€•·Œlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”XÅ8 TRASFORMAZIONE Compito precipuo dell'anima razionale è infine quello di gestire il problema della morte. La ragione, ovvero l'uomo nella sua più alta accezione, deve capire che la morte è un semplice fenomeno transitorio del suo composto umano, della sua sostanza, da uno stato a un altro stato. Di più, che essa assicura la conservazione della materia necessaria per costituire gli esseri individuali a venire; la morte, in altre parole, è "l'autentico modo di produzione dell'universo" (Maltese): in questo senso è vita. Scrive Marco Aurelio: "Non disprezzare la morte, ma accettala di buon grado, giacché anch'essa è una delle cose che la natura vuole. Come essere giovani e invecchiare, crescere e giungere a piena maturità, lo spuntare di denti e barba e dei capelli bianchi, fecondare, esser gravide e partorire, e quanti altri processi naturali recano le stagioni della vita, così è anche lo stesso dissolversi. È dunque dell'uomo dotato di ragionevolezza non assumere verso la morte atteggiamenti né grossolani, né conflittuali, né arroganti, ma attenderla come uno dei tanti processi naturali" (IX, 3). Perché, come si legge in un altro passo: "Sei venuto al mondo come parte. Scomparirai in ciò che ti ha generato; o, meglio, sarai riassorbito nella sua ragione seminale per via di mutamento" (IV, 14). E poi ancora: "è naturale che tutto si trasformi, muti e perisca, perché altro possa, a sua volta, essere generato" (XII, 21). È interessante notare come in questo concetto di trasformazione e conservazione universale si avverta l'eco della lezione materialistica degli epicurei, e in particolare di Lucrezio, sulla aggregazione e disgregazione continua degli atomi nell'universo. 9 IMMAGINI”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.