Adriano e Augusto. Poi, fissa lo sguardo sul problema, osservalo bene e ricordati che devi essere un uomo perbene; e fa' ci che esige la tua natura di uomo, senza voltarti indietro, e di' che ti sembra essere la cosa pi giusta. Solo, fallo con benevolenza, con rispetto, senza ipocrisia.
6
La natura universale ha questa funzione: trasferire l ci che  qui, trasformarlo, toglierlo di qui e portarlo l. Tutto  rivolgimento, ma identiche sono le parti distribuite. Tutto  consueto, ma non cos che si debba temere qualcosa di nuovo. 
7
Ogni natura  soddisfatta di s stessa quando procede bene, e una natura razionale procede bene quando, nelle sue rappresentazioni, non d l'assenso n a quella falsa n a quella oscura; quando indirizza gli impulsi solo a opere tese al bene comune; quando desidera ed evita solo ci che  in nostro potere; quando accetta tutto ci che  assegnato dalla comune natura, ch ne  parte, come la natura della foglia  parte della natura della pianta, sennonch in questo caso la natura della foglia  parte di una natura insensibile, priva di ragione e che pu incontrare ostacoli, mentre quella dell'uomo  parte di una natura inostacolabile, intelligente e giusta, se  vero che assegna a ciascuno secondo i suoi meriti uguali porzioni di tempo, di sostanza, di causa, di attivit, di accadimenti. Osserva per, in ogni caso, non se troverai una singola cosa uguale rispetto a un'altra singola, ma se troverai nel complesso tutte le cose di questo uguali rispetto a tutte insieme le cose di quello.
8
Non hai la possibilit di leggere, ma la possibilit di frenare l'arroganza l'hai; di dominare piaceri e dolori; di stare al di sopra di questa miseria gloria; di non adirarti con chi  insensibile e ingrato, di prendertene cura.
9
Che non ti si senta lamentarti della vita di corte, che neppure tu senta te stesso quando te ne lamenti.
10
Il pentimento  come un rimprovero a s stessi di aver trascurato qualcosa di utile. Il bene non pu non essere qualcosa di utile e di cui l'uomo onesto e perbene deve prendersi cura. Nessun uomo onesto e perbene si pentirebbe di aver trascurato un piacere: il piacere, dunque, non  n cosa utile n un bene.
11
Che cos' questo per me, in s, nella sua costituzione? Quali ne sono i princpi sostanziale, materiale e causale? 
Che cosa ci fa nel cosmo? Per quanto tempo esister?
12
Quando ti svegli di malavoglia, ricordati che  secondo la tua costituzione e secondo la natura umana compiere opere volte al bene comune, mentre dormire  cosa in comune anche con gli animali non dotati di ragione. E ci che  per ciascuno secondo natura, questo  a lui pi intimamente legato e connaturato e, appunto, pi gradito.
13
Continuamente e, se possibile, in ogni occasione sottoponi i tuoi pensieri agli insegnamenti della fisica, dell'etica, della logica.
14
In chiunque ti imbatta, di' subito a te stesso: "Quali convinzioni ha costui in fatto di bene e di male?". Se infatti ha convinzioni del genere sul piacere, sul dolore, su ci che  causa di entrambi, sulla fama, sull'oscurit, sulla morte, sulla vita, non mi parr affatto sorprendente o strano, se far determinate cose, e terr presente che  inevitabile che agisca cos.
15
Ricordati che, come  brutto sorprendersi che il fico produca fichi, cos anche che il cosmo produca determinate cose di cui  gravido. Brutto sarebbe anche per un medico e per un capitano sorprendersi che uno abbia la febbre o che soffino venti contrari.
16
Ricordati che cambiare opinione e seguire chi ti corregge sono ugualmente atteggiamenti degni di un uomo libero, ch  una tua azione, che si compie secondo il tuo impulso, giudizio e, appunto, secondo il tuo intelletto.
17
Se dipende da te, perch lo fai? Se dipende da un altro, di chi ti lamenti? Degli atomi o degli di? In entrambi i casi sarebbe follia. Non si deve mai lamentarsi di nessuno. Se puoi, correggi l'uomo; se non puoi, correggi la cosa. Se non puoi neanche questo, a che cosa ti serve continuare a lamentarti? Non si deve far niente senza motivo.
18
Ci che  morto non cade fuori del cosmo. Se resta qui e si trasforma, qui anche si dissolve negli eterni elementi che sono gli elementi del cosmo e tuoi. Ma anche questi si trasformano, e non si lagnano.
19
Ogni cosa, un cavallo, una vite, sono al mondo per un fine. Perch ti meravigli? Anche il Sole dir: "Sono nato per un fine", e anche gli altri di. Tu, dunque, per qual fine sei nato? Per il piacere? Vedi se regga l'idea.
20
La natura ha avuto di mira di ogni singola cosa la fine non meno che il suo inizio e sviluppo, come chi lancia la palla. Che bene  per la palla esser lanciata in alto, o che male esser lanciata in basso o anche cadere? Che bene  per la bolla formarsi, o che male dissolversi? Analogo discorso vale anche per un lume.
21
Rivoltalo per bene questo tuo corpo e guarda com', come diviene quando invecchia, quando si ammala, quando si deprava. Di vita breve  chi loda e chi  lodato, chi ricorda e chi  ricordato. E, per di pi, in un angolo di questa zona della terra dove, neppure qui, sono tutti d'accordo fra di loro, n ciascuno con s stesso. Un punto  l'intera terra.
22
Applicati all'oggetto o all'azione, o alla convinzione, o al significato. Giustamente soffri cos: preferisci essere un uomo perbene domani, piuttosto che esserlo oggi.
23
Faccio qualcosa? Lo faccio riferendolo al bene dell'umanit. Mi succede qualcosa? Lo accetto riferendolo agli di e alla fonte da cui la connessione di tutti gli eventi deriva.
24
Quale ti sembra essere il bagno - olio, sudore, sporcizia, acqua unta, tutte cose disgustose -, tale ogni parte della vita e ogni oggetto.
25
Lucilla ha seppellito Vero, poi  toccato a Lucilla;105 Seconda ha seppellito Massimo, poi  toccato a Seconda;106 Epitincano ha seppellito Diotimo, poi  toccato a Epitincano; Antonino ha seppellito Faustina, poi  toccato ad Antonino.107 E cos via. Celere ha seppellito Adriano, poi  toccato a Celere.108 E quegli ingegni acuti, di gente che conosceva il futuro o era cos superba, dove sono? Dove sono, ad esempio, quegli ingegni acuti di Carace, Demetrio ed Eudemone e simili?109 Ogni cosa  effimera, morta gi da tempo; alcuni nemmeno per poco ricordati, altri diventati leggenda, altri ancora gi scomparsi anche dalla leggenda. Ricordati allora che dovr o disperdersi questo misero composto che tu sei, o questo tuo misero spirito spegnersi o trasmigrare e occupare un nuovo posto altrove.
26
La gioia per l'uomo consiste nel fare ci che gli  proprio, e proprio dell'uomo  la benevolenza per il suo simile, il disprezzo dei moti dei sensi, la capacit di distinguere le rappresentazioni verosimili, la riflessione sulla natura universale e su ci che avviene secondo i suoi princpi.
27
Tre relazioni: la prima con ci che ti circonda, la seconda con la causa divina, in virt della quale succede tutto a tutti, la terza con gli uomini con cui vivi.
28
Il dolore  un male o per il corpo, e allora il corpo lo provi, o per l'anima. Ma all'anima  possibile serbare la propria serenit e tranquillit e non reputarlo un male. Infatti ogni giudizio, impulso, appetito e fuga sono dentro di noi, e nessun male pu arrivare fin qui.
29
Estirpa le false rappresentazioni dicendoti di continuo: dipende da me che in quest'anima non alberghi nessuna malvagit, n desiderio n, insomma, nessun turbamento, e che, vedendo tutte le cose come sono, mi avvalga di ciascuna di esse secondo il suo valore. Ricordati che questo tuo potere  secondo natura.
30
Nel senato e con chiunque parla con compostezza, non immaginificamente: serviti di un linguaggio sensato.
31
La corte di Augusto, la moglie, la figlia, i nipoti, i figliastri, la sorella, Agrippa, i congiunti, i familiari, gli amici, Ario, Mecenate,110 i medici, gli aruspici: l'intera corte  morta. Passa poi a considerare la morte non di ogni singolo uomo, ma di un'intera famiglia, quella dei Pompei,111 ad esempio. E l'iscrizione tombale: "Ultimo della sua schiatta". Considera quanto si siano affannati gli antenati per lasciare un erede, uno che poi, necessariamente, doveva essere l'ultimo. E questa fu la morte di un'intera schiatta.
32
Bisogna costruire la vita con una serie di azioni, e, se ciascuna raggiunge, quanto pi pu, il suo fine, esserne contenti; e che raggiunga il suo fine, nessuno pu impedirtelo. "Ma vi si opporr qualche ostacolo esterno." Nessuno all'agire con giustizia, con temperanza, con raziocinio. "Ma qualche altra attivit forse sar impedita." Ma, allora, previi l'accettazione di buon grado di questo impedimento e il prudente passaggio a ci che  dato fare, si sostituir subito un'altra azione che ben si adatter a questa costruzione, di cui si parla.
33
Prendi senza orgoglio, lascia prontamente.
34
Hai mai visto una mano mozza, o un piede, o una testa tagliata, che giace, da qualche parte, senza il resto del corpo?  ci che fa di s, per quanto sta in lui, uno che non accetta gli eventi e se ne taglia fuori, o quando compie qualche azione non finalizzata al bene comune. Sei come gettato via, da qualche parte, fuori dell'unit che  secondo natura. Come sua parte, infatti, sei venuto al mondo, ma ora te ne sei tagliato fuori. Ma, ed  qui il bello, ti  pur sempre possibile ritornare all'unit di un tempo. Dio a nessun'altra parte, una volta separata e mozzata, ha concesso di poter ripristinare l'unit originaria. Osserva la benevolenza di cui ha onorato gli uomini, ch ha posto in loro potere, all'inizio, il non separarsi dal tutto, e poi, una volta separati, il potervi fare ancora ritorno, crescervi insieme e riprendere quel loro posto di parte del tutto.
35
Come la natura universale ha fornito le altre facolt a ciascuno degli esseri razionali ... cos ne abbiamo ricevuto anche questa. Come infatti quella ricomprende nei suoi fini ogni ostacolo e resistenza, li colloca dove  destino che siano e li fa parte di s, cos anche l'animale razionale pu di ogni impedimento fare materia per la propria azione e avvalersene, per qualunque scopo si sia mosso.
36
Non ti turbi il pensiero di come sar tutta la tua vita, non stare a pensare a quali e quante traversie probabilmente hai avuto e avrai, ma per ciascuna di esse, nel momento in cui l'avrai, chiedi a te stesso: "Dov' della cosa l'insopportabile e insostenibile?". Ti vergognerai infatti ad ammettere la verit. Ricordati poi che n il futuro n il passato ti opprimono, ma sempre il presente; e questo diventa ben piccola cosa, se solo lo delimiti e accusi la tua mente, che non sa resistere di fronte a esso, pur cos spoglio.
37
Pantea o Pergamo sono forse ancora seduti accanto alla tomba di Vero? Cabria o Diotimo112 accanto a quella di Adriano?  ridicolo. Ma poi, se quelli si accorgessero della loro presenza, dovrebbero provarne piacere? E, poi, se ne provassero piacere, dovebbero diventare immortali? Anche per loro non era forse destino divenire vecchie e vecchi, e poi morire? Una volta morti questi, che cosa dovevano fare quelli? Tutto questo  solo lezzo e putridume in un sacco.
38
Se puoi avere vista acuta, abbila, dice qualcuno, e giudica assai saggiamente.
39
Non vedo nella costituzione dell'animale razionale una virt che si opponga alla giustizia, ma nella temperanza vedo quella che si oppone al piacere.
40
Se sopprimi il tuo giudizio su ci che credi ti faccia soffrire, eccoti al sicuro. "Ma chi  costui a cui ti rivolgi?" "La ragione." "Ma non sono la ragione." "E sia. Perci non faccia soffrire s stessa proprio la ragione; se poi  qualcos'altro di te che sta male, formuli questo qualcos'altro il giudizio su di s."
41
Un ostacolo ai sensi  un male per la natura animale. Un ostacolo agli istinti  ugualmente un male per la natura animale. C' poi qualcos'altro che  ugualmente ostacolo e male per la natura vegetale. Cos quindi un ostacolo per la mente  un male per una natura razionale. Applica dunque tutto ci a te stesso.  dolore,  piacere quello che avverti? Lo considereranno i sensi. I tuoi istinti hanno incontrato un ostacolo? Se hai agito senza riserva, questo  gia un male per te, in quanto essere razionale; se poi intendi il concetto generale, non sei n danneggiato n ostacolato. Niente e nessuno ha mai ostacolato ci che  proprio della mente, ch non il fuoco, non il ferro, non un tiranno, non la calunnia la sfiorano, quando sia divenuta "sfero circolare in solitudine".113
42
Non merito di soffrire: mai infatti ho volontariamente fatto soffrire altri.
43
 Chi si allieta di una cosa, chi di un'altra; io mi allieto se mantengo sano il principio direttivo, non disprezzando nessun uomo n niente di ci che succede agli uomini, ma guardando ogni cosa con occhi benevoli, accettandola e servendomene secondo il suo valore.
44
Concediti questo tempo presente! Quelli che piuttosto inseguono la fama presso i posteri non tengono conto del fatto che i posteri saranno tali quali quelli che oggi essi mal sopportano, e mortali anche loro. Che cosa t'importa, insomma, che quelli facciano con la loro voce riecheggiare il tuo nome, o che abbiano di te una grande opinione?
45
Prendimi e gettami dove vuoi. L infatti continuer pur sempre ad avere il mio demone propizio, cio soddisfatto di essere e di agire in accordo con la sua costituzione. Merita forse di soffrire per questo la mia anima e di diventare peggiore, essendo umiliata, tesa, costretta, spaventata? Che cosa troverai che valga tutto questo?
46
A nessun uomo pu succedere qualcosa che non sia accidente umano, n a un bue che non sia proprio del bue, n a una vite che non sia proprio della vite, n a una pietra che non sia proprio della pietra. Se dunque a ciascuno succede ci che  solito e naturale che gli succeda, perch mai dovresti accettarlo a malincuore? Non ci che  insopportabile, infatti, la natura comune ti ha portato.
47
Se soffri per qualche evento esterno, non quello ti rende inquieto, ma il tuo giudizio su di esso, e questo dipende da te estirparlo subito. Se invece soffri per qualcosa che  nel tuo modo di essere, chi ti impedisce di correggere la tua convinzione? Allo stesso modo, poi, se soffri perch non stai facendo una cosa che ti pare essere sensata, perch non la fai piuttosto che soffrirne? "Ma si frappone un ostacolo troppo forte." Non soffrire allora, ch non  tua la colpa se non la fai. "Ma non vale la pena di vivere se non posso far questo." Esci dunque pacatamente dalla vita, come muore anche chi riesce a fare ci che vuole, e riappacificato con chi continua a ostacolarti.
48
Ricordati che il principio direttivo diventa invincibile quando, raccolto in s stesso, si contenta di s, e non fa niente che non voglia, anche se si opponesse irragionevolmente. Che cosa sar dunque quando formuler un giudizio su qualcosa con raziocinio e circospezione? Per questo una mente libera dalle passioni  una roccaforte: niente di pi sicuro ha l'uomo dove possa rifugiarsi ed essere imprendibile per tutto il tempo a venire. Chi dunque non l'ha considerato,  un ignorante; chi l'ha considerato e non vi si rifugia, un infelice.
49
Non dire a te stesso pi di quanto non riferiscano le percezioni immediate. Ti  stato riferito che un tale parla male di te. Ti  stato riferito. Ma che tu ne sia stato danneggiato, non ti  stato riferito. Vedo che il bambino  malato. Lo vedo. Ma non vedo che  in pericolo. Cos dunque attieniti sempre alle prime impressioni, da te non aggiungervi niente di tuo, e non te ne verr niente. O, meglio, aggiungivi solo quel tanto che pu aggiungere chi conosce ogni singolo evento del cosmo.
50
Un cetriolo amaro? Gettalo via. Rovi sulla tua via? Scansali.  sufficiente; non aggiungere: "Perch esistono anche queste cose al mondo?", perch saresti deriso da uno studioso della natura, come pure saresti deriso anche da un falegname e da un calzolaio, se li incolpassi perch vedi nelle loro botteghe trucioli e ritagli dei loro manufatti. Eppure quelli hanno dove gettarli, mentre la natura universale non ha niente fuori di s, ma il prodigio della sua arte  che, dopo essersi imposta dei limiti, trasforma in s stessa tutto ci che al suo interno le pare che si rovini, invecchi, sia inutile, e con queste stesse cose ne fa altre nuove, per non aver bisogno n di sostanza dall'esterno n per avere la mancanza di un luogo dove gettar via tutto ci che  ormai fin troppo putrido. Si contenta dunque del suo spazio, della sua sostanza, e della sua propria arte. 
51
Non esser trascurato nelle azioni, n confuso nei discorsi, n incerto nei pensieri, n troppo concentrato in te stesso o troppo fuori di te, n dalla vita indaffarata. "Ammazzano, fanno a pezzi, maledicono." Costituisce tutto ci un ostacolo perch la tua mente resti pura, assennata, temperante, giusta? Come se uno si fermasse presso una fonte limpida e dolce e la insultasse, ma essa non smettesse di far zampillare acqua potabile; e se vi gettasse dentro del fango o del letame, essa rapidissimamente li disperderebbe e li diluirebbe e non ne sarebbe in nessun modo contaminata. Come potrai dunque avere dentro di te una fonte perenne e non un pozzo? Se sarai in ogni momento attento a salvaguardare la tua libert con benevolenza, semplicit e rispetto.
52
Chi non sa che esiste il cosmo, non sa dove sia egli stesso. Chi non sa per qual fine esiste il cosmo, non sa chi sia egli stesso, n che cosa sia il cosmo. Chi tralasciasse una sola di queste questioni, neppure potrebbe dire per qual fine egli stesso sia nato. Come ti sembra dunque colui che fugge o insegue la lode di plaudenti che non sanno n dove siano n chi siano?
53
Vuoi esser lodato da un un uomo che si maledice tre volte l'ora? Vuoi piacere a un uomo che non si piace? Piace a s stesso chi si pente di quasi tutto ci che fa?
54
Non continuare solo a respirare con l'aria che ti avvolge, ma comincia ormai a pensare con la mente che avvolge tutte le cose. Il potere della mente  infatti diffuso ovunque e permea chi vuole assorbirlo non meno di quanto faccia l'aria con chi pu respirare.
55
 Generalmente parlando, il vizio non danneggia affatto il cosmo, in particolare non danneggia affatto l'altro, essendo dannoso solo per colui al quale  anche concesso liberarsene, non appena lo voglia.
56
Alla mia volont la volont del prossimo  indifferente come il suo misero spirito e la sua misera carne. Anche se  vero che siamo nati soprattutto gli uni per gli altri, nondimeno i nostri princpi direttivi hanno ciascuno il proprio dominio, ch altrimenti il vizio del prossimo dovrebbe essere un male per me, cosa che non  piaciuta a Dio, perch la mia infelicit non dipendesse da un altro.
57
Il sole sembra riversarsi dappertutto ed effettivamente dappertutto si diffonde, ma certo non si disperde. Questo suo diffondersi  infatti un estendersi, e raggi sono detti i suoi bagliori, dal loro estendersi.114 E qual  la natura di un raggio, puoi vederla, se osservi la luce del sole penetrare attraverso un pertugio in una stanza ben ombreggiata: si estende in linea retta e quasi si appoggia al corpo solido che incontra e che le ostacola il passaggio pi oltre nell'aria; qui si arresta, e non scivola n cade. Tale dunque dev'essere il riversarsi e l'effondersi dell'intelletto: non dispersione, ma estensione; e deve appoggiarsi sugli ostacoli che incontra senza violenza n rabbia, n tanto meno cadere, ma fermarsi e illuminare l'oggetto, ch questo si priver da s della luce, se non la riflette.
58
Chi teme la morte, teme o la privazione della sensibilit, o una sensibilit diversa. Ma se non avrai pi la sensibilit, non sentirai neppure nessun male; se poi ne avrai una diversa, sarai un animale diverso e non smetterai di vivere.
59
Gli uomini sono nati gli uni per gli altri: dunque, o istruiscili o sopportali. 
60
Altro  il procedere della freccia, altro quello dell'intelletto. L'intelletto, per, sia quando sta in guardia sia quando si volge alla riflessione, procede non meno di quella in linea retta e fino al bersaglio.
61
Penetra nel principio direttivo di ciascuno, lascia a chiunque altro di penetrare nel tuo principio direttivo.

LIBRO IX
1
L'ingiusto  un empio. Avendo infatti la natura universale fatto gli animali razionali gli uni per gli altri, cos che quelli si aiutassero a vicenda secondo i propri meriti e non si danneggiassero in nessun modo, chi ne trasgredisce il volere  evidentemente empio nei confronti della pi venerabile delle divinit, ch la natura universale  natura di tutto ci che , e tutto ci che   intimamente legato alle realt esistenti. Inoltre, anche il mendace  empio nei confronti della stessa divinit, che si chiama anche Verit, ed  la causa prima di tutte le verit. Chi dunque  deliberatamente mendace,  un empio in quanto commette ingiustizia con l'inganno; chi  mendace pur non volendolo,  un empio in quanto  in disaccordo con la natura universale ed  disordinato in quanto  in contrasto con la natura del cosmo, ch  con essa in contrasto chi si lascia trasportare, contro la sua stessa natura, verso ci che  contrario al vero.  infatti stato fornito dalla natura di quelle doti per aver trascurato le quali ora non  pi capace di distinguere il falso dal vero. E, certo, anche chi insegue i piaceri come beni e chi fugge i dolori come mali  un empio:  inevitabile, infatti, che un uomo siffatto rimproveri spesso alla natura comune di non aver distribuito secondo i meriti di ciascuno le sorti ai vili e ai virtuosi, per il fatto che i vili spesso vivono nei piaceri e possiedono ci che procura i piaceri, mentre i virtuosi si imbattono nella sofferenza e in ci che la causa. Inoltre, chi teme i dolori, temer un giorno anche qualcuna delle cose che avverranno nel cosmo, e questa  gi empiet; chi poi insegue i piaceri non si asterr dall'ingiustizia, e questa  chiaramente empiet. Bisogna che, nei confronti delle cose a cui la natura comune  indifferente (non ne avrebbe fatte due, se non fosse stata a entrambe indifferente), anche coloro che vogliono seguire la natura siano del suo stesso avviso e siano quindi anch'essi indifferenti: chi dunque al dolore o al piacere, alla morte o alla vita, alla fama o all'oscurit, di cui la natura universale si serve indifferentemente, non  egli stesso indifferente,  evidentemente un empio. E dico che la natura comune se ne serve indifferentemente per non dire che sono cose che succedono indifferentemente a ci che nasce prima e a ci che nasce dopo per un impulso primordiale della provvidenza, per cui essa  partita da un determinato principio all'ordinamento del cosmo, concependo certe ragioni seminali degli eventi futuri e determinando certe forze generatrici di esistenze, di mutamenti e di successioni del genere.
2
Certo, da uomo migliore, se non avessi provato la menzogna, ogni genere d'ipocrisia, la dissolutezza e la boria, andresti via da questo mondo. Ma spirare almeno disgustato di tutto ci,  la migliore alternativa possibile. O hai deciso di vivere nel vizio e nemmeno l'esperienza riesce ancora a persuaderti a fuggire da questa peste? La corruzione dell'intelletto  infatti peste ancor pi di quanto non lo sia una simile intemperie e perturbazione di quest'atmosfera che ci circonda, ch questa  peste per gli animali in quanto animali, quella per gli uomini in quanto uomini.
3
Non disprezzare la morte, ma accettala di buon grado, giacch anch'essa  una delle cose che la natura vuole. Come essere giovani e invecchiare, crescere e giungere a piena maturit, lo spuntare di denti e barba e dei capelli bianchi, fecondare, esser gravide e partorire, e quanti altri processi naturali recano le stagioni della vita, cos  anche lo stesso dissolversi.  dunque dell'uomo dotato di ragionevolezza non assumere verso la morte atteggiamenti n grossolani, n conflittuali, n arroganti, ma attenderla come uno dei tanti processi naturali; e, come ora attendi il momento in cui il neonato uscir dal ventre di tua moglie, cos sii pronto ad accogliere l'istante in cui questa tua misera anima si staccher da quest'involucro. Se poi vuoi anche una regola banale che parli al tuo cuore, sappi allora che ti render assai ben accetta la morte la riflessione sugli oggetti, da cui stai per separarti, e sul genere di abitudini da cui non sar pi contaminata la tua anima. Non si deve infatti minimamente sentirsi urtati dagli uomini, anzi si deve prendersene cura e sopportarli pacatamente, e invero ricordare che non da uomini che hanno i tuoi stessi princpi ti diparti. Ch solo questo, semmai, potrebbe trarti in direzione contraria e trattenerti a vivere, se fosse concesso di vivere insieme con chi ha fatto propri i tuoi stessi princpi. Ora, invece, vedi quanto spossino i continui disaccordi della convivenza umana, s da farti esclamare: "Vieni al pi presto, o morte, ch non abbia anch'io a non riconoscermi pi".
4
Il colpevole  colpevole a suo danno; l'ingiusto  ingiusto a suo danno, facendo del male a s stesso.
5
 ingiusto spesso chi non fa qualcosa, non solo chi fa qualcosa.
6
Sono sufficienti il giudizio chiaro in questo momento, l'azione tesa al bene comune in questo momento, la disposizione d'animo ad accettare in questo momento di buon grado ogni evento prodotto da una causa esterna.
7
Estirpa l'immaginazione; frena l'istinto; spegni gli appetiti; sii padrone del tuo principio direttivo.
8
Una sola anima  distribuita fra gli animali non dotati di ragione, mentre fra quelli dotati di ragione  ripartita una sola anima intellettiva, come pure c' una sola terra di tutte le cose terrestri e vediamo con una sola luce e respiriamo una sola aria, tutti quanti abbiamo vista e respiro.
9
Tutto quanto partecipa di una qualit comune tende verso ci che  della stessa specie. Tutto ci che  terrestre inclina verso la terra, tutto ci che  liquido tende a fluire con altri liquidi, e lo stesso vale per tutto ci che  aereo. E che ciascuna di tutte queste cose si comporti diversamente, lo si pu ottenere solo con la forza. Il fuoco tende a salire verso l'alto in virt del fuoco elementare, e qui sulla terra  cos pronto a ricongiungersi con tutto ci che  fuoco, che ogni materiale un po' pi secco si accende facilmente perch vi  mescolato in quantit minima ci che impedisce la fiamma. Dunque, anche tutto ci che  partecipe di una comune natura intellettiva tende verso il consimile allo stesso modo, o anche di pi: quanto  superiore per tutto il resto, tanto  pi pronto anche a unirsi e confondersi col proprio simile. E precisamente per gli animali non dotati di ragione si ritrovano sciami, armenti, nidi di uccelli e, per cos dire, amori, ch in essi c'era gi un'anima e si ritrovava quella forza che tende a unire gli esseri superiori, quali non sono n le piante, n le pietre o i sassi. Per gli animali razionali, invece, abbiamo realt politiche, amicizie, famiglie, pubbliche adunanze, patti e tregue in guerra. E per gli esseri ancora superiori, anche se separati, sussiste pur sempre un'unione, quale quella degli astri. Cos l'ascesa verso una perfezione maggiore poteva determinare una interazione reciproca anche in esseri distanti. Ma vedi ci che accade ora: solo gli esseri razionali si sono dimenticati di questa cura che devono avere l'uno dell'altro, di quest'unione, e solo nel loro caso non si vede convergenza. Nondimeno, anche se tentano di fuggire, sono catturati da ogni parte, ch grande  la forza della natura. Se ben osservi, intenderai quel che dico: si potrebbe trovare un elemento terreste non legato a nessun altro elemento terreste, piuttosto che un uomo separato dagli altri uomini.
10
L'uomo, Dio e il cosmo: ciascuno porta nella propria stagione il suo frutto. E, se l'abitudine ha fatto s che si dicesse in senso stretto della vite e realt simili, non ha nessuna importanza. La ragione ha anch'essa un suo frutto, per s sola e per tutti, e ne nascono altre cose che hanno la qualit che la stessa ragione ha.
11
Se puoi, fagli cambiare idea; altrimenti, ricordati che la clemenza ti  stata data per questo. Anche gli di sono clementi con uomini del genere e con loro collaborano in vista di alcuni obiettivi, quali la salute, la ricchezza, la fama, tanto essi sono buoni. Anche tu puoi esserlo, o di': chi te lo impedisce?
12
Lavora non come un tapino, n cercando di essere compatito o ammirato, ma desidera solo questo: agire e fermarti, come esige la ragione dell'animale che  sociale per natura.
13
Oggi mi sono tirato fuori da ogni avversit o, meglio, ho mandato via ogni avversit, perch non erano fuori di me, ma dentro, nei miei giudizi.
14
Sempre le stesse cose: consuete per l'esperienza, effimere per il tempo, sordide per la materia. E tutte sono ora come erano ai tempi di quelli che abbiamo seppellito.
15
La realt esterna sta sulla soglia, per conto suo, senza n sapere n rivelare niente di s. Che cos' dunque che rivela qualcosa di essa? Il principio direttivo.
16
Non nella passione, ma nell'azione stanno il bene e il male dell'animale razionale e sociale, come non nella passione, ma nell'azione stanno la sua virt e il suo vizio.
17
Per il sasso lanciato non  n un male che vada in basso n un bene che vada in alto.
18
Penetra dentro i loro princpi direttivi e vedrai chi sono i giudici che temi, che razza di giudici sono anche di s stessi.
19
Tutto  in trasformazione; anche tu sei in continuo mutamento e quasi dissoluzione, e cos anche l'intero cosmo.
20
L'errore altrui conviene lasciarlo l dov'.
21
L'interruzione di un'attivit, di un istinto e di un giudizio  una cessazione quale la morte, non un male. Passa ora alle et, a quella infantile, a quella adolescenziale, alla giovinezza, alla vecchiaia: anche la traformazione di queste  una morte.  forse qualcosa di terribile? Passa ora alla vita vissuta sotto la tutela di tuo nonno, poi di tua madre, poi di tuo padre, e quando trovi molte altre dissoluzioni, trasformazioni e interruzioni chiedi a te stesso: " forse terribile?". Cos, quindi, non sono terribili nemmeno l'interruzione, cessazione e trasformazione dell'intera tua vita.
22
Ricorri al tuo principio direttivo, a quello del tutto, a quello di quest'uomo. Al tuo per rendere giusta la tua mente; a quello del tutto per ricordarti di che cosa tu sia parte; a quello di quest'uomo per capire se agisca per ignoranza o per convinzione, e per riflettere che  tuo parente.
23
Come tu stesso sei il coronamento del sistema sociale, cos anche ogni tua azione sia il coronamento della vita sociale. Dunque, qualsiasi tua azione non si riferisca, immediatamente o mediatamente, al fine sociale, spezza la vita e non ne consente l'unit, ed  azione sediziosa, come chi, in uno Stato democratico, facendo parte per s, si sottrae all'accordo democratico.
24
Scatti d'ira e giochi di bambini, e "piccoli soffi di vita che portano cadaveri",115 cos che risulta pi chiaro l'episodio della Nekyia.116
25
Va' alla qualit della causa e, dopo averla distinta dalla materia, osservala; poi determina anche per quanto tempo al pi pu, per sua natura, questa specifica qualit sussistere.
26
Hai sopportato travagli infiniti per non esserti contentato del tuo principio direttivo, che fa quel genere di cose per le quali  stato costituito. Ma basti. 
27
Quando altri ti biasima o ti odia, o quando la gente mette in giro dicerie sul tuo conto, accostati alle loro misere anime, penetravi dentro e vedi che razza di uomini sono. Intenderai allora che non devi tormentarti perch costoro si facciano una certa opinione di te. Devi per essere benevolo con loro, ch per natura siete amici, e gli di li aiutano in svariati modi, per mezzo di sogni, oracoli, proprio perch ottengano ci a cui sono interessati.
28
Sono sempre uguali i cicli del cosmo, all'ins, all'ingi, di secolo in secolo. E cos, o la mente del tutto agisce d'impulso per ogni cosa, nel qual caso accettane l'azione, o ha agito d'impulso una volta sola, e tutto ci che segue non ne deriva che per conseguenza, e allora perch ti irriti? Il tutto poi o  Dio, e va bene ogni cosa, o  caso, e vi sono solo, per cos dire, atomi e particelle indivisibili, e allora vedi di non agire anche tu a caso. Presto la terra ci ricoprir tutti, poi si trasformer anch'essa, e questo si trasformer all'infinito e poi di nuovo sempre all'infinito quest'altro. Se si penser a queste ondate di trasformazioni e mutamenti, e alla loro rapidit, si disprezzer ogni cosa mortale.
29
La causa del tutto  un torrente: tutto porta via con s. E allora, mio caro? Fa' ci che esige adesso la natura, affrettati ad agire, se ti  concesso, e non guardarti intorno perch si sappia. Non vivere aspettandoti la repubblica di Platone,117 ma contentati del pur minimo progresso, e pensa a questo stesso risultato come a cosa non da poco. 
Come sono meschini questi omuncoli che fanno i politici e che si atteggiano a filosofi, quando non sono che mocciosi! Chi riuscir a cambiare la loro convinzione? E, senza un cambiamento delle convinzioni, che cos'altro resta se non schiavit di uomini che si lamentano e fanno finta di obbedire? Su, leggimi ora di Alessandro, Filippo e Demetrio Falereo.118 Li seguir, se intesero che cosa voleva la natura comune, e se ne istruirono; ma se fecero una sceneggiata, nessuno mi ha condannato a imitarli. Semplice e dignitosa  l'opera della filosofia. Non indurmi all'albaga.
30
Contempla dall'alto mandrie infinite, cerimonie infinite, ogni genere di viaggi per mare, e in tempesta e in bonaccia, e le differenze degli uomini che nascono, convivono, si dipartono. Pensa anche alla vita vissuta in passato da altri, a quella che sar vissuta dopo di te e a quella che oggi si vive fra popolazioni barbare; a quanti non conoscono neppure il tuo nome, a quanti ben presto se ne dimenticheranno, a quanti, che probabilmente ora ti lodano, ben presto ti biasimeranno; e come n il ricordo, n la fama, n, per dirla in breve, nient'altro siano cose degne di considerazione.
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Imperturbabilit rispetto agli eventi che derivano da causa esterna; giustizia nelle opere di cui tu sei la causa, cio, impulso e azione che hanno come fine l'agire per il bene comune, poich questo  per te secondo natura.
32
Puoi eliminare molte cose superflue, fra quelle che ti danno fastidio, poich esse risiedono tutte nel tuo giudizio, e guadagnerai subito un vasto spazio con l'abbracciare con la mente l'intero cosmo, con l'afferrare col pensiero l'eternit, col pensare alla rapida trasformazione di ogni cosa particolare, a quanto breve sia lo spazio di tempo fra la nascita e la dissoluzione e all'abisso infinito del tempo che precede la nascita, come pure di quello che segue alla dissoluzione.
33
Tutto ci che vedi perir ben presto, cos come ben presto periranno anche coloro che hanno visto perire tutto, e chi  morto di estrema vecchia si trover alla pari con chi  morto prematuramente.
34
Che princpi direttivi hanno costoro, per quali fini si sono adoperati, per quali ragioni amano e onorano! Abituati a vedere nude le loro misere anime. Quanta presunzione, quando credono di nuocere con il loro biasimo o di giovare con le loro lodi!
35
La perdita non  altro che una trasformazione, e di questo si compiace la natura universale, in accordo con la quale tutto si compie bene. Fin dall'eternit tutto  avvenuto allo stesso modo e cos sar anche di altre cose, all'infinito. Perch dunque dici che tutto  andato sempre male e male sempre andr, e che, fra tanti di, non  stato mai trovato nessun rimedio che riuscir a correggere tutto ci, ma che il mondo  condannato a essere oppresso da mali senza fine?
36
Il putridume della materia che sottost a ogni cosa: acqua, polvere, ossicini, sudiciume; o ancora, concrezioni della terra i marmi, sedimenti l'oro e l'argento, peluzzi le vesti, sangue la porpora, e cos via. Qualcosa del genere  anche il soffio vitale, che si trasforma passando da questo a quello.
37
Basta con la vita infelice, col borbottio, con gli scimmiottamenti. Perch ti turbi? Che cosa c' di nuovo? Che cosa ti fa andare fuori di te? La causa? Considerala. La materia? Considerala. Fuori di tutto ci non c' nulla. Diventa finalmente pi semplice e buono verso gli di. Indagare tutto ci per cent'anni e per tre  lo stesso.
38
Se ha sbagliato,  l il male. Ma forse non ha nemmeno sbagliato.
39
O tutto nasce da una sola fonte intelligente, come in un solo corpo, e allora la parte non deve biasimare ci che avviene a vantaggio del tutto, o si tratta solo di atomi e di nient'altro che di miscuglio e dispersione, e allora perch ti turbi? Di' al principio direttivo: "Sei morto, sei corrotto, sei abbrutito, fai l'ipocrita, sei nel branco, sei una pecora?".
40
Gli di o non possono nulla o sono potenti. Se non possono nulla, perch li preghi? Se invece sono potenti, perch non pregarli piuttosto di concederti di non temere niente di tutto ci, n di desiderarlo, n di soffrirne, anzich chiedere di non avere o avere una determinata cosa? Se possono collaborare con gli uomini, possono collaborare anche in ci. Ma forse dirai: "Gli di hanno fatto dipendere da me queste cose". Non sarebbe allora meglio che tu ti avvalessi in libert di ci che dipende da te, anzich interessarti da schiavo e da tapino di ci che non dipende da te? E, poi, chi ha detto che gli di non ci aiutano anche in ci che dipende da noi? Comincia allora a pregare per tutto questo e vedrai. Questo prega: "Possa io andare a letto con quella donna!". Tu invece: "Possa io non desiderare di andare a letto con quella donna!". Quello: "Possa io sbarazzarmi di quell'uomo!". E tu: "Possa io non aver bisogno di sbarazzarmi di quell'uomo!". Quell'altro: "Possa io non perdere il bambino!". E tu: "Possa io non temere di perderlo!". Insomma, cambia cos le tue preghiere, e vedi che cosa succede.
41
Epicuro dice: "Durante la malattia io non facevo cadere il discorso sulle sofferenze di questo misero corpo, n parlavo di simili argomenti con chi veniva a trovarmi, ma continuavo a discutere dei princpi fondamentali della scienza della natura, soffermandomi proprio su come l'intelletto, bench partecipe di tali moti di questa misera carne, serbi imperturbabile il proprio bene. N ho dato modo ai medici di sbuffare come se stessero facendo granch, ma la vita continuava a trascorrere lieta e felice".119 Abbi dunque il suo stesso atteggiamento nella malattia, se dovessi ammalarti, o in qualsiasi altra circostanza, ch  precetto comune di ogni scuola il non allontanarsi dalla filosofia, quali che siano gli eventi che capitano, n perdersi in chiacchiere con incolti e ignoranti. Presta attenzione solo a ci che fai nel momento presente e allo strumento con cui lo fai.
42
Quando ti urti per l'impudenza di qualcuno, chiedi subito a te stesso: "Potrebbero gli impudenti non esistere al mondo?". No, non  possibile. Non chiedere allora l'impossibile, ch anche costui  uno di quegli impudenti che  inevitabile che esistano al mondo. Sii pronto a fare la stessa riflessione anche sul furfante, sull'infedele, e su ogni persona che commetta qualsiasi colpa, ch, ricordandoti che  impossibile che non esista questo genere di persone, sarai pi benevolo con ciascuna di esse.  utile anche pensare subito quale virt abbia dato all'uomo la natura contro questo vizio. Ha dato, ad esempio, come antidoto contro l'ingratitudine la mitezza, contro un altro vizio una certa altra qualit: insomma, ti  possibile far cambiare idea al traviato, ch ogni uomo che commette una colpa manca il proprio obiettivo ed erra traviato. Quale danno, del resto, hai subto? Troverai che nessuno di coloro con cui ti adiri ha commesso un'azione tale a causa della quale il tuo intelletto sarebbe dovuto diventare peggiore: solo in esso ha sede ogni tuo male e ogni tuo danno. Che cosa c' di male o di strano, se l'ignorante si comporta da ignorante? Bada piuttosto che tu non abbia a incolpare te stesso perch non ti eri aspettato che costui avrebbe commesso questa colpa. La ragione infatti ti aveva fornito tutti i mezzi necessari per capire che era probabile che costui avrebbe commesso questa colpa, eppure te ne sei dimenticato e ti meravigli che l'abbia commessa. Ma soprattutto accusa te stesso quando biasimi un infedele o un ingrato, ch evidentemente tua  la colpa, sia che tu abbia creduto che un uomo con un carattere del genere avrebbe mantenuto la parola data, sia che tu, facendo un favore, non l'abbia fatto disinteressatamente n in modo tale da aver ricavato subito, e dal solo farlo, ogni frutto. Che cosa vuoi di pi, caro amico, una volta che hai fatto del bene? Non ti basta aver compiuto un'azione secondo la tua natura, ma ne chiedi anche un compenso?  come se gli occhi pretendessero una ricompensa perch vedono o i piedi perch camminano. Ma, come questi sono stati fatti per svolgere una funzione specifica, svolgendo la quale in accordo con la propria costituzione assolvono il proprio compito, cos anche l'uomo, benefattore per natura, quando fa del bene o ha solo contribuito al bene nelle cose indifferenti, ha fatto ci per cui  stato costituito, e ha cos tutto ci che gli  dovuto.

LIBRO X
1
Sarai mai, anima mia, buona, semplice, una, nuda, pi visibile del corpo che ti avvolge? Proverai mai quella disposizione ad amare e voler bene? Sarai mai appagata, senza bisogni, non pi desiderosa di niente di vivo n d'inanimato per godere dei piaceri, n di tempo per godere pi a lungo, n di luoghi o di terre e climi pi adatti, n di uomini che ti vadano pi a genio? Ti contenterai mai della condizione presente, godrai mai di tutto ci che hai nel momento presente, ti convincerai mai che tutto ti  dato dagli di, che va bene e andr bene tutto quanto sta a cuore agli di e quanto essi vorranno dare per la salvezza dell'uomo perfetto, buono, giusto, bello, che genera, tiene unito, contiene, abbraccia tutto ci che si dissolve nella generazione di altro di simile? Sarai mai tale da convivere con gli di e gli uomini cos da non rimproverare loro nulla n essere da loro condannata?
2
Osserva che cosa esige la tua natura, giacch solo dalla natura sei governato; poi, fa' questa cosa e accettala, se la tua natura di animale non ne subisce alcun peggioramento nella sua disposizione. Di seguito devi osservare che cosa esige la tua natura di animale e devi questa cosa accettare pienamente, se la tua natura di animale razionale non ne subisce nessun peggioramento nella sua disposizione. E ci che  razionale  anche sociale. Osserva queste regole e non darti pensiero di nient'altro.
3
Ogni evento accade in modo tale che la tua natura possa sopportarlo o non sopportarlo. Se dunque  tale che la tua natura possa sopportarlo, non angustiartene, ma sopportalo com' nella tua natura sopportare. Se invece  tale che la tua natura non possa sopportarlo, non angustiartene, ch avr la meglio su di te distruggendoti. Ricordati per che la tua natura  tale da sopportare tutto ci che dipende dal tuo giudizio rendere sopportabile e tollerabile, secondo come tu pensi che farlo ti convenga o ti tocchi.
4
Se sbaglia, ammaestralo con benevolenza e fagli vedere l'errore. Se non ci riesci, incolpa te stesso, o neppure te stesso.
5
Qualsiasi cosa ti succeda, questa  stata fin dall'eternit prestabilita per te e l'intreccio delle cause ha legato a doppio filo la tua esistenza e quest'evento. 
6
Che si tratti di atomi o di natura, si ponga come punto fermo innanzitutto che io sono una parte del tutto governato dalla natura; quindi, che sono in qualche modo intimamente collegato con le parti della stessa specie. Tenendo presente tutto ci, in quanto sono una parte, non sar scontento di niente che sia assegnato dal tutto, ch niente che giova al tutto  dannoso per la parte. Il tutto infatti non ha se non ci che giova a s stesso; e, mentre tutte le nature hanno questa comune caratteristica, la natura del cosmo ha in pi la caratteristica di non poter essere costretta neppure da una causa esterna a generare niente di dannoso a s stessa. Tenendo presente appunto che sono una parte di un tutto del genere, non sar scontento di nessun evento e, in quanto sono in qualche modo intimamente collegato con le parti della stessa specie, non far niente di contrario al bene comune, anzi, avr come obiettivo i miei simili, indirizzer ogni impulso al bene comune e mi asterr dal contrario. Compiendosi cos tutto ci,  inevitabile che la vita abbia un corso felice, come penseresti altres dal corso felice la vita di un cittadino che con le sue azioni giovasse ai suoi concittadini e accettasse di buon grado ci che la citt gli avesse assegnato.
7
 inevitabile che le parti del tutto, quante sono per natura contenute dal cosmo, periscano; si intenda questo "periscano" nel senso di "mutino". Se per natura ci fosse per esse un male e una necessit ineluttabile, non potrebbe il tutto persistere in buono stato, poich le parti vanno soggette a mutamento e sono state costituite per perire in modi diversi. Forse la natura stessa si  data da fare per nuocere alle proprie parti e per renderle cedevoli e ineluttabilmente inclini al male, o tali cose sono avvenute a sua insaputa? Entrambe le ipotesi sono improbabili. Se poi, lasciata da parte la natura, si spiegassero tutte queste cose con la loro stessa costituzione, sarebbe ridicolo affermare che le parti del tutto per loro stessa costituzione si trasformano e, nello stesso tempo, meravigliarsi o angustiarsi come di cosa che avvenga contro natura, soprattutto perch le parti si dissolvono in quegli elementi di cui ciascuna  costituita. Si tratta infatti o di dispersione degli elementi di cui ogni cosa  composta o di ritorno di ci che  solido in ci che  terrestre, di ci che  soffio vitale in ci che  aereo, cos che anche questi elementi sono riassorbiti nella ragione del tutto, sia che questo poi conflagri periodicamente sia che si rinnovelli attraverso eterne trasformazioni. E non immaginare che questo solido e questo soffio vitale siano quelli che hai avuto nascendo, ch tutto questo ieri e ieri l'altro ha ricevuto l'apporto dei cibi e dell'aria che si respira; dunque, ci che ha preso si trasforma, non ci che la madre ha partorito. Supponi pure che quanto sei venuto cos prendendo ti leghi indissolubilmente alle tue qualit individuali; questo per, a mio parere, in realt non ha niente a che fare con ci che si sta dicendo ora. 
8
Dopo esserti dato gli appellativi di buono,riservato, verace, assennato, consenziente, magnanimo, bada di non cambiarli e, se dovessi perdere questi appellativi, torna rapidamente a riprenderli. Ricordati che "assennato" significava per te l'attenta considerazione di ogni cosa e la ponderatezza; "consenziente" l'accettazione spontanea di ci che  assegnato dalla natura comune; "magnanimo" l'elevazione della parte razionale al di sopra dei moti pacati o impetuosi della carne, al di sopra della misera fama, della morte e di ogni altra cosa del genere. Se dunque manterrai questi appellativi, senza desiderare di essere dagli altri cos chiamato, sarai un altro e vivrai un'altra vita. Infatti continuare a essere tale quale sei stato finora, a straziarti e insozzarti in una vita del genere,  da uomo troppo rozzo e attaccato alla vita, simile ai bestiari mezzo divorati dalle belve che, pieni di ferite e sangue misto a polvere, pregano tuttavia di essere tenuti in vita fino all'indomani, per esser cos esposti agli stessi artigli e agli stessi morsi. Rimettiti dunque a queste poche qualificazioni e, se puoi mantenerle, mantienile come se ti fossi trasferito in un'isola dei Beati;120 se poi ti accorgi di vacillare e di perderne il controllo, ritirati allora fiducioso in un angolo, dove tu possa riprenderlo, o esci del tutto dalla vita, senza adirarti, ma con semplicit, in piena libert, con contegno, dopo aver compiuto almeno questa sola azione nella tua vita: l'esserne uscito cos. A farti ricordare quegli appellativi ti sar di grande aiuto il ricordarti degli di e il fatto che essi non vogliono essere adulati, ma che tutti gli esseri razionali assomiglino loro, e che il fico faccia ci che  proprio del fico, il cane ci che  proprio del cane, l'ape ci che  proprio dell'ape, l'uomo ci che  proprio dell'uomo.
9
Simulazione, guerra, sgomento, torpore, schiavit. Giorno dopo giorno saranno cancellate tutte quelle tue sacrosante convinzioni che concepisci e accogli senza indagine scientifica. Bisogna invece considerare e fare ogni cosa in modo tale da compiere ci che richiedono le circostanze e, nello stesso tempo, fare della teoria prassi, e mantenere non nascosto, ma non ostentato il compiacimento che ti deriva dalla conoscenza filosofica di ogni cosa. Ch, altrimenti, quando godrai della semplicit, della dignit, della conoscenza di ogni cosa, ovverosia di che cosa sia nella sua sostanza, di quale sia il suo posto nel cosmo, per quanto tempo sia destinata a esistere, di quali elementi sia composta, a chi possa appartenere, chi possa darla e portarla via?
10
Un ragno insuperbisce quando cattura una mosca, un uomo quando cattura una lepre, un altro quando cattura un'acciuga con la sua rete, un altro quando cattura dei cinghiali, un altro ancora quando cattura degli orsi, un altro infine quando cattura dei Sarmati.121 Non sono allora dei predoni tutti costoro, se ne esamini le convinzioni?
11
Fa' di acquistare un metodo speculativo per capire come tutte le cose si trasformino le une nelle altre, applicati ed esercitati in esso continuamente, ch niente pu elevare cos tanto l'animo. Costui infatti si  come svestito del corpo e pensando che presto dovr, dipartendosi dagli uomini, abbandonare tutte queste cose, si  affidato completamente alla giustizia per le azioni che ha compiuto lui stesso e, per ci che succede altrimenti, alla natura universale. Non pensa minimamente a che cosa questo dir di lui, o a che cosa quello penser di lui o far contro di lui, accontentandosi di queste due cose: compiere nel momento presente azioni secondo giustizia e accettare di buon grado la sorte assegnatagli nel momento presente. Ha inoltre messo da parte ogni cura e affanno e non desidera nient'altro che procedere per la retta via e seguire Dio, che per la retta via procede.
12
Che bisogno c' della supposizione, quando ti  possibile vedere che cosa si debba fare e, se lo vedi, procedere per questa strada di buon grado, senza voltarti indietro; se invece non lo vedi, sospendere il giudizio e avvalerti dei migliori come consiglieri; se poi insorgono altri ostacoli all'azione, andare avanti con cautela secondo le opportunit fornite dalla situazione presente, attenendoti a ci che ti pare giusto? Ch riuscire in questo  la cosa migliore, giacch il fallimento  proprio il non riuscirvi. Colui che segue con la ragione ogni cosa  lento e agile, ilare e composto nello stesso tempo.
13
Appena desto, domanda a te stesso: t'importer qualcosa se le tue azioni giuste e buone saranno da un altro biasimate? No, non t'importer. Hai forse dimenticato che tutti questi che si danno delle arie nel lodare e nel rimproverare gli altri si comportano poi in un certo modo a tavola, e quali cose fanno, fuggono, inseguono, rubano, rapinano non con le mani e con i piedi, ma con la loro parte pi preziosa, da cui, se si vuole, nascono fede, contegno, verit, legge, buon demone?
14
Alla natura che tutto d e tutto si riprende l'uomo ben educato e modesto dice: "Da' ci che vuoi, riprenditi ci che vuoi". E dice questo non con baldanza, ma solo con spirito di obbedienza e di benevolenza nei suoi riguardi.
15
 poco questo tempo che ti resta. Vivi come su un monte, ch qui o l non fa differenza, se, ovunque si viva, si vive nel cosmo come in una citt. Gli uomini vengano a vedere, interroghino un vero uomo che vive secondo natura. Se non lo sopportano, lo uccidano, ch sarebbe meglio che vivere cos.
16
Non  pi tempo di discutere di come debba essere l'uomo perbene, ma di esserlo.
17
Pensa continuamente a tutto il tempo, a tutta la sostanza e che ogni singola parte , rispetto alla sostanza, un granello di fico, rispetto al tempo un giro di trapano.
18
Considerando ogni cosa esistente pensa che essa  gi in via di dissoluzione, in trasformazione, come in decomposizione o dispersione o che  nata come per morire.
19
Guardali come sono mentre mangiano, dormono, si accoppiano, defecano, e cos via; poi, come sono quando hanno il comando di molti uomini e sono altezzosi o quando si irritano e infliggono punzioni grazie alla loro superiorit. Ma di quante cose erano schiavi poco prima, e per quali ragioni! E ben presto ritorneranno in quello stato.
20
Giova a ciascuno ci che porta a ciascuno la natura universale, e proprio nel momento in cui essa lo porta.
21
"La terra ama la pioggia, e l'ama anche l'etere venerando",122e il cosmo ama compiere ci che  destinato ad avvenire. Dico dunque al cosmo: "Io amo con te". Non si dice forse anche che la tal cosa "ama accadere"?
22
O vivi qui, e ti ci sei gi abituato, o te ne vai, ch questo volevi, o muori e hai espletato la tua funzione. Otre a ci, non c' altro. Perci, abbi coraggio.
23
Ti sia sempre chiaro che la campagna  un luogo in cui ogni cosa  come in cima a un monte o in riva al mare o in qualunque altro luogo tu voglia. Ti ritroverai cos nella situazione descritta da Platone: "Rinchiuso in un recinto su un monte a mungere pecore belanti".123
24
Che cos' per me il mio principio direttivo, che cosa ne sto facendo adesso e per qual fine me ne servo?  forse privo di intelletto?  forse avulso e separato dalla comunit? Non  forse fuso e mescolato con questo misero corpo s da muoversi insieme con esso?
25
Chi fugge il suo signore  un fuggitivo; ma anche la legge  signora, quindi chi la viola  un fuggitivo. Allo stesso modo anche chi si abbandona al dolore o all'ira o alla paura non vuole che sia accaduta, o che stia accadendo, o che dovesse accadere qualcuna delle cose stabilite da chi governa il tutto, ovverosia la legge, che distribuisce ci che tocca a ciascuno. Quindi, chi ha paura, o soffre, o si adira  un fuggitivo.
26
Versa il seme nella vagina e si ritira; subentra poi un'altra causa, lo lavora e ne fa un feto. Da quale inizio quale conclusione! Ancora: immette il nutrimento attraverso la gola; subentra poi un'altra causa e crea i sensi, l'istinto, la vita insomma, la forza, e varie altre cose. Considera dunque come queste cose avvengano in modo misterioso e osservane la potenza, come osserviamo non con gli occhi, ma non per questo meno chiaramente, la forza che fa cadere i corpi o li spinge in alto.
27
Considera continuamente come tutte le cose sono anche in passato avvenute tali quali avvengono ora, e tali considera che avverranno anche in futuro. Poniti davanti agli occhi tutti i drammi e le scene simili che hai conosciuto per esperienza personale o dalla storia antica, come, ad esempio, l'intera corte di Adriano, l'intera corte di Antonino, l'intera corte di Filippo, di Alessandro, di Creso:124 erano tutte uguali, diversi solo gli attori.
28
Immaginati ogni uomo che soffre o  scontento di qualcosa simile al porcellino quando viene sacrificato, che recalcitra e strilla. Cos  anche chi, solo e in silenzio, si lamenta nel 

suo lettino. Pensa alla catena che ci tiene avvinti e che al solo animale razionale  dato obbedire volontariamente agli eventi, mentre per tutti gli altri il semplice obbedire  una necessit.
29
Considera singolarmente ciascuna delle cose che fai e chiediti se la morte  terribile perch ti priva della possibilit di farle.
30
Quando ti urti per gli errori di qualcuno, passa subito a considerare quando sei tu a farne di simili, come, ad esempio, quando consideri beni il denaro, il piacere o la misera gloria, e simili. Applicandoti a riflettere su ci, dimenticherai presto la tua collera, perch ti verr in mente che egli  costretto a comportarsi cos. Che cos'altro potr mai fare? Se puoi, elimina ci che lo costringe.
31
Quando vedi Satirione, Eutiche o Imene, immagina di vedere un socratico; quando vedi Eutichione o Silvano, un Eufrate; quando vedi Tropeoforo, un Alcifrone; quando vedi Severo, un Critone o un Senofonte.125 Quando passi a 
guardare te stesso, immaginati uno dei Cesari, e cos via. Quindi, ti venga in mente: "Dove sono tutti costoro? In nessun luogo, o chiss dove". Vedrai cos continuamente come l'uomo e le sue cose non sono che fumo e nulla, soprattutto se terrai presente che ci che una volta ha subto una trasformazione non ritorner mai pi nel tempo infinito. Perch, allora, ti irriti? Perch non ti basta attraversare questo breve momento decorosamente? Quale materia d'azione, quale situazione rifuggi? Che cos' tutto questo se non una serie di esercizi per la ragione che ha considerato con grande attenzione e profonda conoscenza della natura le cose della vita? Persisti dunque, finch tu non abbia assimilato anche tutto questo, come lo stomaco forte assimila ogni cibo, come il fuoco ardente fa diventare fiamma e bagliore tutto ci che gli si getti dentro.
32
Che a nessuno sia possibile dire con verit di te che non sei schietto o non sei persona perbene, ma che sia smentito chiunque esprimer su di te uno di questi giudizi. Tutto questo dipende da te: chi pu impedirti, infatti, di essere un uomo perbene e schietto? Solo, decidi di non continuare a vivere se non potrai pi esserlo, ch neppure la ragione vuole che tu non lo sia.
Colloqui Con s stesso

33
Che cosa si pu dire o fare di pi assennato in questa precisa condizione materiale? Infatti, quale che essa sia, puoi farla o dirla senza trovare il pretesto di qualche impedimento. Non smetterai di lamentarti prima di aver provato che, qual  la lussuria per gli edonisti, tale  per te il compiere ci che  appropriato alla costituzione umana in qualsiasi condizione materiale, ch si deve considerare godimento il compiere tutto ci che  secondo la propria natura. E questo  possibile ovunque. Mentre al cilindro non  dato rotolare ovunque secondo il proprio movimento, n all'acqua, n al fuoco, n a tutte le altre cose che sono governate dalla natura o da un'anima priva di ragione, ch incontrano molte barriere e ostacoli. L'intelletto e la ragione possono invece procedere attraverso ogni ostacolo, cos come  nella loro natura e volont. Ponendoti davanti agli occhi questa facilit con cui la ragione potr portarsi attraverso ogni dove, come il fuoco verso l'alto, la pietra verso il basso, il cilindro su un piano inclinato, non cercare nient'altro. Tutti gli altri impedimenti o sono tali per questo misero corpo senza vita, o, senza il giudizio e il consenso della ragione stessa, non feriscono n causano il bench minimo male. Ch, certo, chi subisse un male, diventerebbe subito malvagio; e, a dire il vero, nel caso di altri organismi o oggetti, quando uno di essi  colpito da un male, diventa peggiore proprio per l'averlo subto, mentre l'uomo, se  lecito dirlo, diventa migliore e maggiormente degno di lode, quando sa sfruttare al meglio gli ostacoli. Insomma, ricordati che niente di ci che non danneggia la citt danneggia il cittadino per natura, e niente di ci che non danneggia la legge danneggia la citt; e, di queste cosiddette sventure, nessuna danneggia la legge. E ci che non danneggia la legge, non danneggia neppure la citt o il cittadino.
34
A chi abbia subto il morso delle vere dottrine basta anche il detto pi breve e noto per ammonirlo a non farsi vincere dal dolore e dalla paura, come, ad esempio: "Foglie che il vento a terra disperde: / cos le stirpi degli uomini".126 E piccole foglie sono anche i tuoi figli; piccole foglie anche quelli che gridano e acclamano visibilmente convinti o, al contrario, maledicono o di nascosto biasimano e deridono; piccole foglie, allo stesso modo, anche quelli a cui giunger la fama dopo la tua morte. Tutte queste, infatti, "sopraggiungono a primavera";127 poi il vento le abbatte e la selva altre ne fa nascere. Caratteristica comune a tutte  la breve durata, ma tu fuggi e insegui ogni cosa come se dovesse essere eterna. Ancora un po' e chiuderai gli occhi, e quello che ti ha accompagnato alla tomba sar gi pianto da un altro.
35
L'occhio sano deve vedere tutto ci che  visibile e non dire: "Voglio vedere solo il verde", ch questo  proprio di chi ha gli occhi malati. L'orecchio e il naso sani devono esser pronti a percepire tutti i suoni e gli odori, e, allo stesso modo, lo stomaco sano deve essere pronto a digerire tutti i cibi, come un mulino  stato costruito per macinare tutto ci che deve. Quindi anche l'intelletto sano deve essere pronto ad accettare ogni evento; ma quello che dice: "Si salvino i miei figli!" o: "Mi lodino tutti qualsiasi cosa io faccia!"  come l'occhio che vuol vedere solo cose verdi o come i denti che vogliono solo cose molli.
36
Nessuno  cos fortunato da non ritrovarsi accanto, quando muore, qualcuno che accoglie con gioia il triste evento. Era un uomo saggio e scrupoloso? Non ci sar forse qualcuno che all'ultimo momento dir fra s e s: "Finalmente avremo un po' di respiro con la morte di questo pedagogo. Con nessuno di noi era cattivo, ma sentivo che in segreto ci condannava"? E, se diranno questo di un uomo scrupoloso, quante altre cose diranno di noi, cos che faranno a molti desiderare la nostra morte? Penserai allora a questo quando starai per morire, e te ne andrai con pi tranquillit quando cos rifletterai: "Vado via da una vita nella quale i miei stessi compagni, per i quali tanto ho lottato, pregato, penato prendendomene cura, quegli stessi compagni vogliono che me ne vada via, sperando cos di ottenerne qualche vantaggio". Perch si dovrebbe allora voler restare pi a lungo a questo mondo? Non per questo, certo, devi congedarti da loro con minor affetto, ma, mantenendoti fedele al tuo carattere, continua a provare per loro amicizia, benevolenza, bont. E, ancora, devi prendere congedo da loro non come fossi trascinato via, ma come chi muore serenamente, con l'anima che si svoltola dal corpo, ch ti ha unito e amalgamato con loro la natura, che ora ti dissolve. Mi dissolvo come separandomi da congiunti, non certo opponendo resistenza, ma con naturalezza, ch anche questa  una delle cose che avvengono secondo natura.
37
Per quanto possibile, a ogni azione compiuta da qualcuno abituati a chiederti: "A qual fine costui indirizza l'azione?". Comincia da te, esamina per primo te stesso.
38
Ricordati che ci che ti fa muovere come una marionetta  nascosto dentro di te, ed  attivit, vita, uomo, se cos si pu dire. Non includere mai in questa rappresentazione anche l'involucro che li avvolge e quei miseri organi che vi sono stati applicati, ch questi sono simili a un'ascia, con la sola differenza che sono tutt'uno col corpo. Ma certo l'utilit di queste parti, senza la causa che le muove e le tiene in sua bala, non  maggiore di quella della spola per la tessitrice, della penna per lo scrittore, della frusta per l'auriga.

LIBRO XI
1
Le propriet dell'anima: vede s stessa, si articola, fa di s ci che vuole, coglie essa stessa il frutto che porta (ch i frutti delle piante e ci che di simile c' negli animali li colgono altri), raggiunge il suo scopo in qualsiasi momento le si presenti la morte, la sua intera azione non diventa incompleta, come nella danza, nella recitazione o in arti simili, se subisce un arresto, ma in qualunque scena e luogo sia sorpresa, compie pienamente e in assoluta autosufficienza il suo proposito, s da poter dire: "Conseguo sempre i miei fini". Inoltre, percorre col pensiero l'intero cosmo e lo spazio circostante e la sua forma, si estende nel tempo infinito, abbraccia il ciclico rinnovellarsi del tutto, considera e osserva che niente di nuovo vedranno coloro che verranno dopo di noi, n niente di pi hanno visto coloro che sono venuti prima di noi, ma l'uomo di quarant'anni, se ha un minimo di cervello, ha, in un certo senso, gi visto tutto ci che  stato e che sar, per la somiglianza che hanno tutte le cose. Altre propriet dell'anima sono l'amare il prossimo, la verit, il contegno, il non onorare niente pi di s stessa, ci che  proprio anche della legge. Non c' pertanto nessuna differenza fra retta ragione e ragione di giustizia.
2
Non terrai in nessun conto un bel canto, una danza, un pancrazio,128 se scomporrai l'armonia della voce in ciascuna delle sue note e per ciascuna ti chiederai se essa  quella che ti conquista, ch ne sarai turbato; lo stesso vale anche per la danza, se ne scomponi ogni movimento e passo, lo stesso per il pancrazio. Insomma, eccezion fatta per la virt e per ci che da essa deriva, ricordati di procedere alla divisione delle cose in parti e di arrivare con questa divisione al loro disprezzo. Questo stesso metodo applicalo anche alla vita intera.
3
Come  pronta l'anima, quando  gi il momento di separarsi dal corpo, a estinguersi, o a disperdersi, o a persistere in qualche modo! Ma bada che questa sua prontezza muova da un suo giudizio personale, non da semplice contrapposizione, come nel caso dei cristiani, e sia accompagnata da grande riflessione e dignit e sia tale da convincere anche gli altri, senza sceneggiate.
4
Ho fatto qualcosa per il bene comune? Ne ho tratto allora io stesso giovamento. Tienilo sempre presente e non smettere mai di pensarlo.
5
Qual  la tua arte? Essere una persona perbene. In quale altro modo lo si pu ottenere se non con la speculazione filosofica sui princpi della natura universale e su quelli della costituzione propria dell'uomo?
6
In un primo momento furono introdotte le tragedie per farci ricordare le vicende umane, che  naturale che avvengano in un certo modo e che non bisogna trarne diletto quando sono rappresentate sulla scena e dolersene quando, invece, si presentano sulla pi grande scena del mondo. Vedete infatti che  inevitabile che si compiano in un certo modo quelle vicende e che le sopportino anche quelli che gridano: "Ahi, Citerone!".129 Sono poi utili alcune espressioni dei tragediografi, come, ad esempio, questa, famosissima: "Se io e i miei due figli siamo stati dimenticati dagli di, / una ragione c' anche per questo";130 e inoltre: "Con le cose non conviene adirarsi";131 e infine: "Mietere la vita come spiga matura";132 e altre simili. Dopo la tragedia, fu introdotta la commedia antica, caratterizzata da libert di linguaggio a fini pedagogici e dal richiamare alla modestia non inopportunamente proprio con la franchezza. Quegli stessi mezzi adott anche Diogene133 a fini analoghi. 
Considera poi le caratteristiche e le finalit della commedia di mezzo e di quella nuova, che a poco a poco  degenerata in artificio basato sull'imitazione. Non si pu non riconoscere che anche da questi poeti siano dette cose utili, ma qual era lo scopo a cui mirava nel suo complesso l'intenzione programmatica di questo genere di poesia e di arte drammatica?
7
Come risulta evidente alla tua mente che non c' un'altra condizione di vita cos adatta alla filosofia come questa in cui ti trovi ora!
8
Un ramo staccato dal resto del ramo non pu non essere staccato anche dall'intera pianta. Cos appunto anche un uomo separato da un altro uomo si trova a non esser pi parte dell'intera comunit. Il ramo  per altri a staccarlo, mentre l'uomo si separa dal suo prossimo da s, con l'odio e l'avversione, e non capisce che si  nello stesso tempo tagliato fuori anche dall'intera societ. Sennonch proprio questo  il dono di Zeus, che ha costituito la comunit: ci  possibile congiungerci nuovamente col prossimo e nuovamente divenire coronamento del tutto. Ma se questa separazione si ripete troppe volte,  difficile per la parte separata tornare all'unit e allo stato precedenti. D'altra parte, il ramo che fin dall'inizio  cresciuto e ha respirato insieme con la pianta non  uguale a quello che vi  stato reinnestato dopo esserne stato staccato, checch dicano i giardinieri. Devi crescere sulla stessa pianta, non con le stesse idee.
9
Chi ti ostacola mentre procedi sulla via della retta ragione, come non potr distoglierti dal compiere azioni assennate, cos neppure ti faccia desistere dalla benevolenza nei suoi confronti. Serbati in entrambi i casi sempre uguale a te stesso, non solo nella fermezza di giudizio e di azione, ma anche nella mitezza nei confronti di coloro che tentano di ostacolarti o comunque di infastidirti. Ch sarebbe debolezza adirarsi con loro, come desistere da un'azione e darsi per vinti per paura. Entrambi sono infatti disertori: e chi trema dalla paura e chi si  estraniato da chi gli  per natura parente e amico.
10
Non esiste natura che sia inferiore all'arte, ch le arti imitano i fatti naturali. E, se  cos, la natura maggiormente dotata di perfezione e di onnicomprensivit non potrebbe essere inferiore all'arte pi ingegnosa. Tutte le arti producono ci che  inferiore per ci che  superiore. Cos anche la natura comune. Questa  la genesi della giustizia, questa la genesi di tutte le altre virt, ch non si osserver la giustizia, se saremo interessati alle cose indifferenti o se saremo facilmente ingannabili, precipitosi e incostanti. 
11
Non le cose che ti turbano, quando le insegui e le fuggi, vengono da te, ma sei tu che in un certo senso vai loro incontro. Sia dunque cauto il tuo giudizio su di esse, e quelle resteranno quiete, n ti si vedr pi inseguirle o fuggirle.
12
La sfera dell'anima conserva la sua forma quando n si protende verso un oggetto esterno n si ritrae all'interno, quando n si disperde n si deprime, ma brilla della luce con cui vede la verit di tutte le cose e quella che ha in s stessa.
13
Qualcuno mi disprezzer? Se la vedr lui. Io vedr di non farmi sorprendere a fare o dire niente che sia meritevole di disprezzo. Mi odier? Se la vedr lui. Io rester benevolo e ben disposto verso tutti, e pronto a indicare anche a costui il suo errore, senza rimproveri e nemmeno vantandomi di essere paziente, ma con franchezza e bont, quale il famoso Focione,134 se non fingeva anche lui. Cos dev'essere l'interiorit, e l'uomo deve farsi vedere dagli di disposto a non sdegnarsi per nulla n tale da accettare niente a malincuore. Che male infatti pu venirtene, se adesso stai facendo ci che  appropriato alla tua natura e accetti ci che adesso  opportuno alla natura universale, da uomo tendente alla realizzazione con qualsiasi mezzo di ci che giova al bene comune?
14
Pur disprezzandosi l'un l'altro, si adulano a vicenda e, pur volendo essere l'uno superiore all'altro, si prostrano l'uno all'altro.
15
Com' marcio e falso chi dice: "Ho deciso di comportarmi con te in modo schietto". Che cosa fai, amico? Non devi preannunciarlo, questo. Sar evidente da s, ti si deve leggere scritto in fronte, deve risuonare subito nella tua voce, trasparire subito nei tuoi occhi, come l'amato riconosce subito ogni cosa nello sguardo di chi lo ama. L'uomo schietto e perbene dev'essere insomma cos, come uno che abbia le ascelle graveolenti e chi gli passa vicino, volente o nolente, subito se ne accorge. Ma essere studiatamente schietti  come un'arma nemica. Non c' niente di pi vergognoso dell'amicizia del lupo: fuggila pi di ogni altra cosa. All'uomo perbene, schietto e benevolo tutte le sue qualit si leggono negli occhi, che risultano, cos, trasparenti.
16
Vivi nel migliore dei modi, ch questa facolt  nell'anima, se si  indifferenti con ci che  indifferente. E si sar indifferenti, se si considerer ogni cosa nelle sue parti e nella sua interezza, ricordandosi che nessuna di esse forma in noi un giudizio che la riguardi n giunge fino a noi, ma esse restano immobili, mentre siamo noi che ci formiamo dei giudizi su di esse e, per cos dire, li scriviamo in noi, pur essendo possibile non scriverli, ed essendo anche possibile, se lo si fa inavvertitamente, cancellarli subito. Ricorda che durer poco tempo il prestare attenzione a ci, e poi la vita sar cessata per sempre. E che cosa c' di difficile in questo? Se  secondo natura, rallegratene e tutto ti sar facile; se  contro natura, cerca che cos' per te secondo la tua natura e tendi a ci, anche se non sar per te motivo di gloria, ch c' sempre indulgenza per chi cerca il proprio bene.
17
Pensa da dove ha origine ogni cosa, da quali elementi  costituita, in che cosa si trasforma, come sar una volta trasformata e come non subir alcun male. 
18
Primo: devo considerare in che relazione sono io con loro; che siamo nati gli uni per gli altri e che, per un altro verso, io sono nato per proteggerli, come l'ariete protegge il suo gregge e il toro la mandria. Sali pi in alto: se non gli atomi, allora la natura governa il tutto; se  cos, gli esseri inferiori sono per quelli superiori, e questi sono gli uni per gli altri. Secondo: come sono costoro a tavola, a letto, e cos via; e, soprattutto, per le convinzioni che hanno quali azioni sono inevitabili, e con quale arroganza le compiono. Terzo: se fanno le cose rettamente, non devi adirarti; se non rettamente,  chiaro che le fanno involontariamente e per ignoranza, ch ogni anima si priva involontariamente come della verit cos anche della possibilit di comportarsi con ciascuno secondo il proprio merito, e si sdegnano quando sentono di avere la nomea di ingiusti, sconsiderati, avidi, insomma di commettere qualche colpa nei riguardi del prossimo. Quarto: anche tu commetti molte colpe, e sei uno di loro; se ti astieni dal commettere alcuni errori, hai per la tendenza a commetterli, seppure per vilt, per ambizione o per qualche altro vizio del genere ti astieni dal commettere i loro stessi errori. Quinto: nemmeno del fatto che sbagliano sei certo, ch molte azioni apparentemente scorrette si compiono a fin di bene, e comunque bisogna conoscere molte cose prima di esprimere un giudizio reciso sulle altrui azioni. Sesto: quando sei troppo adirato o afflitto, ricordati che la vita umana dura un istante e che presto ti ritrovi gi steso dalla morte. Settimo: non le loro azioni ci infastidiscono, ch quelle dipendono dai loro princpi direttivi, ma il giudizio che noi ne diamo. Elimina dunque, desidera di scacciare il giudizio su ci che ti pare cos terribile e l'ira sar svanita. Come eliminarlo? Riflettendo che la colpa altrui non costituisce per te motivo di vergogna, ch se non fosse un male solo ci che costituisce motivo di vergogna, inevitabilmente anche tu commetteresti molte colpe e diventeresti un brigante e un ribaldo capace di tutto. Ottavo: quanto pi gravi sono i sentimenti d'ira e di dolore per determinate circostanze, rispetto alle circostanze stesse per le quali ci adiriamo e addoloriamo! Nono: la benevolenza  invincibile, quando sia schietta e senza affettazione o ipocrisia. Che male potr mai arrecarti l'uomo pi tracotante, se tu continui a essere benevolo con lui e, dandosene il caso, lo ammonisci con mitezza e cerchi di farlo ricredere con calma proprio nel momento in cui cerca di offenderti? "No, figlio mio, siamo nati per ben altro; non io ne ricevo un danno, ma tu, figlio mio." E mostragli con tatto e da un punto di vista generale che la cosa sta cos, che neppure le api si comportano in questo modo, n quanti animali vivono insieme. Ma non devi farlo n con ironia n con aria di rimprovero, ma con affetto, senza rancore nell'animo e non montando in cattedra, n per farti ammirare dagli altri, ma, anche in presenza di altri, come se foste soli. Tieni presenti questi nove punti capitali come se li avessi ricevuti in dono dalle Muse e comincia finalmente a essere uomo, finch sei vivo. Guardati dall'adulare come dall'adirarti con gli uomini, ch entrambi gli atteggiamenti non hanno di mira il bene comune e arrecano danno. Negli scatti d'ira pensa subito che non l'adirarsi  da uomo, ma che la mitezza e la cortesia sono qualit tanto pi umane quanto pi virili, e che l'uomo che abbia queste qualit ha anche forza, nervi saldi e valore, non chi s'indigna e si spazientisce, ch quanto pi quest'atteggiamento  appropriato all'impassibilit, tanto pi lo  anche alla forza, esattamente come il dolore e l'ira sono segno di debolezza, giacch entrambi questi sentimenti sperimentano la ferita e la resa. Se vuoi, ricevi anche un decimo dono da parte del Musagete:135  pazzia pretendere che i malvagi non commettano colpe, ch  volere l'impossibile. E permettere loro di esser tali con gli altri, ma pretendere che non commettano colpe verso di te,  da sconsiderati e da tiranni.
19
Soprattutto da quattro perturbazioni del principio direttivo devi guardarti di continuo ed eliminarle ogni volta che le scopri, ripetendo cos per ciascuna: questo pensiero non  necessario; questo provoca la dissoluzione della comunit; questo pensiero, che stai per esprimere, non proviene da te, e dire ci che non proviene da te devi ritenerla la cosa pi assurda. La quarta, per la quale devi rimproverare te stesso,  che la tua parte pi divina  vinta e prostrata da quella pi vile e mortale: dal corpo e dai suoi piaceri grossolani.
20
Tutto ci di aereo e di igneo di cui sei composto, anche se per natura tende a salire verso l'alto, nondimeno, obbedendo all'ordinamento del tutto,  trattenuto a forza sulla terra, nel suo composto. Anche ogni elemento terrestre e liquido che  in te, anche se tende verso il basso, nondimeno sta sollevato ed eretto in una posizione innaturale. Cos dunque anche gli elementi obbediscono al tutto, quando sia stato loro assegnato un luogo, nel quale restano, essendovi costretti, finch non sia di nuovo dato il segnale della dissoluzione. Non  allora strano che solo la tua parte razionale non voglia obbedire e che si indigni per il luogo assegnatole? Eppure non le  imposto niente che vada contro la sua natura, ma solo quanto  secondo la sua natura, che pure non riesce ad accettare di buon grado, portandosi dalla parte opposta. Ma questo moto che la porta ad atti di ingiustizia, d'intemperanza, d'ira, di dolore, di paura, non  nient'altro che un moto di ribellione alla natura. E, quando il principio direttivo si irrita per un qualche evento, proprio allora abbandona il suo luogo, ch esso  stato fatto per la santit e la piet non meno che per la giustizia. E quelle sono incluse nell'idea di una buona comunit, ma ben pi venerande degli atti di giustizia.
21
"Chi non ha nella vita un solo e medesimo scopo, questi non pu per tutta la vita essere una sola e medesima persona." Ma il detto non  sufficiente, se non si aggiunge anche quale debba essere questo scopo. Come infatti non  identica l'opinione su tutti quelli che ai pi sembrano essere beni, ma identica  solo su alcuni di essi, cio su quelli comuni, cos anche lo scopo deve essere di tipo comunitario e sociale. Chi infatti a questo indirizza tutti i propri impulsi render coerenti tutte le proprie azioni e per questo egli stesso rester sempre la medesima persona.
22
Considera il topo di montagna e quello che sta in casa, lo spavento e la trepidazione di quest'ultimo.
23
Socrate soleva chiamare Lamie le convinzioni del volgo: spauracchi di bambini.136
24
Gli Spartani, nei loro spettacoli, mettevano all'ombra i seggi per gli stranieri, mentre essi sedevano dove capitava.
25
Socrate a Perdicca,137 spiegandogli perch non andava da lui: "Per non morire di bruttissima morte", cio per non poter ricambiare i benefici ricevuti.
26
Negli scritti degli epicurei si trova l'esortazione a ricordarsi continuamente di qualche personaggio antico che abbia praticato la virt.138
27
Dicono i pitagorici: "All'alba alza gli occhi al cielo", perch ci ricordiamo di ci che compie la propria opera sempre secondo le stesse regole e nello stesso modo, e del suo ordine, della sua purezza e della sua nudit, ch gli astri non hanno nessun velo.
28
Pensa come doveva sembrare Socrate vestito dalla cintola in gi di pelle di pecora, quando Santippe era uscita col suo mantello; e che cosa disse Socrate agli amici, imbarazzati e intenzionati ad andar via, quando lo videro conciato in quel modo.
29
A scrivere e a leggere non sarai maestro, se prima non sarai stato discepolo. E tanto pi a vivere.
30
"Hai natura di schiavo, non partecipi di ragione."139
31
"Scoppi a ridere il mio cuore."140
32
"Dicendo cattive parole biasimeranno la virt."141
33
" da pazzi cercar fichi d'inverno, come pure voler figli, quando non  pi concesso."142
34
Epitteto diceva che chi bacia il suo bambino, cos deve pensare: "Forse domani morirai". "Ma questo  di cattivo augurio." "Tutt'altro che di cattivo augurio, solo espressione di un fatto naturale. Altrimenti sarebbe anche di cattivo augurio dire che si sono mietute le spighe."143
35
Uva acerba, uva matura, uva passa: sono tutte trasformazioni, non verso il non essere, ma verso ci che in questo momento non .144
36
"Non esiste ladro della volont"  un detto di Epitteto.145
37
Diceva anche: "Si deve trovare l'arte dell'assenso e, per quanto riguarda gli impulsi, serbare desta l'attenzione, affinch siano sempre sottoposti a riserva, tesi al bene comune, proporzionati al valore di ogni cosa, e astenersi in tutti i modi dal bramare o dall'evitare ci che non dipende da noi".146
38
" in ballo non una questione qualsiasi, ma la nostra pazzia o sanit mentale."147
39
Socrate diceva: "Che cosa volete? Avere anima di esseri razionali o irrazionali?". "Razionali." "Di quali esseri razionali? Di quelli che hanno senno o dei malvagi?" Di quelli che hanno senno." "Perch non la cercate?" "Perch l'abbiamo gi." "Perch allora continuate con queste lotte e discordie?"148

LIBRO XII
1
Tutte quelle cose che ti auguri di ottenere per vie traverse puoi averle subito, se non sei tu stesso a negartele. E questo  possibile, se metterai da parte tutto il passato, rimetterai il futuro alla provvidenza e il solo presente indirizzerai alla piet e alla giustizia. Alla piet per accettare di buon grado ci che ti  stato assegnato dalla sorte, ch la natura ha portato a te questo, e te a questo; alla giustizia, per dire liberamente e senza giri di parole la verit e per fare ci che  secondo la legge e in accordo col valore di ogni cosa. Non ti ostacolino n l'altrui malvagit, giudizio o parola, n le sensazioni di questa misera carne che  cresciuta tutta intorno a te, ch se la vedr ci che subisce la sensazione. Se dunque, quando starai per uscire di scena, messo da parte tutto il resto, onorerai solo il tuo principio direttivo e il divino che  in te; se non avrai paura di dover un giorno smettere di vivere, ma di non cominciare mai a vivere secondo natura, allora sarai un uomo degno del cosmo che ti ha generato e smetterai di essere straniero in patria, di meravigliarti degli eventi quotidiani come se fossero inaspettati e di dipendere da questo e da quello.

2
Dio vede tutti i princpi direttivi spogli degli involucri materiali, delle cortecce, delle sozzure, ch con la sua sola mente tocca soltanto ci che da lui in tutte queste cose  fluito ed  stato deviato. Se anche tu ti abituerai a fare lo stesso, eliminerai da te i numerosi motivi di distrazione, ch, chi non bada alla misera carne che lo riveste, non sprecher certo il suo tempo a pensare alle vesti, alla casa, alla fama, a tutti questi fronzoli e orpelli.
3
Tre sono gli elementi di cui sei costituito: corpo, soffio vitale e intelletto. Di questi i primi due sono tuoi nella misura in cui devi prendertene cura, il terzo soltanto  propriamente tuo. Perci, se allontanerai da te stesso, cio dalla tua mente, tutto quanto gli altri fanno o dicono, tutto quanto tu stesso hai fatto o detto; tutto quanto ti turba perch imminente, tutto quanto si aggiunge, indipendentemente dalla tua volont, al corpo che ti riveste o al soffio vitale congenito, tutto quanto il vortice delle cose esteriori trascina con s, cos che la tua forza intellettiva, affrancata dai condizionamenti del destino, viva pura e in piena autonomia, compiendo ci che  giusto, accettando ci che succede e dicendo ci che  vero; se, dico, separerai da questo principio direttivo ci che dipende dalle impressioni, e dal tempo ci che deve avvenire o che  passato, ti renderai quale l'empedocleo "sfero circolare che della sua solitudine gode",149 ti preoccuperai di vivere solo l'attimo che stai vivendo, cio il presente, e potrai davvero, finch non sopraggiunga la morte, trascorrere il tempo che ti resta da vivere imperturbato, benevolo e riappacificato col tuo demone.
4
Mi sono spesso meravigliato di come ciascuno, per un verso, ami s stesso pi di tutto, per l'altro tenga il proprio giudizio su di s in minor conto di quello degli altri. Se un dio o un saggio maestro apparisse a qualcuno e gli ordinasse di non considerare fra s e s e pensare a niente che non potesse a un tempo esprimere anche con la voce, non sopporterebbe ci neppure per un giorno. Cos rispettiamo pi il prossimo, chiedendoci che cosa pensi di noi, che noi stessi.
5
Come mai gli di, pur avendo ordinato tutto per bene e con grande amore per gli uomini, hanno trascurato solo questo, che cio alcuni uomini, di gran lunga i migliori, in pi stretto rapporto col divino e che con le loro pie opere e riti sacri sono diventati maggiormente intimi del divino, una volta morti non ritornano pi a vivere, ma sono estinti per sempre? Seppure le cose stessero proprio cos, sii certo che, se fossero dovute andare in un altro modo, gli de l'avrebbero fatto, ch, se fosse stato giusto, sarebbe stato anche possibile e, se fosse stato secondo natura, l'avrebbe operato la natura. Dal fatto che le cose non stanno cos, seppure non stanno cos, convinciti che cos non dovevano andare. Vedi anche tu che con questo erroneo ricercare porti Dio in tribunale. E con gli di non potremmo cos dialogare, se non fossero assolutamente buoni e giusti. E, se questo  vero, non avrebbero permesso che, nell'ordinamento del cosmo, qualcosa restasse ingiustamente e irragionevolmente trascurato.
6
Esercitati anche in tutto ci in cui disperi di riuscire. Ch anche la mano sinistra, che per mancanza di esercizio  lenta in ogni altro caso, regge il freno con molta pi forza della destra, e questo per esservisi esercitata.
7
Pensa come, nel corpo e nell'anima, debba sorprenderti la morte; pensa alla brevit della vita, all'abisso del tempo passato e futuro, alla debolezza di tutta la materia.
8
Considera le cause spoglie delle loro cortecce, il fine delle azioni, che cosa sia il dolore, che cosa il piacere, la morte, la fama; considera chi non sia responsabile del proprio affanno, come nessuno possa essere impedito da un altro; considera che tutto  opinione.
9
Nell'uso dei princpi filosofici devi essere simile al pugile, non al gladiatore, ch questo la spada, di cui si serve, ora mette via, ora riprende, mentre quello ha sempre pronta la sua mano e non deve fare nient'altro che chiuderla.
10
Considera le cose in s, distinguendo in materia, causa, fine.
11
Che grande potere ha l'uomo di non fare se non ci che Dio loder, e di accettare tutto ci che gli assegni Dio, in quanto secondo natura!
12
Non si devono rimproverare n gli di, ch non commettono nessun errore, n volontariamente n involontariamente, n gli uomini, ch non ne commettono se non involontariamente. Sicch, non si deve rimproverare nessuno.
13
Com' ridicolo e straniero chi si meraviglia anche di una sola delle cose che accadono nella vita!
14
O ineluttabilit del destino e ordine immutabile, o provvidenza placabile, o confusione casuale, senza guida. Se ineluttabilit immutabile, perch resisti? Se provvidenza che accetta di esser placata, renditi degno dell'aiuto divino. Se confusione ingovernabile, saluta con gioia il fatto di avere in te, pur in presenza di tanti flutti, un intelletto direttivo; e, se il flutto ti porter via, si porti via anche la carne, il soffio vitale, e tutto il resto, ch non potr portar via la mente.
15
La luce della lampada, finch non si spenga, brilla e non perde il suo bagliore, mentre la verit, la giustizia e la temperanza che sono in te si spegneranno prima della fine?
16
Quando uno ti fa pensare che egli abbia commesso una colpa, come posso sapere se sia una colpa? E, seppure l'avesse commessa, come posso sapere che non si sia condannato da s, simile, cos, a chi graffia il proprio viso? Chi non vuole che il malvagio commetta colpe  simile a chi non vuole che la pianta del fico produca lattice nei fichi, che i bambini piangano, che il cavallo nitrisca, e simili altre cose necessarie. Che cosa potrebbe fare avendo una tale disposizione? Se dunque ti fa infuriare cos tanto, curala.
17
Se non  giusto, non farlo; se non  vero, non dirlo.
18
Il tuo impulso sia sempre quello di considerare che cosa sia ci che produce in te un'impressione e di scomporlo distinguendo in causa, materia, fine e tempo entro cui dovr cessare di esistere.
19
Renditi conto finalmente di avere dentro di te qualcosa di pi forte e divino di ci che genera le passioni e che, per farla breve, ti fa muovere come una marionetta. Che cos' ora la mia mente? Paura, sospetto, desiderio? Qualcos'altro di simile?
20
Primo: non fare niente a caso, n senza uno scopo. Secondo: riferisci sempre la tua azione al fine del bene comune.
21
Ancora non molto e non sarai pi nessuno in nessun luogo, n saranno pi nessuna delle cose che ora vedi o nessuno degli uomini che ora vivono, ch  naturale che tutto si trasformi, muti e perisca, perch altro possa, a sua volta, essere generato.
22
Tutto  opinione, e questa  in tuo potere. Elimina dunque, quando vuoi, l'opinione, e come per chi abbia doppiato il promontorio, anche per te ci sar gran bonaccia, quiete assoluta e un golfo al riparo dalle onde.
23
Un'attivit, quale che sia, se termina al momento opportuno, non subisce nessun danno, in quanto  terminata, n chi ha compiuto quest'azione, per il fatto stesso che  terminata, ne ha subto un danno. Allo stesso modo, 
dunque, l'insieme di tutte le azioni, cio la vita, se termina al momento opportuno, non subisce nessun danno per questo suo esser terminato, n chi ha posto fine a questa serie di azioni al momento opportuno ne ha patito danno. La natura stabilisce il momento e il termine, a volte anche quella individuale, come nella vecchiaia, ma in ogni caso  grazie alla natura universale, trasformandosene le parti, che il cosmo intero si mantiene sempre fresco e in pieno vigore. E tutto ci che giova al tutto  sempre bello e opportuno. La cessazione della vita, dunque, non  un male per il singolo individuo, poich non  cosa vergognosa, dato che non  frutto di libera scelta n  contraria al bene comune, ed , anzi, un bene, dato che giunge opportuna per il tutto, al tutto giova e ne  giovata. Cos  infatti anche mosso da Dio chi muove nella stessa direzione di Dio e muove i passi della sua mente per gli stessi fini.
24
Devi sempre tenere presenti queste tre cose. Prima: nelle tue azioni non far niente a caso, n altrimenti da come la stessa Giustizia avrebbe fatto; per quanto riguarda gli eventi esterni, dipendono o dal caso o dalla provvidenza, ma non si deve n biasimare il caso n accusare la provvidenza. Seconda: considera quale sia ciascun individuo dal concepimento fino al primo respiro, dal primo respiro fino all'ultimo; di quali elementi sia composto e in quali si dissolva. Terzo: se tutt'a un tratto, levato in alto, contemplassi, di sotto, la vita umana e le sue variet, la disprezzeresti, vedendo con un solo sguardo quanto sia lo spazio circostante popolato da esseri aerei ed eterei; e, tutte le volte che tu fossi levato in alto, vedresti sempre le stesse cose: tutte uguali, tutte effimere. Per questo insuperbiamo!
25
Scaccia via l'opinione, e sei salvo. Chi t'impedisce di scacciarla via?
26
Quando sei afflitto per qualcosa, hai dimenticato che tutto avviene secondo la natura universale, che l'altrui colpa non  tua, che tutto ci che avviene, cos  sempre avvenuto, avverr e avviene ora ovunque; quanto sia intima la parentela di ogni uomo con tutto il genere umano, ch si tratta di comunanza non di sangue o di seme, ma di mente. Hai anche dimenticato che la mente di ciascuno  Dio e che da lui  emanata, che niente  di nessuno, ma anche il tuo bambino, il tuo corpo, la tua stessa anima provengono da lui; che tutto  opinione, che ciascuno vive solo il momento presente e solo questo perde.
27
Richiama di continuo alla memoria quelli che troppo si irritarono per un nonnulla, quelli che raggiunsero l'acme della fama, o della sventura, o dell'odio, o di qualsiasi altra sorte. Quindi considera: "Dov' ora tutto questo?". Fumo, cenere, leggenda o neppure pi leggenda. Ti vengano in mente anche tutti i casi simili, come, ad esempio, Fabio Catullino nei campi, Lusio Lupo nei giardini, Stertinio a Baia, Tiberio a Capri e Velio Rufo,150e in generale l'interesse per le cose pi varie accompagnato da altezzosit. Considera come sia vano ogni sforzo del genere e quanto sia pi in accordo con la filosofia mostrarsi in ogni condizione materiale giusti, temperanti, obbedienti agli di con semplicit, ch la superbia che insuperbisce di non esser superba  la pi grave di tutte.
28
A chi chiede: "Dove hai visto gli di, o da dove hai appreso che esistono per venerarli cos?", rispondi: "Primo: sono visibili anche agli occhi; secondo: neppure la mia anima l'ho mai vista, eppure la onoro. Cos dunque anche gli di, da tutto ci che mi prova la loro potenza, comprendo che esistono, e li venero".
29
Salvezza dell'intera vita  vedere ciascuna cosa che cos', qual  la sua materia, qual  la sua causa, e con tutta l'anima compiere azioni giuste e dire la verit. Che cos'altro resta, se non godere della vita facendo seguire l'una all'altra le buone azioni, cos da non lasciare tra di esse neppure il pi breve intervallo?
30
Una sola  la luce del sole, anche se divisa da muri, monti, innumerevoli altre barriere. Una sola  la sostanza comune, anche se divisa da innumerevoli corpi con le loro specifiche qualit. Una sola  l'anima, anche se divisa da innumerevoli nature e forme specifiche. Una sola  l'anima razionale, anche se sembra divisa. Ora, tutte le altre parti delle cose appena dette, come, ad esempio, i soffi vitali e gli oggetti insensibili, sono anche estranee le une alle altre, eppure le tiene insieme il principio che le unifica e la stessa forza di gravit. L'intelletto, invece, ha la propriet di tendere verso ci che gli  affine e di unirvisi, e questa sua passione comunitaria non pu essere impedita.
31
Che cosa chiedi? Di continuare a vivere? Di avere allora sensazioni e impulsi? Di crescere e poi finire? Di avere l'uso della parola e dell'intelletto? Quale di queste cose ti sembra meritevole di desiderio? Se ciascuna ti sembra ben degna di disprezzo, procedi verso la meta, s da seguire la ragione e Dio. Ma ripugnano a ci il dare importanza a tutte quelle cose e lo sdegnarsi se la morte ti priver di qualcuna di esse.
32
Quale frazione dell'abisso del tempo infinito  stata assegnata a ciascuno! Quanto rapidamente svanisce nell'eternit! Quale frazione della materia universale, quale dell'anima universale! Su quale piccola zolla della terra intera ti trascini! Considerando tutto ci, non dare importanza se non a questo: agire come ti guida la tua natura, accettare qualsiasi cosa ti porti la natura comune.
33
Che uso fa di s stesso il principio direttivo? Questo  tutto. Tutto il resto, dipenda o no dalla tua volont,  cadavere e fumo.
34
Ci che pi incita al disprezzo della morte  la considerazione che la disprezzarono anche coloro che giudicavano il piacere un bene e il dolore un male.151
35
Per colui per il quale  bene soltanto ci che giunge al momento opportuno, per il quale  lo stesso compiere pi o meno azioni secondo la retta ragione, per il quale non fa differenza contemplare il cosmo per pi o meno tempo, per costui nemmeno la morte  motivo di paura.
36
Uomo, sei stato cittadino in questa grande citt; che t'importa, se per cinque o cinquant'anni? Ci che  secondo le sue leggi,  equo per ciascuno. Che cosa c' allora di terribile, se ti manda via dalla citt non un tiranno, n un giudice iniquo, ma la natura che ti ci aveva introdotto, come quando il pretore che l'ha ingaggiato congeda un attore comico dalla scena? "Ma di atti ne ho recitati tre, non cinque." "Hai detto bene. Ma nella vita tre atti sono l'intero dramma." Ch colui che fissa il termine ultimo  quello stesso che fu un tempo responsabile della tua composizione, e ora della tua dissoluzione, mentre tu non sei responsabile n dell'una n dell'altra. Dunque, esci di scena sereno, ch sereno  anche chi ti congeda.



Marco Aurelio e il suo tempo



121 
26 aprile: nasce a Roma dai genitori di rango patrizio Marco Annio Vero e Domizia Lucilla.
Viaggio di Adriano (117-138) nelle province: nel 122 inizia a costruire il Vallo in Britannia.
127-133
127: entra nell'ordine equestre. 133: muore il padre.
130: muore il filosofo stoico Epitteto (nato nel 50 ca.).
135-138
135: prende la toga virile.
138:  adottato da Antonino Pio, ora si chiama Marco Elio Aurelio Vero: si fidanza con Faustina, figlia di Antonino, la sposa nel 145.
138: muore Adriano. Antonino Pio, zio di Marco Aurelio, diviene imperatore, perch il designato Elio Vero era morto pochi mesi prima.
139-145
139:  nominato erede al trono.  istruito dal retore Marco Frontone. 140-145:  console due volte.
140-142: Marcione dichiara l'incompatibilit del Vecchio Testamento con il Cristianesimo.
146-151
Ha la tribunicia potestas e l'imperium extra urbem proconsulare.
150: Claudio Tolomeo scrive il trattato-atlante Geografia.
155-160
Muore la madre.
155: nasce Cassio Dione.
161
Muore Antonino Pio, diventa imperatore come Marco Aurelio Antonino Augusto insieme al fratello adottivo Lucio Vero (130): diarchia. Nasce il figlio Commodo.
I Parti invadono Armenia e Siria, Lucio Vero le riconquista in tre anni. 
Claudio Galeno diventa medico di Marco Aurelio.
164-169
 impegnato in spedizioni militari in Armenia e Germania. 
166-167: grande peste a Roma. 169: muore Lucio Vero.
170-175
Riporta vittorie sui Germani e respinge i Quadi e i Sarmati.
170: muore Lucio Apuleio, autore del romanzo Metamorfosi.
176
Associa al potere imperiale il figlio Commodo. In visita ad Atene,  iniziato ai misteri eleusini.
176: muore la moglie Faustina. 177: seconda persecuzione contro i cristiani (la prima nel 166).
178-179
Porta avanti campagne militari contro i popoli del Danubio.
178: a Roma viene collocata la sua statua equestre in bronzo.
180
17 marzo: muore a Sirmio (Sremska Mitrovica, Serbia) o a Vindobona (Vienna). Viene pubblicato Colloqui con s stesso.
Commodo diventa imperatore: 
l'impero torna una dinastia. 
Muore il retore Elio Aristide.
I Goti raggiungono il Mar Nero.
LA VITA E  
LE OPERE
STORIA, ARTE, SCIENZA  
E LETTERATURA
Marco aureLio e iL suo teMpo	235



Indice
Le 10 parole chiave di Martino Menghi  .................................. 5
COLLOQUI CON S STESSO ............................................. 27
Libro I ............................................................................................... 29
Libro II - Fra i Quadi, sul Granua ..................................... 41
Libro III - A Carnunto ............................................................ 51
Libro IV ........................................................................................... 62
Libro V ............................................................................................. 82
Libro VI ........................................................................................... 99
Libro VII .......................................................................................120
Libro VIII .....................................................................................143
Libro IX .........................................................................................165
Libro X ...........................................................................................183
Libro XI .........................................................................................201
Libro XII .......................................................................................218
Marco Aurelio e il suo tempo .....................................................233
1 COLLOQUI... Antonino: il testo greco qui tradotto  quello dell'edizione critica oxoniense The Meditations of the Emperor Marcus Aurelius Antoninus di Farquharson, Oxford 1944 (rist. 1968). Il titolo greco Markou Antoninou autokratoros ta eis heauton, qui tradotto "Colloqui con s stesso dell'Imperatore Marco Antonino", riflettendo il contenuto dell'opera, potrebbe evidentemente anche non essere autentico. Il segno "..." indica che il testo  corrotto.
2 LIBRO I: il primo libro, con ogni probabilit l'ultimo a essere stato scritto,  una sorta di testamento filosofico e morale con cui Marco Aurelio riconosce i propri debiti verso tutte le persone che hanno inciso sul suo carattere e sul suo pensiero. 
3 Vero: si tratta del nonno paterno Marco Annio Vero che adott Marco Aurelio quando questi, ancora bambino, rest orfano del padre.
4 colui che mi ha generato: il pretore Marco Annio Vero, padre di Marco Aurelio. 
5 mia madre: Domizia Lucilla, appartenente a una ricca famiglia di proprietari di una fabbrica di mattoni.
6 bisnonno: probabilmente Lucio Catilio Severo, praefectus urbi, nonno di Domizia Lucilla. La maggior parte degli interpreti, invece, pensa al bisnonno paterno Marco Annio Vero, pretore e senatore.
7 mio istitutore: probabile, ma non certa, allusione al primo maestro Euforione. 
8 Verde... Scutario: espressioni tratte dal linguaggio circense. Verde e Azzurro identificavano due squadre di aurighi; la parmula (piccolo scudo rotondo) e lo scutum (grande scudo rettangolare), da cui Parmulario e Scutario, identificavano invece due squadre di gladiatori.
9 Diognto: fu maestro di pittura di Marco Aurelio e suo iniziatore alla filosofia.
10 combattimenti di quaglie: il combattimento di quaglie, gioco molto praticato dagli antichi, consisteva nel colpire questi uccelli sulla testa.
Colloqui Con s stesso
11 Bacchio... Marciano: pressoch nulla sappiamo di Bacchio e Tandaside. Quanto a Marciano, alcuni studiosi pensano a una corruzione del nome Meciano, in quanto  noto che il giurista romano Lucio Volusio Meciano fu maestro di Marco Aurelio, per il quale scrisse anche un breve trattato.
12 condotta di vita greca: quella basata sull'ascetismo, di cui il servirsi di un lettuccio e di una pelle d'animale come coperta  un esempio. 
13 Rustico: si tratta di Quinto Giunio Rustico, caro amico dell'imperatore, che ricopr per due volte la carica di console e fu praefectus urbi e seguace della dottrina stoica.
14 Sinuessa: citt a pochi chilometri di distanza da Mondragone in Campania, ma allora appartenente al territorio del Lazio.
15 Epitteto: Epitteto (ca. 50-130 d.C.) fu uno dei pi importanti filosofi stoici, il cui pensiero  noto dalle due opere redatte dal discepolo Flavio Arriano, il Manuale e le Diatribe.  pi volte menzionato da Marco Aurelio nei suoi pensieri.
16 Apollonio: Apollonio di Calcide, filosofo stoico.
17 Sesto: Sesto di Cheronea, filosofo stoico, nipote di Plutarco.
18 Alessandro, il grammatico: Alessandro di Cotico, maestro di greco di Marco Aurelio.
19 Frontone: Marco Cornelio Frontone (ca. 100-166 d.C.), celebre oratore romano, fu anch'egli maestro di Marco Aurelio, al quale scrisse numerose lettere.
20 Alessandro, il platonico: si tratta, con ogni probabilit, di Alessandro di Seleucia, segretario per la corrispondenza in lingua greca di Marco Aurelio.
21 Catulo: Cinna Catulo fu filosofo stoico.
22 Domizio e Atenodoto: Atenodoto, filosofo e retore, fu maestro di Frontone. Domizio  di incerta identificazione, anche se, considerato il contesto, parrebbe qui alludere al maestro di Frontone, e potrebbe quindi trattarsi del retore Domizio Afro.
23 Severo: Claudio Severo, filosofo stoico.
24 Trasea... Bruto: si tratta di notissimi ed esemplari oppositori della tirannide: Trasea Peto, senatore e filosofo stoico, fu condannato a morte da Nerone nel 66; Elvidio Prisco, genero di Trasea, fu esiliato una prima volta da Nerone 
25 Massimo: Claudio Massimo, filosofo stoico e maestro di Marco Aurelio.
26 mio padre: si riferisce al padre adottivo, Antonino Pio.
27 Lorio... Lanuvio: antiche citt del Lazio.
28 Socrate... indulgono: per questi aspetti, si vedano: Platone, Simposio, 219a e seguenti; Senofonte, Memorabili, I, 3, 14.
29 una buona sorella: Annia Cornificia Faustina.
30 un fratello: Lucio Aurelio Vero, fratello adottivo di Marco Aurelio, che affianc l'imperatore dal 161 al 169, anno della sua morte.
31 Benedetta... Teodoto: personaggi di identit ignota, probabilmente rinomati per la bellezza e il carattere lascivo.
32 mia moglie... semplice: si tratta di Annia Galeria Faustina, figlia di Antonino Pio, che diede all'imperatore almeno tredici figli. Nonostante le numerose dicerie sul suo conto, Marco Aurelio dimostr sempre profondo affetto nei suoi riguardi.
33 Quadi... Granua: i Quadi, contro i quali Marco Aurelio sferr una grande offensiva nel 174, erano trib germanica transdanubiana; il Granua, oggi Gran,  affluente del Danubio. L'intestazione  da molti editori posta alla fine del Libro I, in quanto seguita dalla lettera greca che corrisponde al numero 1. 
34 principio direttivo: il principio direttivo, o egemonico, , nella filosofia stoica, la ragione in quanto guida e controllo degli istinti, dei dati sensoriali e dei processi cognitivi.  un frammento di divino negli uomini. La tripartizione in carne, soffio vitale e principio direttivo  forse ripresa da Posidonio. 
35 Teofrasto: discepolo e successore di Aristotele, autore dei Caratteri (ca. 370285 a.C). Quanto qui Marco Aurelio attribuisce a Teofrasto non trova riscontro in nessuna delle sue opere.
36 "ci che  sotterra": citazione di Pindaro, tratta forse da Platone, Teeteto, 173e.
37 Monimo: Monimo di Siracusa, fu filosofo cinico, discepolo di Diogene.
38 della citt... rispetto: Marco Aurelio si riferisce qui al cosmo, di cui l'uomo  parte.
39 Carnunto: citt della Pannonia Superiore, nei pressi di Vienna, dove Marco Aurelio dal 171 al 173 pose il suo quartier generale.
40 Ippocrate: Ippocrate di Cos (ca. 460-370 a.C) fu il fondatore della medicina scientifica in Grecia.
41 Caldei: famosi astrologi orientali, attivi anche a Roma.
42 Alessandro... Cesare: i tre pi grandi conquistatori della storia antica: Alessandro Magno (356-323 a.C.), Pompeo Magno (106-48 a.C.) e Gaio Giulio Cesare (100-44 a.C.).
43 Eraclito: filosofo di Efeso (ca. 535-475 a.C.), uno dei maggiori presocratici, fu particolarmente apprezzato dagli stoici per l'importanza che la sua dottrina attribuiva al divenire nel segno della ragione. Per la sua morte, cfr. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 3.
44 Democrito: nato ad Abdera (ca. 460-370 a.C.), Democrito fu il fondatore dell'atomismo. Secondo Diogene Laerzio (Vite, IX, 43) Democrito sarebbe morto, vecchissimo, di inedia. Marco Aurelio, invece, lo dice ucciso dai pidocchi, attribuendogli cos erroneamente quella che fu la morte di Ferecide, uno dei Sette Sapienti.  stato notato che tale erronea attribuzione pu avere una spiegazione: come Eraclito, filosofo del perenne fluire delle cose, mor di idropisia, cos Democrito, fondatore dell'atomismo, fu ucciso da piccolissimi insetti.
45 Socrate... genere: si tratta dei responsabili dell'ingiusta condanna a morte di Socrate, avvenuta nel 399 a.C. Platone, con l'Apologia, ci d la sua versione del discorso di difesa pronunciato da Socrate davanti ai giudici. 
46 come diceva Socrate: probabile riferimento a quanto si legge nel Timeo di Platone, 61d, bench non sia Socrate l'autore delle considerazioni qui riportate.
47 le cose indifferenti: il testo greco parla di "cose mediane", sinonimo, nella dottrina stoica, di "cose indifferenti", ovverosia tutte quelle che, non comportando n virt n vizio, non sono d'impedimento al vivere secondo natura e secondo ragione dell'uomo.
48 Falaride... Nerone: Falaride fu tiranno di Agrigento dal 570 al 555 a.C., Nerone fu imperatore dal 54 al 68 d.C. Entrambi rappresentano la crudelt tipica del tiranno dispotico.
49 con riserva: per gli Stoici l'azione doveva sempre contemplare una "clausola di riserva". Fermi restando il proposito e la decisione, il saggio deve per tener conto degli ostacoli che possano impedirne la realizzazione.
50 "Il cosmo... opinione: framm. 115 Diels-Kranz, attribuito a Democrito.
51 ragione seminale: la ragione intesa come causa efficiente. 
52 Cecrope: si tratta del primo re mitico di Atene. La citazione  da Aristofane, framm. 110 Koch.
53 Fa'... contento: Democrito, framm. 3 Diels-Kranz.
54 Vespasiano: Tito Flavio Vespasiano, imperatore romano dal 69 al 79 d.C.
55 Traiano: Marco Ulpio Traiano, imperatore dal 98 al 117 d.C.  qui menzionato, insieme con Vespasiano, come esempio di un buon imperatore.
56 Camillo... Dentato: si tratta di quattro famosi eroi dell'et repubblicana.
57 Scipione... Catone: Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano, vinse Annibale nella battaglia di Zama (202 a.C.). Marco Porcio Catone fu censore nel 184 a.C.
58 Augusto... Antonino: Ottaviano Augusto fu il primo imperatore romano, dal 27 a.C. al 14 d.C.; Publio Elio Adriano fu imperatore dal 117 al 138 d.C. Adott Antonino Pio, imperatore dal 138 al 161 d.C., che a sua volta adott Marco Aurelio. 
59 "sconosciuti, ignoti": Odissea, I, 242.
60 Cloto: con Atropo e Lachesi era una delle tre Parche, tessitrici divine che determinavano il destino degli uomini.
61 come diceva Epitteto: framm. 26 Schenkl.
62 " morte... dei genitori": Eraclito, framm. 76; 71-74 Diels-Kranz.
63 Elice... Ercolano: Elice, capitale dell'Acaia, fu distrutta da un terremoto nel 373 a.C.; Pompei ed Ercolano furono sepolte dalla nota eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
64 Cediciano... Lepido: personaggi di difficilissima identificazione, a eccezione del quarto, Lepido, che potrebbe essere il triumviro del 43 a.C.
65 Gerenio: si tratta dell'eroe Nestore, la cui straordinaria longevit  ricordata in Iliade, I, 250-252.
66 Asclepio: figlio di Apollo e dio della medicina.
67 "Con tutti questi beni...": citazione da Menandro, framm. 530 Koch.
68 non ha pi dove cacare: conclusione della precedente citazione da Menandro.
69 "C' fumo, e me ne vado": Epitteto, Diatribe I, 25, 18.
70 "Non fare... nessuno": Odissea, IV, 690.
71 "all'Olimpo... terra": Esiodo, Opere e giorni, 197.
72 quel vecchio... trottola: passo oscuro.  probabile che la trottola simboleggi le "cose indifferenti".
73 "ben disporre del presente: espressione proverbiale.
74 "diventare terra": Iliade, VII, 99.
75 Cratete... Senocrate: Cratete  forse il filosofo cinico vissuto tra il 365 e il 285 a.C. a Tebe; Senocrate fu discepolo di Platone e successore di Speusippo alla guida dell'Accademia dal 339 al 314 a.C. Non sappiamo a quale detto si riferisca qui Marco Aurelio.
76 Antonino: Antonino Pio, padre adottivo di Marco Aurelio.
77 Athos: monte situato nella parte pi orientale della penisola calcidica.
78 "quelli che... cosmo: Eraclito, framm. 75 Diels-Kranz.
79 Crisippo: Crisippo di Soli (ca. 280-208 a.C.) fu uno dei maggiori esponenti dello stoicismo. Qui si allude a una citazione di Plutarco, Sulle nozioni comuni (XIV, 1065d), in cui il "verso sciocco e ridicolo", ma utile al dramma,  paragonato al vizio. 
80 Frugifera: la Frugifera  Demetra, dea delle messi e dei raccolti.
81 Filistione... Origanione: Filistione  probabilmente un mimografo di et augustea; nulla sappiamo di Febo e Origanione.
82 Pitagora: celebre filosofo e matematico del VI sec. a.C., nato a Samo e fondatore di un'importante scuola a Crotone, nella Magna Grecia.
83 Eudosso... Archimede: famosissimi scienziati. Eudosso di Cnido (408-355 
a.C.) fu matematico e astronomo; Ipparco di Nicea (200-120 a.C.) fu astronomo, astrologo e geografo; Archimede di Siracusa (ca. 287-212 a.C.) fu matematico, astronomo e inventore di ordigni bellici e varie altre macchine.
84 Menippo: Menippo di Gadara (310-255 a.C.), filosofo cinico e scrittore di satire in prosa mista a poesia di argomento filosofico.
85 "Tutto... esistono": Democrito, framm. 125 Diels-Kranz.
86 "Colui... terribile": Platone, Repubblica, VI, 486a.
87 " del re... fama": sentenza di Antistene, per cui si vedano Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VI, 3; Epitteto, Diatribe, VI, 6, 20.
88 "Con le cose... nulla": Euripide, framm. 287 Nauck.
89 "Agli di... gioie": fonte sconosciuta.
90 "Mietere... pi": Euripide, framm. 757 Nauck.  7  "Se io... questo": Euripide, framm. 208 Nauck.
91 "Il bene... me": Euripide, framm. 918 Nauck.
92 "Non conviene... palpitare": fonte sconosciuta.
93 "A costui... malvagio": Platone, Apologia di Socrate, 28b.
94 "Le cose	disonore": Platone, Apologia di Socrate, 28d.
95 "Guarda	vivere": Platone, Gorgia, 512d.
96 "Ci... ritorno": Euripide, framm. 839 Nauck.
97 "Con cibi... morire": Euripide, Supplici, 1110.
98 "Il vento	lamenti": autore tragico sconosciuto, framm. 303 Nauck.
99 "Ogni... verit": Platone, Repubblica, III, 412e, o anche Sofista, 228c; tratta forse da Epitteto, Diatribe, I, 28, 4 e II, 22, 36.
100 "N... effettivamente ": Epicuro, framm. 447 Usener. Epicuro di Samo (341270 a.C.) fond un'importante scuola filosofica ad Atene che, al di l delle molte differenze, presentava anche dei tratti comuni con lo stoicismo, in particolar 
101 Telauge: presunto figlio di Pitagora e, secondo alcune fonti, maestro del filosofo presocratico Empedocle di Agrigento.
102 le notti nel ghiaccio: Platone, Simposio, 220 a-d.
103 quell'uomo di Salamina: si tratta di Leone di Salamina, citato in Platone, Apologia di Socrate, 32c-d.
104 "sia andato... alta": Aristofane, Nuvole, 362.
105 Vero... Lucilla: i genitori di Marco Aurelio.
106 Massimo... Seconda: Seconda era la moglie di Claudio Massimo, il filosofo stoico maestro di Marco Aurelio.
107 Epitincano... Antonino: non sappiamo nulla di Epitincano e Diotimo. Antonino e Faustina sono qui l'imperatore Antonino Pio e sua moglie Annia Galeria Faustina.
108 Adriano... Celere: Adriano e Celere sono qui l'imperatore Adriano e il suo segretario Caninio Celere.
109 Carace... Eudemone: Carace  probabilmente l'autore di una Storia Greca menzionato nel lessico Suda. Quanto a Demetrio ed Eudemone, il primo  forse il filosofo cinico bandito da Vespasiano, il secondo l'amico e segretario dell'imperatore Adriano.
110 Agrippa... Mecenate: Marco Vipsanio Agrippa (ca. 63 a.C.-12 a.C.) fu generale e genero di Augusto. Ario Didimo fu filosofo stoico e consigliere di Augusto. Gaio Cilnio Mecenate (68-8 a.C.), come  noto, fu consigliere di Augusto e influente protettore di artisti e letterati. 
111 Pompei: si tratta probabilmente dei discendenti di Pompeo morti nelle guerre civili.
112 Pantea... Diotimo: Pantea di Smirne fu la concubina di Lucio Vero. Nulla sappiamo di Pergamo, Cabria e Diotimo.
113 "sfero... solitudine": Empedocle, framm. 27-28 Diels-Kranz.
114 raggi estendersi: l'etimologia  in realt scorretta, perch in greco il sostantivo "raggi" e il verbo "distendersi" hanno due radici diverse.
115 "piccoli... cadaveri": Epitteto, framm. 26 Schenkl.
116 Nekyia: la Nekyia  la discesa di Odisseo nel regno dei morti narrata in Odissea, XI.
117 repubblica di Platone: Marco Aurelio invita a non sperare nella realizzazione di una repubblica perfetta, quale fu quella teorizzata da Platone nell'opera omonima.
118 Filippo... Falereo: Filippo II (382-336 a.C.) fu re di Macedonia e padre di Alessandro Magno; Demetrio Falereo (345-282 a.C.), filosofo peripatetico e oratore, ottenne la guida del governo ateniese tra il 317 e il 307 a.C.
119 "Durante... felice": Epicuro, framm. 191 Usener.
120 isola dei Beati: le isole dei Beati, ubicate nell'Oceano, erano il luogo riservato alle anime dei giusti.
121 Sarmati: trib affine a quella degli Sciti, stanziata a est del Tanai, che si scontr con le truppe di Marco Aurelio.
122 "La terra... venerando": Euripide, framm. 898 Nauck.
123 "Rinchiuso... belanti": Platone, Teeteto, 174d.
124 Creso: Creso (ca. 560-546 a.C.) fu l'ultimo re della Lidia, noto per la sua straordinaria ricchezza.
125 Satirione... Senofonte: passo oscuro. Impossibile identificare i personaggi.
126 "Foglie... uomini": Iliade, VI, 147, 149.
127 "sopraggiungono a primavera": Iliade, VI, 148.
128 pancrazio: il pancrazio era un'antica gara sportiva di lotta e pugilato.
129 "Ahi, Citerone": Sofocle, Edipo re, 1391.
130 "Se io... e questo": Euripide, framm. 208 Nauck.
131 "Con le cose... adirarsi": Euripide, framm. 287 Nauck.
132 "Mietere... matura": Euripide, framm. 757 Nauck..
133 Diogene: Diogene di Sinope (IV sec. a.C.), noto esponente della filosofia cinica.
134 Focione: Focione fu valente generale e politico ateniese; accusato di tradimento fu condannato e giustiziato nel 318 a.C.
135 Musagete: il Musagete  Apollo, in quanto guida del coro delle Muse.
136 Socrate... bambini: si vedano: Platone, Fedone, 77e; Critone, 46c. La citazione  forse tratta da Epitteto, Diatribe, II, 1, 15.
137 Perdicca: si tratta in realt non di Perdicca, ma di Archelao, figlio illegittimo di Perdicca II e re di Macedonia. Si vedano: Platone, Gorgia, 470d; Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, II, 5, 25.
138 Negli scritti... virt: si vedano: Epicurea, framm. 210 Usener; Seneca, Epistole a Lucilio XI, 8.
139 "Hai natura... ragione" : autore tragico sconosciuto, framm. 304 Nauck.
140 "Scoppi... cuore": Odissea, IX, 413.
141 "Dicendo... virt": Esiodo, Opere e giorni, 186.
142 " da pazzi... concesso": riferimento a Epitteto, Diatribe, III 24, 86-87.
143 "si sono mietute le spighe": Epitteto, Diatribe, III 24, 88-89.
144 "Uva acerba... non ": Epitteto, Diatribe, III, 24, 91-92.
145 "Non esiste... volont": Epitteto, Diatribe, III, 22, 105.
146 "Si deve trovare... noi": Epitteto, framm. 27 Schenkl.
147 " in ballo... mentale": Epitteto, framm. 28 Schenkl.
148 "Che cosa... discordie?": citazione tratta da fonte sconosciuta.
149 "sfero... gode": Empedocle, framm. 27-28 Diels-Kranz.
150 Fabio Catullino... Velio Rufo: Tiberio  naturalmente l'imperatore (14-37 
d.C.). Di tutti gli altri personaggi menzionati non sappiamo nulla. 
151 coloro che... un male: allusione agli epicurei.
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Le 10 paroLe chiave di Martino Menghi	7



10	COLLOQUI CON S STESSO

Le 10 paroLe chiave di Martino Menghi	7

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Libro i	31

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Libro ii	43

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Libro iii	53

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Libro iv	63

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Libro v	83

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Libro vi	101

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Libro vii	121

Libro vii	121

... 
132	COLLOQUI CON S STESSO

... 
Libro vii	133

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132	COLLOQUI CON S STESSO

10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro vii	121

Libro vii	121

10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro viii	145

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10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro iX	167

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10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro X	185

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Libro X	185

Libro X	185

10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro X	185

Libro X	185

10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro Xi	203

29

10	COLLOQUI CON S STESSO

Libro Xii	219

Libro Xii	219





































