€•2Œlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”X@44 Se per me e per ciò che doveva succedermi hanno deciso gli dèi, hanno deciso bene: non è infatti nemmeno facile immaginare un dio sconsigliato; e poi, per quale ragione dovevano farmi del male? Quale vantaggio, infatti, essi ne trarrebbero per sé e per il bene comune, del quale in particolar modo si danno pensiero? Se invece non hanno deciso per me, per il mio destino individuale, certo hanno pur sempre deciso per il bene comune, e in conseguenza di ciò devo accettare e aver care anche tutte le cose che mi succedono. Se poi non prendono decisioni riguardo a niente (ma è un'empietà crederlo, ché non dovremmo più né sacrificare né pregare, né giurare né fare tutto ciò che facciamo, convinti come siamo che gli dèi sono presenti e vivi fra di noi), se dunque non prendono nessuna decisione riguardo alle nostre cose, a me è pur sempre possibile decidere per me stesso, mia è la capacità di riflettere su ciò che è conveniente. E a ciascuno conviene ciò che asseconda la propria costituzione e natura, e la mia natura è razionale e propria di un cittadino. Per me in quanto Antonino, città e patria è Roma, ma per me in quanto uomo è il cosmo. È dunque un bene per me solo ciò che conviene a queste due città. 45 Conviene al cosmo tutto quanto succede a ciascuno. E questo basterebbe. Ma, se osservi bene, vedrai anche che generalmente tutto quanto conviene a un uomo conviene anche agli altri uomini. E qui si prenda "conveniente" nel suo senso più comune, ovverosia a proposito delle cose indifferenti. 46 Come ti annoiano gli spettacoli dell'anfiteatro e di altri luoghi simili, poiché vi si vedono sempre le stesse cose, e la ripetitività rende sazia la vista, così questa è anche la tua condizione per tutta la vita: suppergiù, infatti, sempre le stesse cose e sempre per le stesse cause. Ma fino a quando? 47”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.