€•âŒlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”Xð5 IMMUTABILITÀ Di fronte alle continue emergenze del suo regno, Marco Aurelio si affida a una visione dell'esistenza umana improntata all'immutabilitˆ, tenacemente statica e fatalistica, esistenza che peraltro considera effimera e irrilevante ("Presto ti dimenticherai di tutti; presto tutti si dimenticheranno di te", VII, 21) rispetto a quella eterna del cosmo. Questo, sostiene da stoico, è provvidenzialmente ordinato e sostanzialmente immobile in un suo perenne presente. Gli uomini sono connessi da un sistema universale di dipendenza: dal mondo, dal destino, dalla società, dove ognuno è chiamato a svolgere il proprio dovere rispettandone l'ordinamento, anch'esso immutabile, e accettando, fino all'eroismo, ciò che gli è stato assegnato da una volontà superiore. "Chi fugge il suo signore" si legge in Colloqui con sé stesso "è un fuggitivo; ma anche la legge è signora, quindi chi la viola è un fuggitivo. Allo stesso modo anche chi si abbandona al dolore o all'ira o alla paura non vuole che sia accaduta, o che stia accadendo, o che dovesse accadere qualcuna delle cose stabilite da chi governa il tutto, ovverosia la legge, che distribuisce ciò che tocca a ciascuno. Quindi, chi ha paura, o soffre, o si adira è un fuggitivo" (X, 25).”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.