€•ðŒlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”XþApollonio, Rustico, Massimo. L'aver immaginato, spesso e chiaramente, che vita sia quella vissuta secondo natura, così che, per quanto concerne gli dèi, i loro influssi, aiuti e ispirazioni, non c'era nulla che mi impedisse di vivere subito secondo natura, e ne sono ancora lontano solo per colpa mia e perché non osservo gli ammonimenti, gli insegnamenti, per così dire, degli dèi; l'aver, il mio corpo, resistito così a lungo in questo genere di vita; il non aver toccato né Benedetta né Teodoto,31 ma anche in seguito, caduto vittima della passione amorosa, l'esserne guarito; pur adirato spesso con Rustico, il non esser mai andato così oltre da dovermene poi pentire; l'aver, mia madre, pur destinata a morire giovane, abitato tuttavia con me nei suoi ultimi anni. Il non essermi mai sentito dire, ogniqualvolta ho voluto soccorrere un povero o un qualsiasi altro bisognoso, che non avevo i soldi per farlo, e il non aver io stesso avuto bisogno di aiuto da altri; l'essere, mia moglie, così docile, così affettuosa, così semplice;32 l'aver avuto un buon numero di precettori adatti per i miei figli. L'essermi stati suggeriti in sogno dei rimedi, in particolare per l'emottìsi e le vertigini, e la risposta dell'oracolo a Gaeta; il non essermi imbattuto in un sofista quando mi prese il desiderio della filosofia, né l'essermene stato in disparte ad analizzare componimenti letterari o sillogismi o a occuparmi di fenomeni celesti. Tutti questi beni, infatti, "hanno bisogno dell'aiuto degli dèi e della fortuna".”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.