€• Œlangchain_core.documents.base”ŒDocument”“”)”}”(Œ__dict__”}”(Œid”NŒmetadata”}”Œsource”ŒColloqui con se stesso_utf8.txt”sŒ page_content”X.Un caso a sé fu quello di Seneca (4 a.C.-65 d.C.), che cercò di realizzare presso la corte giulio-claudia un principato filosoficamente orientato. Egli sviluppò un'istanza fondamentale del primo stoicismo, come la potenziale uguaglianza degli uomini, e la applicò a una nuova visione della società. Questa, per Seneca, doveva essere regolata dal valore della solidarietà reciproca, dall'amicitia (nel senso di "dedizione disinteressata") degli uni verso gli altri, convinto com'era che ogni distinzione, ogni potere e privilegio discendesse da una fortuna per sua natura mutevole e non dal valore universale della virtù, che appunto riguarda tutti gli uomini. Un altro caso interessante fu quello di Epitteto (ca. 50130 d.C.), che tentò di riportare la dottrina stoica al suo rigorismo originario. Convinto dell'impotenza umana di fronte alla necessità, nella sua scuola di Nicopoli in Epiro (Domiziano infatti lo aveva bandito da Roma) educava gli allievi a discernere ciò che è in potere dell'uomo (le sue scelte in campo morale) da ciò che trascende il suo controllo (la nostra vicenda mortale, le ricchezze, le cariche, la gloria). Decisiva fu la sua influenza su alcune posizioni di Marco Aurelio, come l'impassibilità di fronte agli eventi che ci riguardano, compreso quello della morte. 5 IMMUTABILITÀ”Œtype”huŒ__pydantic_extra__”NŒ__pydantic_fields_set__””(h hŒ__pydantic_private__”Nub.