€•3Œlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”XA10 TESTIMONIANZA Sconosciuto, come si è già accennato, agli autori dei secoli successivi al II d.C., Colloqui con sé stesso fu riscoperto e salvato dal vescovo bizantino Areta nel X secolo. L'editio princeps comparve a Zurigo solo nel 1559 a opera del filologo Guilielmus Xylander e si basava unicamente sul codice Toxitanus (un manoscritto appartenuto all'umanista e poeta Michele Toxita), subito perduto dopo la stampa della prima edizione di Xylander; ne seguì un'altra nel 1569 a Basilea, e una terza del 1626 a Lione. Oggi, di fronte alle nostre emergenze planetarie, Colloqui con sé stesso di Marco Aurelio, scritto in un contesto altrettanto problematico, mantiene il suo valore di affascinante testimonianza di come queste sfide possano essere affrontate chiedendoci per prima cosa quale sia veramente il posto dell'uomo nel mondo. Ma già in passato alcuni scrittori e filosofi ne recepirono la lezione. Nonostante alcune evidenti affinità di pensiero con Marco Aurelio, non è però affatto sicuro che un pensatore come Montaigne (1533-1592) ne conoscesse il testo, tanto che nei suo Saggi non lo menziona mai. Di certo, per una questione di date, non lo conosceva Ignazio di Loyola (1491-1556), che ne avrebbe tratto ispirazione nei suoi Esercizi spirituali. Sarà comunque ben presente nel pensiero gesuita successivo.”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.