€•Œlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”XPer prima cosa, la rinuncia di Adriano (e di Antonino Pio) a compiere nuove conquiste si scontrava con l'esigenza di Roma di approvvigionarsi di schiavi e di metalli preziosi, e di arricchirsi con gli scambi commerciali. Perciò, la riconquista della Siria e della Cappadocia e le vittorie ottenute in Armenia e Mesopotamia da Lucio Vero assicurarono l'afflusso nella capitale di grandi ricchezze e di manodopera servile, ma anche il consolidamento e l'apertura di nuove vie commerciali con il Medio e l'Estremo Oriente. L'India e la Cina cominciavano ora a rappresentare un interlocutore col mondo romano, tanto che il grande astronomo e geografo alessandrino Tolomeo inseriva nella sua descrizione dell'universo civile questi grandi spazi orientali. D'altra parte, il propagarsi di una delle pesti più spaventose dell'antichità giunse quasi a dimezzare in un ventennio la popolazione dell'impero, gettando in una grave crisi l'agricoltura per la penuria di lavoratori, innescando carestie e miseria, e rafforzando in questo modo la virulenza dell'epidemia. Contro di essa i medici più eminenti dell'epoca non sapevano trovare alcun rimedio, e tra questi Galeno, che si limitò a descriverla e a evitarne il contagio. La pressione dei popoli barbari ai confini settentrionali si rivelò infine un fenomeno difficilmente contrastabile: sospinti verso sud da incessanti ondate di popoli nomadi, come gli Unni, questi nemici esterni imponevano a Roma uno straordinario dispendio di uomini e mezzi per essere ricacciati oltre il limes, ma mai in modo definitivo.”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.